Delio Rossi:’Lazio non da vertice.Zarate?…’

Delio Rossi:’Lazio non da vertice.Zarate?…’

Torna a parlare Delio Rossi. Ecco la sua intervista concessa al quotidiano ‘Il Messaggero’: Mister Rossi, che campionato sarà? «Più povero tecnicamente, ma più combattuto per l’equilibrio che caratterizzerà molte squadre». Non vedremo più Ibrahimovic, Thiago Silva, Del Piero, Inzaghi, Nesta, Di Vaio. «In Europa stanno cambiando le gerarchie economiche…

Torna a parlare Delio Rossi. Ecco la sua intervista concessa al quotidiano ‘Il Messaggero’:

Mister Rossi, che campionato sarà?
«Più povero tecnicamente, ma più combattuto per l’equilibrio che caratterizzerà molte squadre».

Non vedremo più Ibrahimovic, Thiago Silva, Del Piero, Inzaghi, Nesta, Di Vaio.
«In Europa stanno cambiando le gerarchie economiche e le società italiane sono indietro. Ormai comandano russi, cinesi, arabi. Ibra è stato il capocannoniere, Thiago Silva lo considero il più forte difensore al mondo, sicuramente mancheranno allo spettacolo. Così come le giocate degli altri campioni».

È d’accordo sulla Juve favorita?
«Come valore dell’organico sì. La Juve resta la più forte. Ma i bianconeri avranno l’incognita della Champions che porta via tante energie».

Chi vede alle spalle della Juventus?
«Roma, Milan, Napoli e Inter sullo stesso piano».

Perché non ha inserito la Lazio nella lista?
«Nelle ultime due stagioni i biancocelesti hanno ottenuto il massimo, sfiorando la Champions League, però non hanno colmato le lacune rinforzando la rosa. Pertanto sarà molto difficile che si ripetano ai vertici della classifica».

Quale squadra vede come outsider?
«La Fiorentina, che ha sviluppato un mercato intrigante. Ha cambiato parecchio, quasi una rivoluzione, scegliendo calciatori di ottimo livello».

Come valuta il mercato in generale?
«Sono arrivati tanti calciatori sconosciuti, molte scommesse. Questo significa che troppe società non fanno programmazione».

Zeman è tornato su una panchina di serie A.
«Un grande personaggio che mancava al campionato: per le sue qualità, per la sua diversità, per la sua esperienza».

Cosa la fa credere fortemente nella Roma?
«Il fatto che Baldini e Sabatini siano riusciti ad allestire una formazione adatta alle esigenze tattiche di Zeman. Il boemo avrà a disposizione dei calciatori che sapranno interpretare al meglio il 4-3-3».

Che giudizio si è fatto di Petkovic?
«Se Lotito e Tare l’hanno scelto, significa che ci credono davvero. Potevano andare sul sicuro, con un allenatore esperto del campionato italiano, invece hanno preferito un tecnico senza un importante curriculum. Siccome sanno di calcio, credo nella loro scelta. Presidente e ds hanno deciso di metterci la faccia ed è stato un rischio perché, qualora non arrivassero i risultati, i tifosi criticheranno sicuramente la società, non l’allenatore».

Le amichevoli estive sono state deludenti.
«Il calcio d’agosto inganna, si rischiano giudizi sbagliati. Ci vorranno almeno dieci partite di campionato per dare una valutazione approfondita».

La Lazio ha ripreso Zarate che, solo con lei, ha saputo esprimere il meglio del suo potenziale. Cosa dovrebbe fare Petkovic per rilanciarlo in grande stile?
«Maurito è un calciatore di enorme qualità tecniche, ma è anche particolare. Se ci credi rappresenta un valore aggiunto, se lo metti in discussione, rischi di perderlo. O ci punti e gioca titolare, altrimenti meglio non averlo. Non va considerato uno dei quattro o cinque attaccanti, ma un punto fermo. Il suo problema, però, resta il contorno che lo circonda».

Su quali giovani sarebbe pronto a scommettere?
«Su Destro e Insigne in particolare. Il romanista lo conosco meglio: è un attaccante moderno, bravo a fare tutto, che si inserirà benissimo negli schemi di Zeman. Il napoletano è all’esordio in serie A, potrebbe subire qualche pressione, ma ha qualità molto importanti per emergere».

Come giudica quello che sta succedendo per il calcio scommesse?
«Mi fa male e fa male al sistema, ma non voglio giudicare. Personalmente non credo alla giustizia sportiva, che considero solo parziale. Quindi non giusta».

È rimasto fuori dal giro: pensa che stia pagando per il brutto episodio di Firenze?
«No, sono fuori per scelta in quanto non ho trovato l’occasione che mi stimolava. A Firenze ho sbagliato, ma è stato un errore umano: non giustificabile, ma comprensibile».

Le pesa stare lontano dalla panchina?
«Mi manca il lavoro quotidiano sul campo. Però, se non arriverà l’offerta giusta, preferirò guardare il campionato alla televisione».

Cittaceleste.it

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