COPPA ITALIA: Apoteosi Lazio. Ma a saperlo..

COPPA ITALIA: Apoteosi Lazio. Ma a saperlo..

A saperlo, tanto valeva giocarsela tutta e subito in quei sei memorabili minuti di recupero. Lazio finalista di Coppa Italia, Juventus fuori al termine di un match di rara bruttezza riabilitato però da un finale riservato a gente dal cuore forte. Passa la Lazio perché mostra di avere nervi e…

A saperlo, tanto valeva giocarsela tutta e subito in quei sei memorabili minuti di recupero. Lazio finalista di Coppa Italia, Juventus fuori al termine di un match di rara bruttezza riabilitato però da un finale riservato a gente dal cuore forte. Passa la Lazio perché mostra di avere nervi e temperamento più saldi nei momenti che decidono il match. In vantaggio con Gonzalez in apertura di ripresa, raggiunta da Vidal nel secondo dei sei minuti di recupero col gol che dopo l’1-1 dell’andata porterebbe ai supplementari, la Lazio potrebbe cedere di schianto. Invece che fa? Va a prendersi l’unico corner della partita e su quello con Floccari, subentrato a Klose, trafigge le statue della difesa bianconera. Ma non è finita, perché Giovinco, e poi Marchisio e poi ancora Vidal potrebbero fare il 2-2 che capovolgerebbe la sentenza. Non succede un po’ per merito di Marchetti e molto per demerito di una squadra troppo su di giri con la testa e troppo giù di giri con le gambe. Petkovic elimina Conte scommettendo sulla Lazio-tipo, al contrario del suo rivale che, forse preoccupato dalle complicazioni del campionato, schiera una specie di Juve B, pressoché inguardabile, e ricorre a Pirlo e Marchisio quasi fuori tempo massimo.

Mancano rigori – Due per l’esattezza, nella prima mezzora. Quello su Vucinic, steso da Marchetti, precede quello su Klose, messo giù da Isla. Due entrate fuori tempo, l’avversario che ti anticipa, e oplà, la frittata è fatta. Due rigorini, se vogliamo, visto che il pallone di Vucinic sfila oltre il fondo e Klose è spalle alla porta, ma nel loro piccolo sempre assai netti. Da fischiare. E quello della Juve arriva prima. Banti, che non dispone del supporto degli arbitri di porta, li ignora entrambi. Nella ripresa la Juve avrà di che dolersi anche per un paio di cadute in area di Giovinco, ma lì, francamente, è il giovanotto che sembra avere bisogno di una cura ricostituente. Di buono c’è che le isterie collettive del week-end, pur dentro a un match teso e nervoso, vengono tenute sotto controllo. Buona cosa.

Horror show – Primo tempo orrendo fin quando la Juve non l’accende un po’ nel finale, con le conclusioni di Vucinic e di Giovinco che costringono Marchetti alle prime due parate, ma quello di Giovinco è quasi un gol mangiato. La Lazio è la migliore che Petkovic può schierare, con Klose, Mauri e Hernanes a farsi compagnia davanti per un 3-4-2-1 che molto spesso, coi laterali Konko e Radu che scalano, diventa un prudentissimo 5-3-2-1. D’altra parte, dopo l’1-1 dell’andata dovrebbe essere la Juve a fare la partita. Solo che Conte decide che il turnover (e forse il campionato) viene prima di tutto. Così, la squadra è per sette undicesimi diversa da quella che ha sbattuto contro il Genoa e l’arbitro Guida. I confermati sono Bonucci e Vucinic, che domenica contro il Chievo faranno compagnia a Conte in tribuna, Barzagli e Vidal. Se ne ricava una Juve fin troppo operaia, macchinosa nonostante i tentativi di pressare alto e fa impressione scorrere la sua panchina: Pirlo, Pogba, Marchisio eccetera. Insomma, troppa grazia. Tre giorni prima Petkovic (Hernanes, Mauri e Klose fuori) ha adottato la stessa misura, finendo col perdere col Chievo, proprio per l’importanza attribuita alla Coppa Italia. E’ chiaro che Conte la pensa diversamente.

Qualità Ledesma – Il centrocampo della Juve? Isla, Vidal, Marrone, Padoin, Giaccherini. Lì in mezzo un tipo come Ledesma finisce per forza col fare la differenza. L’assist per Gonzalez, che infila l’immobile Storari di testa, è la cosa tecnicamente più bella della partita. La Juve, ancora passiva (primo tiro della ripresa al 37’), mostra qualche segno di vita quando Conte decide finalmente di buttare dentro Pirlo, Marchisio e Quagliarella. Petkovic, che perde Hernanes per una brutta ferita alla testa, inserisce Lulic e passa al 3-5-1-1 ma poi, all’atto di sostituire l’esausto Klose, ha l’ispirazione giusta, puntando ancora su Floccari. Quando tutto sembrerà perduto, sarà proprio lui a restituirgli la finale di Coppa Italia.

Fonte: La Gazzetta Dello Sport



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