Casiraghi, «Questa Lazio non ha limiti»

Casiraghi, «Questa Lazio non ha limiti»

ROMA – Gigi “Tyson” Casiraghi, o “Bisontino” qual si voglia, rimane uno degli attaccanti biancocelesti più amati dalla tifoseria laziale. Alla Lazio dal 1993 al 1998, acquistato dalla Juventus dell’allora presidente Gianni Agnelli per 8 miliardi delle vecchie lire, ha ripagato lo sforzo di Cragnotti segnando 56 reti in 188…

ROMA – Gigi “Tyson” Casiraghi, o “Bisontino” qual si voglia, rimane uno degli attaccanti biancocelesti più amati dalla tifoseria laziale. Alla Lazio dal 1993 al 1998, acquistato dalla Juventus dell’allora presidente Gianni Agnelli per 8 miliardi delle vecchie lire, ha ripagato lo sforzo di Cragnotti segnando 56 reti in 188 presenze totali (campionato e Coppe) all’ombra del Colosseo. Di lui si ricorda la grinta e la massima predisposizione al sacrificio, la corsa al servizio del compagno fino allo sfinimento, fu quasi un pionere nell’interpretazione del ruolo dell’attaccante moderno. Con Zeman trovò la definitiva consacrazione, posta in luce dalla quaterna rifilata alla Fiorentina nel famoso 8-2 dell’Olimpico, ma negli occhi di tutti è fissato il 2-0 contro la Roma in acrobazia. Nella stagione ’96/’97, anno dell’esonero del boemo, trova meno spazio con il rientrante Zoff e successivamente ancora meno con Sven Goran Eriksson, ma fu lui a trascinare la Lazio nella finale di Coppa Uefa nel ’98 (4 reti in 10 presenze ndr) poi persa contro l’Inter. Nell’estate seguente la cessione al Chelsea di Vialli, Zola e Di Matteo, per un’esperienza breve quanto dolorosa: l’8 novembre dello stesso anno solare si frattura il ginocchio in uno scontro con Hislop e dovròà adire addio alla su carriera. A soli 31 anni Casiraghi ha dovuto abbandonare il caclio giocato, ma presto arriverà il nuovo corso da allenatore. La breve esperienza al monza, poi quella nell’Under 21 dove ha conquistato una qualificazione olimpica, fino ai giorni nostri. Negli utlimi sei mesi si era addirittura paralto di un ritorno alla Lazio in tandem con Zola, non se ne face più nulla ed ora sulla panchina c’è Vladimir Petkovic e la sua Lazio che stupisce. Motivo per il quale e non solo, siamo andati ad intervistarlo, per parlare dell’attualità del club capitolino in ogni suo aspetto:

Come hai visto la Lazio fino a questo momento?

L’ho vista molto bene,  il fatto che abbia ottenuto tre vittorie giocando complessivamente molto bene, è sintomo di una squadra che sa esprimersi bene e che soprattutto è molto equilibrata per come è messa in campo. Credo che, dopo un precampionato un pò così, un pò difficile, si sia vista la mano dell’allenatore. Petkovic è stato bravo a cambiare modulo, cercando di usare al meglio i giocatori più importati, sfruttando le loro caratteristiche attraverso lo schieramento proposto.

Petkovic vuole portare idee nuove in Italia. Questo è possibile?

Innanzi tutto la squadra gioca bene e i giocatori lo seguono in tutto e per tutto. Questo è è già un punto a suo favore, poi la squadra sta bene fisicamente e c’è tanto entusiasmo e anche questo è sicuramente un altro merito dell’allenatore. Per quanto riaguarda il discorso tattico, è chiaro che essere innovatori in questo momento è veramente difficile. L’unica innovazione può essere quella di cercare di giocare ad alti ritmi ed avere un’identità di squadra ben precisa, sulla falsa riga tracciata dalla Juventus. La Lazio mi sembra su questa strada, che si deve percorrere con fame e voglia di vincere ogni singola gara. Poi è chiaro, nel proseguio del campionato sarà più difficile, ma se è partita così vuol dire che ci sono le potenzialità per continuare così.

A partire da Lazio-Genoa?

Certamente, vincere darebbe ancora più spinta a questo gruppo. Non sarà facile, anche se la Lazio al contrario di quella rossoblu, è una squadra affiatata che ha cambiato poco. Però loro hanno calciatori che possono fare male, come Borriello e Immobile. Anche il centrocampo è di buona caratura, con Jankovic e Kucka, ma saranno soprattutto loro a dover temere la forza dei singoli biancoceleste. Se la Lazio giocherà come visto contro Chievo e Palermo, sarà dura per il Genoa uscire dall’Olimpico con un risultato positivo.

Cosa significa il pareggio di Londra contro il Tottenham?

Era una partita importante, perchè comunque sei andato a giocare contro un club abituato a giocare la Champions, quanto l’Europa League. Ha esperienza in campo internazionale, qualità nella rosa è una delle migliori della Premier League al di là della classifica attuale. Il fatto di essersela giocata così, a viso aperto, è stato molto positivo. Magari si è subito qualcosina a tratti, c’era da aspettarselo, ma la Lazio ha avuto le sue occasioni senza rischiare troppo. Questo risultato farà crescere l’autostima del gruppo.

Questa squadra può ripercorrere il cammino della tua Lazio finalista in Coppa Uefa?

Le qualità le ha, i giocatori anche. Magari servirebbe una rosa un pochino più ampia dal punto di vista qualitativo, per riuscire ad affrontare tutte le competizioni in maniera brillante, inclusa la Coppa italia. E’ sicuramente difficile essere al top per tutta la stagione, ci saranno momenti di difficoltà dove sarà importante fare il giusto turnover. Anche noi nel ’98 arrivammo in finale contro l’Inter un pò stanchi fisicamente, oltre al dispendio di energie nervose che ti portano via le manifestazioni europee, forse per questo non riuscimmo a vincerla.

A proposito di turnover, Petkovic ha dichiarato che andrà avanti così fino ai primi segni di stanchezza…

E’ un discorso corretto. In questo momento stanno andando bene, non vedo perchè debba cambiare. Siamo all’inizio del campionato, quindi è i giocatori non sono certamente stanchi. Quando si comincerà a veder un pò di appannamento fisico e l’allenatore lo riterrà opportuno, sicuramente farà turnover. Adesso fa bene a continuare sulla strada dei titolari che ha scelto.

Un giudizio su Miro Klose, da esperto della categoria?

Klose non può certo rappresentare una novità nel mondo del calcio, è un ottimo attaccante e sta giocando bene anche da unica punta. Riesce a far reparto da solo, favorendo l’inserimento dei trquartisti alle sue spalle, è eccezionale nei movimenti senza palla e nella finalizzazione all’interno dell’area di rigore. E’ uno dei migliori bomber europei.

Che obiettivi può o deve porsi la Lazio di quest’anno?

Quello principale deve essere quello di fare bene e arrivare più in alto possibile. Senza l’obbligo ovviamente di dover vincere lo scudetto, che compete alla Juventus o altre squadre più blasonate. Però pur non avendo il peso e il doveredi cercare grossi obiettivi, non è detto che non si possa arrivare veramente in alto. Non bisogna porsi limiti e pensare partita dopo partita, adesso è ancora presto. Bisogna continuare a fare quanto visto fin ora.

Qual’è il ricordo che più ti lega ai colori biancocelesti e cosa auspoicheresti per il tuo vecchio club?

Sono stati cinque anni bellissimi, i ricordi sono tanti ed è difficile trovarne uno in particolare. Sono comunque la vittorie quelle che uno ricorda con più piacere, quindi anche l’augurio che voglio fare è quello di riuscire a vincere il più possibile. Mettere in bacheca un nuovo trofeo sarebbe prima di tutto una gioia per i tifosi, poi il coronamento di un lavoro di programmazione.

I tifosi laziali appunto, ti ricordano sempre con grande affetto. Quale messaggio per loro?

Io sono rimato legatissimo ai tifosi e alla squadra, pur non vivendo a Roma l’affetto dei tifosi laziali lo sento sempre. Il laziali si trovano in tutto il mondo, quando giro ne trovo sempre pronti a ricordarsi di me, incontrarli è sempre motivo di grande piacere per me. Mi fanno vivere belle sensazioni, vuol dire che qualcosa di buono è stato fatto durante la mia felice esperienza nella capitale.

Il presente e il futuro di Gigi Casiraghi?

Dopo l’esperienza fatta alla guida dell’Under 21, per me bella e positiva, ho avuto qualche richiesta e qualche occasione, però non era come io mi aspettavo e quindi mi sono posto in attesa. Se capiterà qualcosa di serio e interessante, rieitrerò volentieri nel mondo del calcio che è la mia passione, altrimenti guarderò avanti. C’è anche altro nella vita. La Lazio? Ci siamo andati vicini….

 

Francesco Pagliaro

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