Diritti, Lotito non molla

Diritti, Lotito non molla

Chi si era illuso in una svolta riformista della Lega di Serie A aspettava con ansia il varo della nuova governance, che togliesse il tappo a una macchina ingessata dove tutto passa dall’assemblea e si finisce spesso per litigare. Annunciata, la governance, dapprima entro il 30 giugno, poi a fine…

Chi si era illuso in una svolta riformista della Lega di Serie A aspettava con ansia il varo della nuova governance, che togliesse il tappo a una macchina ingessata dove tutto passa dall’assemblea e si finisce spesso per litigare. Annunciata, la governance, dapprima entro il 30 giugno, poi a fine luglio, quindi a inizio settembre. E invece la bozza dello statuto confezionata da una commissione costituita ad hoc è ancora chiusa in un cassetto. Il consiglio di Lega che dovrebbe approvarla, preludio alla ratifica assembleare, viene rinviato di volta in  volta: le ultime voci parlano di una data da trovare a ottobre. Perché? Si è scoperto che l’impasse non sta in quel documento ma in un altro, potenzialmente esplosivo, che è legato a doppio filo al primo.

Pomo della discordia Si tratta della bozza sulla ripartizione dei proventi tv del triennio 2012-15, quella torta (al netto della mutualità) da circa 900 milioni a stagione che già in passato ha spaccato la Serie A, con tanto di sconfinamenti giudiziari. Tra le nuove tabelle circolate ce n’è una che ha fatto venire l’orticaia a Claudio Lotito: parte da un input di Andrea Agnelli e prevede di spostare il 5% in quota ai bacini d’utenza (in particolare, alla popolazione del comune dove gioca la squadra) sulla fetta «meritocratica », dipendente dai risultati sportivi. Quel 5%, eredità della Legge Melandri, viene difeso coi denti dal patron della Lazio, ma anche dalla Roma (in questo, involontari alleati) perché — dati Istat alla mano —i 2,8 milioni di abitanti della capitale assegnano a biancocelesti e giallorossi un indubbio vantaggio sulla concorrenza. Parliamo di 4 milioni a testa che ogni anno finiscono nelle casse di Roma e Lazio per effetto di questo «privilegio» demografico. Lotito non ci sta a perderli. E, guarda caso, il presidente di Lega Maurizio Beretta temporeggia ritardando la convocazione del consiglio.

Vantaggi e alleanze A questo punto la domanda è: la maggioranza delle società sarebbe d’accordo con la svolta meritocratica suggerita da Agnelli?A guardare i vantaggi economici, la risposta è sì. Il 5% tolto ai bacini d’utenza, infatti, andrebbe a rimpolpare la quota (un altro 5%) già suddivisa in base alla graduatoria dell’ultimo campionato, premiando le prime dodici classificate. Considerato che, contestualmente, verrebbe aumentato il paracadute per le retrocesse, i club solleticati da una simile soluzione sar ebbero davvero tanti. Ma qui subentra il fattore Lotito. Il presidente della Lazio è ormai centrale negli equilibri di Lega: proprio nella battaglia sui diritti tv, che inizialmente l’aveva visto all’opposizione, ha saputo infine coagulare gli interessi di grandi e piccole evitando ulteriori spargimenti di sangue. Sopratutto si è speso perché gli effetti dei bacini d’utenza allargati (non solo tifosi, ma pure simpatizzanti e ascolti tv) penalizzassero ulteriormente Juventus, Milan e Inter. Ecco perché le big si guardano bene dal fare uno sgarbo a «Claudio». Ecco perché tutto è paralizzato. Anche quelle riforme strutturali di cui la Lega avrebbe tanto bisogno.

(fonte GdS)

 

Cittaceleste.it

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