ESCLUSIVA-Lettera a Claudio Lotito

ESCLUSIVA-Lettera a Claudio Lotito

Il Direttore di Radio Radio, Ilario Di Giovambattista, a 8 anni da quel 19 Luglio 2004, scrive al presidente Lotito. “Caro Presidente Claudio Lotito,le scrivo questa lettera pubblica in virtù di un acceso dibattito che si è acceso in questi giorni sulla S.S.Lazio, la gloriosa Società calcistica che Lei pro-tempore…

Il Direttore di Radio Radio, Ilario Di Giovambattista, a 8 anni da quel 19 Luglio 2004, scrive al presidente Lotito.


“Caro Presidente Claudio Lotito,
le scrivo questa lettera pubblica in virtù di un acceso dibattito che si è acceso in questi giorni sulla S.S.Lazio, la gloriosa Società calcistica che Lei pro-tempore presiede. Le scrivo anche in virtù di un rapporto, ormai perduto nel tempo, che si era instaurato tra noi soprattutto al tempo delle pressioni da Lei ricevute da una fantomatica cordata che avrebbe dovuto rilevare le sorti del club sotto la spinta popolare. Mi schierai al suo fianco dopo aver parlato con il mio mito da ragazzo, quel Giorgio Chinaglia ora assurto tra gli angeli laziali. Giorgione non mi convinse nel suo volermi al fianco, mi fece barcollare perchè gli volevo bene ma non fu convincente semplicemente perchè non mi rivelò chi c’era dietro di lui. Fui tra i pochissimi a Roma a difendere Lotito da quella che mi sembrava una palese bufala ( rivelatasi poi tale ) e soprattutto da quella che mi sembrava una espropriazione indebita della legittima proprietà. Lei, caro presidente, capì subito che il mio ruolo nella comunicazione di allora era importante e coraggioso: importante per lei perchè la posizione di Ilario Di Giovambattista e di alcuni autorevoli giornalisti rafforzavano la sua immagine, coraggioso perchè non mi interessava delle minacce e degli insulti che mi arrivavano dalla maggior parte del mondo laziale che mi accusava di alto tradimento, di essere pagato da lei, di mettere i bastoni tra le ruote al sogno di avere il più grande laziale di sempre alla guida della S.S.Lazio, io andavo avanti con la mia testa. “Ma non ti vergogni a stare con Lotito? Sei un pezzo di m…. noi vogliamo Long Jhon…” erano le frasi più dolci che mi beccavo quotidianamente.
Non ero un prezzolato, come Lei sa bene ( io non ho mai avuto nemmeno un biglietto per lo stadio) e nemmeno un pazzo, difendevo solo il legittimo diritto alla proprietà. Non le negò però che se Chinaglia mi avesse convinto, mi avesse dimostrato che dietro di lui ci fosse stata davvero una multinazionale farmaceutica in grado di garantire un grande futuro alla Lazio, non ci avrei messo nemmeno un minuto a diventare il suo megafono. Purtroppo Chianaglia era così si faceva infinocchiare, era un credulone, lo usarono. Io glielo dissi ” guarda Giorgio che qualcuno approfitta del tuo nome della tua grandezza, del tuo fascino sui laziali, stai attento…”, sappiamo come è andata a finire. Ciao Giorgio ti voglio bene, pace alla tua anima.
Caro Presidente, quei giorni ci unirono. Lei mi chiamava anche alle due, alle tre di notte, era prorompente nel suo eloquio, mi prospettava l’accerchiamento, mi elencava i suoi nemici. Su alcune cose ero d’accordo, soprattutto sulla comunicazione che veniva usata come clava. Su altre no. Mi ricordo che stava per mandare via Manzini e io la implorai ripensarci. “No Claudio, Manzini rappresenta la storia. Ha lasciato l’American Express da dirigente per la Lazio. Manzini è da considerare intoccabile” o su Pulici, il portiere dello scudetto e bravo avvocato, ma li la lotta è finita male con la cacciata di Felice.
Poi una mia frase in diretta scatenò la sua ira e la chiusura del rapporto: “probabilmente Lotito ha acquistato qualcosa più grande di lui, la Lazio è troppo anche per le sue indubbie capacità gestionali”, la Lazio rischiava la serie B, io ero assediato dai tifosi che non comprendevano il mio irrazionale legame con lei e mi scappò quella frase. Solo per aver detto quello, lei volle chiudere e io diventai un suo nemico. Fece tutto da solo.
Ora le confesso che per me fu una liberazione, la liberazione da un rapporto che solo io ho considerato libero e speciale. Lei era pur sempre il presidente della S.S.Lazio, la squadra che mi legava a mio padre. Avere un rapporto da pari a pari con il Presidente della Lazio era un aspetto importante della mia vita. Lei ha usato il “mio mezzo” e la mia persona fino a quando non ha capito che ero un uomo libero, non un bamboccio nelle sue mani. Alle cose che dicevo e che facevo ci credevo, come al concetto che ha preso una cosa più grande di lei.
E’ bravissimo sui bilanci ma la smetta di dire che lo fa solo per spirito di servizio. Ci sarà qualche sua impresa che dà servizi alla Lazio o no? E’ legittimo ma è una importante fonte di guadagno indiretto. Prima di essere “Lotito presidente della Lazio” la conoscevano solo alcuni addetti ai lavori della politica che lei bazzica da quando è giovane. Oggi è uno degli uomini più conosciuti d’Italia non per particolari meriti ma perchè è alla guida di una delle più antiche e gloriose Società della serie A. Lei l’ha salvata, questo è indubbio, e tutti debbono dargliene atto ma ora a distanza di otto anni si ha la sensazione che più che una Società proiettata nel futuro con un progetto preciso, qualsiasi esso sia, la Lazio sia un suo oggetto di possesso, spogliata dell’affetto della sua gente e prigioniera della sua proprietà. Una Lazio isolata da tutti con la sua radio, la sua rivista, la sua tv, il suo sito, la sua società, scollegata però dal mondo esterno. Sembra quasi che lei goda della sofferenza del suo popolo. Le chiedo: perchè? Cosa la porta a fare esattamente il contrario di quello che si aspetta la gente laziale? Lei ha fatto anche cose importanti ma ora credo sia giusto dare ai laziali una rappresentatività, c’è proprio l’esigenza di riconoscersi in qualcuno. Invece lei ha creato un “grumo di potere” con Tare e Di Martino, un fortino inespugnabile in guerra costante con il mondo, purtroppo anche con il suo.
Eppure la Lazio nasce il 9 gennaio del 1900 e diventa una gloriosa Polisportiva con stella al merito per alti valori morali. La sezione calcio tra alti e bassi vince anche due scudetti e regala al mondo del calcio campioni indimenticabili. I tifosi sono stati sempre una colonna, guardi la storia Presidente: in serie B quel Lazio-Vicenza gol di Fiorini con 80mila allo stadio, gli spareggi a Napoli con un esodo da 30 mila in una città non amica e i 120milioni che i laziali hanno versato nelle casse sociali dopo le vicende Cirio, nella gestione Baraldi. 120 milioni dico una cifra spaventosa messa su, ero dopo euro, da migliaia di persone in fila a versare per salvare un simbolo. Quindi prima di lei la Lazio fu salvata dalla sua gente, quella gente la cui dignità non può essere calpesta e vilipesa.
La Lazio è sua giuridicamente ma di milioni di persone moralmente, se lo metta in testa.
Se fa un passo indietro lei, due milioni di persone ne fanno uno avanti. Per il bene comune: La Lazio.
Tanto le dovevo, senza rancore.”

Ilario Di Giovambattista

 


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