COPPIA ITALIA – A Torino è ‘andata’ bene…

COPPIA ITALIA – A Torino è ‘andata’ bene…

Un’unghiata di Mauri ai titoli di coda agguanta la Juventus e ripara a un’ingiustizia. Il vantaggio bianconero, griffato da Peluso, è viziato infatti da un fallo nitido su Lulic: l’arbitro Damato, però, lascia correre, e rischia di mortificare l’ottima prestazione laziale. La svista orienta il risultato comunque, ma la sconfitta…

Un’unghiata di Mauri ai titoli di coda agguanta la Juventus e ripara a un’ingiustizia. Il vantaggio bianconero, griffato da Peluso, è viziato infatti da un fallo nitido su Lulic: l’arbitro Damato, però, lascia correre, e rischia di mortificare l’ottima prestazione laziale. La svista orienta il risultato comunque, ma la sconfitta sarebbe stata un’autentica beffa. Adesso appuntamento all’Olimpico per decidere chi raggiungerà la finale.

MOVIMENTI – La Juve è rattoppata, zeppa di riserve: gli infortuni esasperano il turn-over di Coppa. Nel cuore della difesa c’è Marrone, con Bonucci dirottato sul centro-destra, le fasce sono assegnate a Peluso e Isla, in attacco il gemello di Matri è.. Marchisio. Già, perché il centravanti è l’unico abile arruolato del reparto, con Giovinco ko, Quagliarella squalificato e Vucinic ancora da gestire. Conte valuta per un momento il lancio di Beltrame, poi decide di riadattare il Principino: 3-5-1-1, benché i movimenti non si discostino molto da quelli abituali del modulo a due punte. Speculare il sistema di gioco di Petkovic, ormai convertito alla difesa a tre. Una sola novità rispetto a Palermo, Gonzalez in campo e Radu in panchina, con Floccari ancora controfigura di Klose e Mauri schierato alle sue spalle.

SCIABOLATA – Partono di slancio i bianconeri, mentre la Lazio cerca il giusto assetto, ma in tempi brevi la partita s’equilibra, è intensa pur senza grandi emozioni. Vidal percuote finché Hernanes non prende le misure, Giaccherini è dinamico ma Gonzalez fa argine, Pogba ricama con costrutto, Marchisio rispolvera i primi passi compiuti da attaccante, Matri sgomita ma finisce in gabbia. Morale: la Juve gestisce palla e si distende, ma non riesce mai a impensierire davvero Marchetti: l’intervento più impegnativo al tramonto del tempo, quando s’accartoccia su sciabolata di Giaccherini, prima amministra giusto due tirucci e sospira di sollievo per alcune buone azioni spezzate. Decisivi, in particolare, i recuperi Ciani e Cana.

RIPARTENZE – La Lazio è ordinata e autoritaria, cresce con il passare dei minuti, controlla attentamente e scatta appena può. A sua volta, confeziona qualche buona occasione, favorita in verità dalle amnesie bianconere: Storari trema quando perde palla su conclusione di Floccari, poi Marrone pasticcia su incursione di Ledesma, irrompe Mauri ma Barzagli sventa. Il resto sono ripartenze veloci e presidi scrupolosi in cui la Juve s’incaglia.



PRESSIONE – Prima del the, abbandona il campo Bonucci: entra Caceres e va sul centro-sinistra, mentre Barzagli trasloca sul lato opposto. Peluso, presentato come alter ego di Chiellini, cincischia invece sulla corsia mancina di centrocampo. S’impegna, ma Cavanda è solido: ben più attivo, dall’altra parte, Isla opposto a un intermittente Lulic. Nella ripresa, riparte forte la Juve. Cerca ancora d’aggirare il fronte con i due esterni o perforarlo con le verticalizzazioni dei mediani, tuttavia, trovando pochi sbocchi, prova più spesso anche a scavalcarlo con lanci lunghi. La pressione bianconera si traduce in due belle occasioni – Marchetti è bravissimo su Marrone, Biava mura provvidenzialmente Ciani sottoporta -, ma il vantaggio scaturisce da un cross di Giaccherini e dall’incornata viziata di Peluso che Damato lascia correre.

VORAGINE – Il vantaggio colora la partita dell’ultimo arrivato e oscura l’umore della Lazio, mettendo a repentaglio un’ottima partita. Petkovic inserisce Candreva al posto di Ledesma, apparso sottotono, ma la mossa non vivacizza subito la squadra, che anzi, allungando la linea difensiva (per un pezzo soltanto: torna a tre negli ultimi minuti) finisce a tratti in confusione tattica. Rischia il raddoppio, infatti, due volte con Vidal che prima colpisce il palo, dopo essersi insinuato in una voragine, e poi di testa – su assist del nuovo entrato Vucinic – esalta Marchetti che compie un’autentica prodezza. I biancocelesti, però, hanno il carattere e non solo le qualità tecniche delle grandi: non si arrendono, guadagnano freschezza ed equilibrio con Radu e Brocchi, trovano il pareggio con Mauri che anticipa De Ceglie su angolo di Candreva allungato da Vucinic. E reggono fino al termine, con Marchetti ancora sugli scudi. Tra sei giorni, a Roma, si deciderà la finalista.

Fonte: Il Corriere dello Sport

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