• SUL CAN. 669 DELLA TUA TELEVISIONE TROVI CITTACELESTE TV - 24 ORE AL GIORNO, IN DIRETTA, PER PARLARTI DI LAZIO!

Djordjevic: “Avevo offerte da tutta Europa”

Djordjevic: “Avevo offerte da tutta Europa”

NANTES – Ha modi gentili e risposte intelligenti, mai banali. Dentro le sue parole c’è sempre un concetto, un significato preciso. Fuori dal campo, s’intravede una buona personalità, da potenziale leader, come lo riconoscono nello spogliatoio del centro sportivo Josè Arribas alla Joneliere e allo stadio della Beaujoire. E’ il…

di redazionecittaceleste

NANTES – Ha modi gentili e risposte intelligenti, mai banali. Dentro le sue parole c’è sempre un concetto, un significato preciso. Fuori dal campo, s’intravede una buona personalità, da potenziale leader, come lo riconoscono nello spogliatoio del centro sportivo Josè Arribas alla Joneliere e allo stadio della Beaujoire. E’ il capitano del Nantes, il futuro centravanti della Lazio. Novanta minuti di chiacchierata per incontrarlo e cominciare a raccontarlo prima ancora del suo arrivo a Roma. Ha 26 anni. Maglietta a maniche corte, tuta, scarpe da ginnastica. Filip Djordjevic si è fatto conoscere con la stessa semplicità. Ha quasi sgarrato il minuto, presentandosi puntualissimo all’orario dell’appuntamento, in pieno centro.Erano le 17,30 quando è apparso salendo la scalinata di un edificio d’epoca, l’ex tribunale di Nantes, ristrutturato e venduto qualche anno fa alla catena Radisson per diventare un albergo di lusso. Lo stesso hotel dove alla fine di gennaio lo aveva raggiunto Alessandro Lucci, il suo agente, per prendere la decisione più delicata della sua carriera. Sul tavolo aveva diverse offerte. Dopo i sondaggi di Roma e Juve, s’era fatta sotto l’Inter. Ma lo voleva il Cardiff in Premier League e dalla Turchia avevano bussato alla porta del presidente Kita per provare a prenderlo prima della chiusura del mercato invernale. A scadenza, sarebbe potuto andare ovunque. Mezza Europa gli stava dietro.

 

Ha scelto la Lazio, perché si è sentito fortemente desiderato dalla società biancoceleste e perché cercava un club che avesse le sue stesse ambizioni di crescere, questo si sono detti. Il ds Tare lo ha conquistato per la convinzione e la decisione con cui è andato a cercarlo e gli ha parlato, attraverso un colloquio avvenuto in gran segreto a Parigi. La prospettiva di giocare in Europa League (subito o tra un anno e mezzo) lo attraeva. Così ha accettato la proposta di Lotito e ha messo le firme sui contratti dopo l’amichevole con la Serbia a Belfast di inizio marzo. «Ho impiegato tanto tempo a decidere. E’ stata una scelta ragionata» ci ha raccontato in uno dei passaggi di una lunghissima intervista in cui ha parlato di tutto. Dei suoi sogni, del mito Crespo coltivato da bambino, degli insegnamenti di Michel Der Zakarian, il tecnico a cui si sente più legato, della devozione per Sinisa Mihajlovic, che lo ha fatto debuttare in Nazionale. Ora sta facendo fisioterapia. Ha superato lo spavento di una distorsione al ginocchio destro e tra due settimane conta di tornare in campo. La Lazio è già nei suoi pensieri, vede tutte le partite, si collegherà dal salotto di casa sua anche domenica mattina per seguire in diretta la partita con la Samp. Centravanti mancino (ce ne sono pochi in giro) e di rara intelligenza calcistica: non vede l’ora di indossare la maglia biancoceleste numero 9 e di scendere in campo all’Olimpico non prima di aver segnato i suoi ultimi gol con il Nantes. Ci tiene davvero. Sarà il suo modo di ringraziare i tifosi gialloverdi ai confini tra la Loira e la Bretagna. «Qui ho vissuto sei anni meravigliosi».

Buongiorno Djordjevic, quando tornerà ad allenarsi? E quando pensa di rientrare in campo con il Nantes?
«Ho fatto un altro esame di controllo martedì, va meglio rispetto a qualche giorno fa. Trattandosi del ginocchio, i tempi di recupero sono più lunghi, penso servano altre due settimane per giocare una partita. Conto di riprendere a correre dalla prossima settimana».

Le immagini dell’incidente erano preoccupanti. Cosa ha pensato quando si è fatto male durante la partita con il Montpellier?
«Ho avuto paura, ero caduto con tutto il peso sul ginocchio destro, ho pensato al peggio. Il dottore del Nantes mi ha soccorso subito, ha verificato quando eravamo ancora sul campo la stabilità del ginocchio e ha capito che non si era lesionato il crociato. Mi ha detto di stare tranquillo, non era niente di grave, dovevo solo uscire dal campo ed essere sostituito. Per dieci-quindici minuti sono rimasto in tensione, ero sotto stress, poi ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono rilassato. Sono rientrato vicino alla panchina per vedere gli ultimi minuti della partita. Quando mi ha telefonato il mio agente ero tranquillo, gli ho detto di non preoccuparsi».

L’obiettivo di Djordjevic, prima di salutare i tifosi del Nantes, qual è?
«Il mio obiettivo è quello di giocare il più possibile in questo finale di campionato, vorrei segnare qualche altro gol, spero che la squadra finisca nella migliore posizione possibile di classifica. Porto rispetto ai tifosi del Nantes, sono stati sempre molto carini nei miei confronti, sin da quando sono arrivato da Belgrado. Mi hanno sempre voluto bene, c’è rispetto reciproco. Dunque il finale di stagione sarà doppiamente importante. Voglio chiudere questo ciclo francese in modo brillante. Sarà il mio modo personale per ringraziare i tifosi del Nantes».

Dopo sei anni, ha scelto di non rinnovare il contratto e ha cercato un’altra avventura nel campionato italiano. Perché?
«La scelta non è stata facile, questo sia chiaro. Dopo sei anni, è molto difficile lasciare il proprio club. Ho capito che potevo andare a giocare in una squadra ancora più importante e che questo era il momento ideale per lasciare Nantes. C’erano le condizioni per farlo».

Cosa l’ha spinta ad accettare l’offerta della Lazio?
«Ho preso un bel po’ di tempo per scegliere, ero a fine contratto e avevo tantissime proposte. Ho parlato molto con il mio agente Alessandro Lucci, con la famiglia e con tutte le persone che mi seguono da tempo, poi ho preso la decisione di accettare l’offerta della Lazio. Penso sia una grandissima squadra, con grandi ambizioni e che vuole restare in Europa. E pensavo di farlo anche per me stesso, per continuare a crescere. Mi interessava la dimensione europea della Lazio».

Alla fine di gennaio si era fatta sotto l’Inter. Ci ha pensato un paio di giorni e poi?
«Questo dovreste chiederlo al mio agente, non ho gestito io la trattativa. Cercavo una squadra in cui poter diventare titolare e in cui avessi maggiori garanzie di giocare. Forse non era il caso dell’Inter».

Sono state decisive le parole di Lotito e Tare oppure i consigli del suo procuratore per scegliere la Lazio?
«Tutto ha avuto importanza. Ho parlato con il presidente Lotito e con il ds Tare, abbiamo discusso a lungo, per molto tempo. Ho capito che la società aveva veramente bisogno di me e che volevano prendere Djordjevic, non un altro attaccante. Questo aspetto l’ho sentito molto e mi ha fatto propendere per la Lazio rispetto ad altri club».

Sta già seguendo le partite della Lazio? E che idea si è fatto?
«Da novembre l’ho seguita sempre. La seconda parte della stagione sta andando molto meglio della prima. Ora la squadra gioca bene. E poi adottando un sistema tattico con un solo attaccante, è la stessa cosa che mi succede qui a Nantes e con la Nazionale serba. Stesso modulo. Per me va bene, ho l’abitudine di giocare in questo modo».
Quali sono le parole del ds Tare che l’hanno colpita maggiormente?
«E’ una persona con un carattere forte, molto determinata, le sue parole pesano. Non parla a vanvera. E’ venuto a trovarmi di persona a Parigi con Alessandro Lucci. Mi ha fatto capire quanto mi volesse alla Lazio. E’ stato un segno di rispetto da parte sua. Per un giocatore è un riconoscimento importante vedere che un direttore sportivo si sposta solo per venire a conoscerti. Il suo interesse non era più solo un nome o parole, ma una realtà».

E’ già stato a Formello oppure no?
«No, non sono mai stato al centro sportivo di Formello. Avevo tre giorni di riposo e sono stato a Roma, ne ho approfittato per visitare la città, per rendermi conto. Sono stato con il mio agente allo stadio Olimpico a vedere Roma-Fiorentina. Ero in vacanza e Tomovic, il difensore della Fiorentina, è un mio grande amico».

Ne ha approfittato per parlare anche con la Lazio?
«No. In quei giorni non ho parlato con la Lazio, ma solo con il mio procuratore».

Ci sono grandi aspettative nei suoi confronti. Avverte la responsabilità?
«Ancora non la sento perché mi trovo qui a Nantes. In un angolo della mia testa la avverto, ma sono pronto a ricevere l’incitamento dei tifosi della Lazio. Sono ansioso di incontrarli, di conoscere i nuovi compagni di squadra, voglio proprio vedere come sarà questa nuova avventura. Quando finirà il campionato francese, risponderò alla convocazione della Nazionale, abbiamo due amichevoli. Poi saprò il giorno in cui arriverò a Roma».

Di quali obiettivi ha parlato la Lazio per convincerla a trasferirsi?
«Le ambizioni sono quelle di giocare sempre in Europa, questo è importante per me, è il mio obiettivo personale. Certamente faccio il tifo perché ora la Lazio risalga la classifica e riesca a centrare il traguardo»

C’è contestazione nei confronti della società: lo sapeva?
«Non conosco il problema, so solo che esiste. Ma ora lo vedo come una cosa lontana».

Domenica c’è Lazio-Samp. La vedrà in televisione?
«Si gioca a mezzogiorno e mezzo, giusto? La vedrò di sicuro. Mi sintonizzerò su BeIn Sport, è un canale francese, fanno vedere tutte le partite del campionato italiano».

Kolarov cosa le ha raccontato della Lazio?
«Quando sono andato a Belfast per la partita della Nazionale, mi ha parlato del club, del centro sportivo di Formello, mi ha spiegato delle pressioni dei tifosi. Di tutto abbiamo discusso».

Tomovic e Ljajic, invece, cosa le hanno raccontato?
«Mi hanno parlato molto del campionato italiano, del campo. Cose tecniche. E poi di come si vive in Italia».

Qual è stato il suo rapporto con Mihajlovic? Avete mai parlato della Lazio?
«No, non abbiamo mai parlato della Lazio, anche perché da quando non è più l’allenatore della Serbia non ho più avuto modo di sentirlo. E’ stato il primo a chiamarmi in Nazionale. Gli devo molto. Ho profondo rispetto e ammirazione nei suoi confronti, ha creduto nelle mie capacità e mi ha offerto una grande opportunità. E’ un allenatore con ottime potenzialità e con doti che lo faranno diventare un grandissimo».
Con Stankovic ha mai parlato? E quali consigli le ha dato?
«Lo conosco, era in Irlanda anche Dejan, ma non abbiamo parlato della Lazio, non c’era ancora niente di certo relativamente al mio futuro. Forse ne parleremo la prossima volta».

Non si conosce ancora il futuro di Klose: spera che possa rinnovare il contratto e di trovarlo alla Lazio nella prossima stagione?
«E’ sempre bene avere accanto un giocatore che abbia esperienza, conoscenza del gioco. Se sei intelligente, può essere uno stimolo, puoi solo captare e apprendere da un grandissimo attaccante come Klose. Non potrei che progredire. Mi piacerebbe se restasse»

Centravanti mancini non ce ne sono tanti in giro: quali sono le caratteristiche di Djordjevic?
«Tutti i miei gol sono fatti in area di rigore, sono un giocatore che si sposta bene vicino alla porta, sento arrivare il gol. Ma non mi va tanto di parlare di me. Lo dovete chiedere all’allenatore come sono in campo».

Qual è il colpo che le riesce meglio? E dove, invece, ritiene di dover migliorare?
«Ognuno vuole migliorare, so bene quello che mi manca. So colpire di testa e conservare il possesso della palla, ho qualità fisiche e di resistenza, posso correre molto, mantengo il ritmo, penso di avere un buon fondo».

Ai tifosi della Lazio cosa promette? Quanti gol pensa di segnare nel prossimo campionato di serie A?
«Non lo posso dire, non lo so, bisogna vedere come andrà. Spero di stare bene, di svolgere una buona preparazione estiva, poi si vedrà. Mi fido dei miei mezzi, voglio portare qualcosa all’interno della squadra. Cosa posso dire ai tifosi? A presto!».

Prenderà la maglia numero 9?
«Spero di continuare ad avere il 9. Se il numero è libero, perché no?».

Le hanno già parlato del derby con la Roma?
«Sì, ne ho parlato con il mio agente, con Ljajic. So che per i tifosi è la partita più importante della stagione. E’ un grande derby, non posso dire di più, se non che lo aspetto. Dopo averlo giocato, potrò essere più preciso e rispondere meglio a questa domanda, altrimenti farei teoria».

Ha parlato di Crespo come suo centravanti preferito. Conferma o ci sono altri modelli?
«Quando ero ragazzino, era il mio attaccante preferito. Mi piaceva il suo modo di colpire di testa, il modo di rifinire i passaggi, è stato un grande attaccante. Un bomber».

Meglio Ibrahimovic o Cavani?
«Ibra è straordinario, da solo può fare la differenza. A livello fisico è il miglior attaccante in circolazione, ma anche Cavani ha le sue qualità, lavora molto per la squadra ed è lo stesso un grande goleador».

Chi è l’allenatore a cui si sente più legato?
«Der Zakarian. Era già l’allenatore del Nantes quando sono arrivato qui, sono molto legato. Mi piace molto lavorare con lui, è un ottimo tecnico. Ho sempre potuto parlare di tutto con lui, anche della squadra. Oggi sono il capitano. Questi dialoghi mi hanno aiutato a crescere, a maturare, mi hanno fatto molto bene». (Corriere dello Sport)

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy