Di Vaio story: Lazio, derby, Lotito e…

Di Vaio story: Lazio, derby, Lotito e…

ROMA – La Lazio non l’ha mai dimenticata. E come potrebbe? Romano doc, i colori biancocelesti li ha vestiti sin da bambino, coronando il sogno di ogni tifoso: giocare nella squadra che ama. Marco di Vaio l’ha fatto, esordendo a soli 17 anni con l’aquila sul petto, quando Dino Zoff…

ROMA – La Lazio non l’ha mai dimenticata. E come potrebbe? Romano doc, i colori biancocelesti li ha vestiti sin da bambino, coronando il sogno di ogni tifoso: giocare nella squadra che ama. Marco di Vaio l’ha fatto, esordendo a soli 17 anni con l’aquila sul petto, quando Dino Zoff nella partita di Coppa Uefa contro il Lokomotiv Plodviv (0-2) in terra bulgara, lo ha fatto alzare dalla panchina per l’ingresso in campo. Roba da predestinati, come confermato dai quattro gol segnati nella stagione successiva, sotto la guida di Zdenek Zeman: tre in campionato e uno, splendido, in Coppa Uefa contro il Trabzsponsor. Poi le strade si sono divise. Quella daltronde, era la Lazio di Cragnotti e le sue superstar, trovare spazio era difficile e due brutti infortuni chiusero ogni porta. Da lì la cessione, guarda un pò, a quella Salernitana oggi in mano a Lotito, dove Di Vaio è letteralmente rinato e ha dato il là ad un carriera di successo, che per poco non si è nuovamente incrociata con la sua Lazio. La nostra redazione l’ha contattato in esclusiva, per parlare di Parma e Lazio prossime avversarie in campionato, passato e presente, ma anche di futuro:

La Lazio ti ha lanciato, al Parma ti sei consacrato. Che ricordi porti nel cuore?

“Ogni volta che penso alla Lazio penso a casa mia, alla mia adolescenza, alla possibilità che mi è stata data e che mi ha formato come calciatore, come uomo. Sono stato seguito e coccolato sotto tutti i punti di vista e ho avuto la chance di affacciarmi al grande calcio. Mi sento di ringraziare la Lazio come fosse stata la mia famiglia. A maggior ragione per il mio passato di tifoso di questa squadra: quante volte sono adato allo stadio a vedere la partita da semplice laziale! Parma invece ha rappresentato la mia grande occasione in una grande piazza, dopo aver fatto bene a Salerno, dove mi sono affermato e mi sono misurtato con grandi giocatori. Parma è stato un momento cruciale, determinate della mia carriera, dove oltre il calcio ho apprezzato una spledida città dove si vive alla grande”.

Tra Lazio e Parma c’è stata la Salernitana, dove hai vissuto la rinascita dopo un brutto infortunio. Il destino ha poi voluto che Roma e Salerno si siano unite sotto il filo conduttore della presidenza Lotito..

“La Salernitana, grazie allo sforzo economico del presidente, ripose in me grande fiducia dopo due annate faclidiate dagli infortuni. Fu una grande scommessa, su di me da parte loro e con me stesso, che si è rivelata vincente. Abbaimo consquistato una storica promozione dopo 50 anni, ho vinto il titolo di capocannoniere di B e mi confermai l’anno dopo in A da titolare con dodici reti. Il primo vero momento importate della mia storia, dove ho dimostrato le mie qualità fuori dalla capitale, ricevedo in cambio tanto affeto che non ho mai dimenticato. Lotito? Prima di tutto mi è dispiaciuto che la Salernitana abbia avuto grossi problemi economici, ma sono contento che l’abbia presa in mano il presidente Lotito, che è una persona seria e capace. La sta riportando dove merita e sono molto contento”.



Qual’è invece la tua valutazione sul alvoro di Lotito nella Lazio? Dopo un periodo di tregua è nuovamente montata la contestazione…

“Visto da fuori non posso che parlarne bene. Io non ho la memoria corta e non vivo di sola passione. Non ci si deve dimenticare da dove è partito Lotito quando ha preso la Lazio, una società che sembrava ormai destinata al fallimento. Lui ci ha messo anima , corpo e testa per portarla fuori da quella situazione e c’è riuscito raggiungendo grandi risultati. ha portato grossi giocatori e ha invertito la rotta dopo un periodo di austerità, dove non ci si poteva muovere più di tanto sul mercato. Ha riportato il club ai vertici del campionato italiano affacciandosi constantemente in Europa. In Europa League ha dimostrato il suo valore, uscendo malamente come tutti sappiamo, per colpe non sue. La Champions? Non è facile in questo momento, perchè in Seire A c’è un livellamento e c’è tanta competizione, ma la base è quella giusta”.

Ti ha mai contattato per riportarti a Roma?

“Si, prima di andare al Monaco (2006 ndr), quando mi stavo liberando dal Valencia c’è stata una possibilità concreta. Ne abbiamo parlato per quindici giorni, anche insieme al Ds Sabatini e il mister Delio Rossi che mi voleva con lui, ma purtroppo non era il momento giusto perchè non rientravo nei parametri economici del club. Perchè quella Lazio come dicevamo, viveva ancora un momento di austerità. Ci abbiamo provato, ma non ci sono stati i tempi e i presupposti economici per farlo. Peccato, ma a Lotito non posso dir nulla perchè si è comportato con correttezza e coerenza”.

Non è che quando scadrà il tuo contratto con il Montreal farai una telefonatina a Formello?

“Ormai sono troppo vecchio, ormai è un sogno che ho messo nel casseto, uno di quei cassetti setinati a rimanre chiusi. Ci ho sperato per tanto tempo, ma poi non è mai andata in porto. Mi sarebbe piaciuto finire la mia carriera con la Lazio, ma purtroppo non c’è stata la possibilità”.

Hai già pensato al futuro di Di Vaio dopo che chiuderai la carriera?

“Adesso ho ancora una testa da calciatore, am sicuramentè la mia volontà è quella di continuare in questo mondo. Studierò e cercherò di capire quelle che possono essere le mie attitudini migliori, che però potrò capire soltanto più avanti quando appenderò gli scarpini al chiodo. mi vedrei più in un ambito dirigenziale che tecnico, come allenatore, però non si sa mai nella vita. Prima di tutto voglio aggiornarmi, per poi mettere a disposizione la mia esperienza di chi la vorrà. Sicuramente potrei aiutare nella crescita dei giovani, trasmettere tutto quello che ho imparato”.

Hai paragonato la Lazio ad una famiglia. Allora ti chiedo: chi potresti definire padre e chi fratello nella tua storia biancoceleste?

“Di papà ne ho avuti parecchi, perchè gli allenatori che ho avuto sono stati tutti molto importanti per me. Sicuramente il primo quando ero bambino è stato Patarca, che mi ha svezzato; quello dell’adolescenza è stato Mimmo Caso, che mi ha fatto passare da una mentalità da bambino a quella da professionista, anche grazie ai suoi allenamenti paragonabili a quelli della prima squadra. Mi ha fatto capire l’importanza del lavoro, trasmettendoci la voglia di arrivare per prepararci al grande salto verso la Serie A in maniera eccezionale. I fratelli? Sono stati tantissimi, con cui mi ci sento ancora. Con Alessandro Nesta siamo partiti dalla categoria esordienti e ci siamo addirittura ritrovati in Canada,  Daniele Franceschini che ho conosciuto nei Giovanissimi Nazionali, poi Simone Lucchini e tantissimi altri. Gente con cui ho condiviso tutta la trafila delle giovanili”.

Con Nesta parlate spesso di Lazio e continuate a seguirla da lontano?

“Si, con Alessandro ne parliamo sempre e guardiamo le partite insieme. Quando gioca di domenica alle tre ce la vediamo a letto perchè qui sono le nove di mattina, mentre se gioca la sera comodamente sul divano. Ogni volta che ne parliamo, oltre al fatto che ci vengono in mente i ricordi di quando eravamo bambini, lui mi racconta le esperienze indimenticabili con la prima squadra. Io sono partito mentre lui è rimasto e, con la Lazio, ha vinto anche un scudetto e ne parliamo spesso. Per noi la Lazio è qualcosa di più, siamo due tifosi che la seguono da oltreoceano”.

Insieme ad Alessandro hai vissuto l’era dei fasti Cragnottiani, ora a Roma si parla di un possibile ingresso da parte di un gruppo arabo. Cosa ne pensi?

“Prima di tutto penso che bisogna rispettare il lavoro svolto dal presidente Lotito, i cui risultati per quanto detto prima, gli danno grande merito e ragione. Dopodichè nel momento in cui dovesse arrivare una nuova proprietà, si potrò parlare o fare diverse valutazioni. Però non conoscendo la vicenda, preferisco non esprimermi oltre”.

E da tifoso, cosa pensi della Lazio di quest’anno?

“Che ha fatto un ottimo inizio di stagione, partendo alla grande. Poi dopo, anche per i tanti impegni in Coppa Uefa e l’infortunio di giocatori importanti ha fatto un pò di fatica. Ora c’è da pensare all’obiettivo della Coppa Italia, un derby storico dove mi auguro possa fare una grande partita e un grandissimo risultato. Vincere sarebbe fantastico, già mi immagino l’attesa che si vive a Roma, e a quel punto si potrebbe parlare di grande stagione da parte della Lazio”.

Ritieni sia la partita più importante che abbia mai vissuto la città di Roma?

“Se pensiamo al valore che viene dato ad ogni sigolo derby giocato, che vale soltanto tre punti, in ottica campionato o supremazia cittadina nella stagione corrente, beh, questa è la prima volta che in palio c’è un trofeo. Penso che chi vincerà entrerà nella storia, perchè è la prima volta che accaade e chissà quando poi ricapiterà. Una partita dal valore inestimabile”.

Intanto domenica ci sarà Parma-Lazio. Che partita sarà e quali emozioni ti susciterà?

“Sarà una bella partita tra due squadre e due allenatori che amano giocare al calcio. Il risultato servirà soprattutto alla Lazio, che ha bisogno di tornare a fare punti e prepararsi al meglio pe la finale di Tim Cup. Le emozioni saranno contrastanti certo, ma il mio cuore è biancoceleste e non me ne vorranno i miei ex-tifosi se sarò felice per una vittoria della Lazio”.

Un saluto ai tifosi laziali che ti leggeranno e un augurio personale.

“Li abbraccio virtualmente, ringraziandoli per il sostegno e il grande affentto dimostrato negli anni, anche e soprattutto quando si parlava di un mio ritorno. Ma, essendo uno di loro, il mio augurio va verso la squadra, nella speranza di vincere la finale di Coppa Italia e portare a casa un trofeo che sarebbe storico. Sarebbe il massimo per noi”.



Francesco Pagliaro

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