Diakitè, infortunio scaccia pensieri

Diakitè, infortunio scaccia pensieri

ROMA – Infortunato, reietto, sprofondato nelle ultime posizioni dell’attuale scala gerarchica. Eppure fino a qualche mese fa, Modibo Diakitè sembrava poter rappresentare il presente e il futuro della retroguardia biancoceleste. Approdato alla Lazio nel 2006 via Pescara, venne aggregato alla primavera dell’allora tecnico Sesena, che immediatamente notò lo strapotere fisico…

ROMA – Infortunato, reietto, sprofondato nelle ultime posizioni dell’attuale scala gerarchica. Eppure fino a qualche mese fa, Modibo Diakitè sembrava poter rappresentare il presente e il futuro della retroguardia biancoceleste. Approdato alla Lazio nel 2006 via Pescara, venne aggregato alla primavera dell’allora tecnico Sesena, che immediatamente notò lo strapotere fisico del 19enne franco-maliano. Lo scelse Sabatini, appena un anno dopo Delio Rossi lo fece esordire in Serie A, il 1 Aprile 2007 durante Udinese-Lazio (2-4 ndr), cominciando l’opera di sgrezzatura. Nella stagione successiva, oltre l’improba concorrenza di elementi come Rozenhal, Cribari, Siviglia e Stendardo, la sua ascesa fu frenata dal brutto infortunio subito nella prima in campionato contro il Torino, una frattura alla tibia rimediata in uno scontro congiunto con Ventola e Mutarelli. Fu quella l’unica presenza stagionale, ma nonostante ciò la società il 25 Novembre 2008, depositò in lega un contratto fresco di rinnovo fino al 2013.

Un rientro comunque difficile il suo, dopo quasi dodici mesi, coinciso però con la felice vittoria con il Milan negli ottavi di coppa Italia, per poi ad una settimana di distanza, siglare contro l’Udinese la sua prima rete nella massima serie. Con Ballardini trovò le prime, vere luci della ribalta, iniziando con una maglia da titolare nella storica Supercoppa italiana vinta a Pechino, strappata all’Inter dello Special One Josè Mourinho. Fino all’arrivo di Biava e Dias, nel mercato di riparazione invernale 2010, che richiusero le porte al gigante francese, aveva collezionato oltre 20 presenze solo nel girone d’andata. Reja aveva puntato su di lui, ma la nuova ricaduta alla tibia(frattura da stress) rallentò per l’ennesima volta la sua ascesa. La sua trasformazione da prospetto a giocatore affidabile, però, era ormai in atto e, nell’anno passato, il goriziano gli diede piena fiducia, ripagata dalle ottime prestazioni e un rendimento costante.

Ben 36 le apparizioni nel campionato scorso, nelle quali aveva trovato il pieno apprezzamento della critica, definendolo ormai pronto per un futuro da titolare. L’idillio è stato rotto dalla querelle contrattuale in atto fin dai primi di luglio, entrata nel vivo della polemica nel mese d’agosto, tanto da finire inaspettatamente sul mercato. Una balletto di cifre, dichiarazioni del procuratore e controdichirarazioni della dirigenza capitolina, che infine ha portato alla rottura. Diakitè vuole il rinnovo a non meno di 1ml di euro a stagione, mentre Lotito è fermo su 800mila euro più premi: nulla da fare. Il difensore transalpino ha dichiarato più volte di voler rimanere a Roma, ma a patto che vengano rispettate le sue richieste, cosa che ormai sembra impossibile. Tanto che la società, dopo i rifiuti di cessione a Genoa e Fiorentina da parte del calciatore, è convita che sia in parola con un altro club per andare via a parametro zero. Juventus, Inter, Milan e la Roma del suo scopritore Sabbatini, sarebbero pronte a puntare su di lui.

Con un contratto in scadenza nel prossimo 2013 e una contingenza simile, difficile pensare che la sua storia in biancoceleste possa continuare e, la sensazione diffusa, è che il suo status di infortunato copra quella che invece potrebbe essere una realtà di fuorirosa. Nessuno mette in dubbio il problema che lo tiene lontano dal rettangolo verde, sia chiaro, ma allo stesso tempo nulla vieta di pensare ad un muro contro muro, dietro al quale Diakitè sarebbe stato comunque messo in punizione.

Francesco Pagliaro

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