Chinaglia a Roma, Pulici: “Era ed è un simbolo”

Chinaglia a Roma, Pulici: “Era ed è un simbolo”

La salma dell’eroe biancoceleste sbarcherà in Italia la prossima settimana… ROMA – Il popolo laziale riabbraccia il suo Re. Un tuffo al cuore, un dito puntato verso il cielo: Giorgio Chinaglia torna a Roma. La salma di Long John domenica prossimo sarà all’aeroporto di Fiumicino. Arriverà di prima mattina, pochi…

La salma dell’eroe biancoceleste sbarcherà in Italia la prossima settimana…

ROMA – Il popolo laziale riabbraccia il suo Re. Un tuffo al cuore, un dito puntato verso il cielo: Giorgio Chinaglia torna a Roma. La salma di Long John domenica prossimo sarà all’aeroporto di Fiumicino. Arriverà di prima mattina, pochi minuti prima delle otto, poi il trasferimento verso il cimitero del Verano dove verrà sepolto nella cappella della famiglia Maestrelli. Condividerà per l’eternità un posto accanto al “Maestro” Tommaso Maestrelli, l’uomo che seppe esaltarne le virtù, cercando di smussare – invano – le spigolosità caratteriali. Chinaglia resta l’immagine di una Lazio folle e vincente, il leader di un gruppo dalle spiccate personalità, una squadra bellissima che seppe anticipare le gesta dell’Ajax di Johan Cruyff. Come padre e figlio, sabato prossimo si ritroveranno ancora accanto legati da un indissolubile abbraccio. Come quando – dopo un gol – Giorgione correva verso la panchina per condividere la sua gioia col suo allenatore. Il condottiero della squadra del primo scudetto era scomparso il primo aprile del 2012 a Naples, in Florida per complicazioni cardiache dopo un intervento al cuore. Dopo oltre un anno e mezzo torna nella capitale. Anarchico e rivoluzionario, indomito e generoso, testardo e sognatore: tutti in piedi, l’eroe è tornato. “Dobbiamo fare un plauso e mandare un abbraccio fortissimo alla famiglia Maestrelli – le parole di Felice Pulici in esclusiva a Cittaceleste.it –  la quale ha messo a disposizione la cappella di famiglia per dare riposo ad un grande atleta, un grande uomo e un grande laziale. Questa era una cosa che volevamo a tutti i costi, anche perchè è una cosa che voleva lo stesso Giorgio. Lui è stato un simbolo ed è un simbolo della Lazio: ha dato l’esempio su un modo diverso anche di fare il tifo. Lui anche con i suoi compagni è riuscito a smuovere questo ardore che la tifoseria mette in campo andando allo stadio”.

Cittaceleste.it

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