EUROPA LEAGUE – Zitti tutti, parla Kozak!

EUROPA LEAGUE – Zitti tutti, parla Kozak!

Silenzio, parla Kozak. Sul fondo di un cratere lunare, nella melanconia di un’arena deserta, triste come i tredici saluti romani che hanno causato la squalifica dell’Olimpico, la Lazio ha addomesticato lo Stoccarda fra uno sbadiglio e l’altro, trasformando il ritorno degli ottavi in una partitella del giovedì, senza pubblico, senza…

Silenzio, parla Kozak. Sul fondo di un cratere lunare, nella melanconia di un’arena deserta, triste come i tredici saluti romani che hanno causato la squalifica dell’Olimpico, la Lazio ha addomesticato lo Stoccarda fra uno sbadiglio e l’altro, trasformando il ritorno degli ottavi in una partitella del giovedì, senza pubblico, senza agonismo, senza senso. Sui tedeschi s’è abbattuta la furia “ceca” di Libor Kozak, che con due reti in due minuti ha mandato al diavolo gli spettri di una rimonta francamente ardua, vista la consistenza diafana dell’avversario. Implacabile su cross di Radu nella dormita della difesa tedesca, quindi mortifero sul lancio di Hernanes, lucido nel finale su invito di Candreva per il tris personale, Kozak è salito a 8 reti in Europa League (capocannoniere), 10 con i preliminari, lui che in A è ancora a digiuno. Re di coppa, ma anche specchio sincero di questa Lazio che arranca in campionato ma resta imbattuta in continente: adesso sono 12 i risultati utili. Mancava ai quarti dal 2003, è la prima italiana ad arrivarci con la nuova formula. In corsa su tre fronti, giocherà almeno 57 gare ufficiali, mai successo. Nel ’97/’98 arrivò a 55. L’Uefa è stata inflessibile nel controllo degli accessi. Si è tenuta 150 biglietti per i propri sponsor, ha chiuso le porte invece ai partner dei due club. Lazio e Stoccarda, nel comprensibile imbarazzo, hanno beneficiato, insieme, di 75 ingressi totali, da utilizzare anche per calciatori e tecnici, massaggiatori e magazzinieri: non c’era spazio neppure per una fidanzata e anzi è stato necessario distribuire i tagliandi con minuzia per evitare di dimenticare fuori dalla porta un terzino o qualcuno dello staff. Spettacolo esclusivo, insomma, più della prima alla Scala. Tragicomico il messaggio preconfezionato letto da due speaker in italiano e tedesco, nel dare “un caloroso benvenuto a tutti”, ricordando che “l’Uefa vi dà l’opportunità di vedere i migliori giocatori d’Europa” e augurandosi che “siate generosi nell’applaudirli”. A squarciare il silenzio surreale, l’eco di cinquecento sostenitori laziali che si sono ritrovati all’esterno della Curva Nord e hanno tifato alla cieca da lì, per amore, proseguendo la guerra dialettica con l’Uefa attraverso due striscioni: “Maiale scusa se ti ho chiamato Platini”, seguito del messaggio esposto contro la Fiorentina, e “Meglio penalizzati che pentiti”. Dopo 8 minuti, la pratica era già in archivio. Ha fatto tutto Kozak anche dopo, fungendo involontariamente da torre per il punto del 2-1 di Hajnal nella ripresa. Marchetti è uscito per infortunio (scontro con Ibisevic), Bizzarri l’ha rimpiazzato degnamente (bravo su Sakai e Gentner). A un certo punto, Petkovic si è girato verso la tribuna e ha concesso un applauso, il nugolo di presenti gliel’ha restituito, ed è stato come una traccia di vita scoperta sulla luna.

Fonte: Repubblica

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