EXTRA LAZIO – La parabola di Rocchi: “Da Bomber a disoccupato”

EXTRA LAZIO – La parabola di Rocchi: “Da Bomber a disoccupato”

VENEZIA – Tommaso Rocchi, veneziano, bomber “dimenticato”. L’attaccante a breve trentaciquenne è in attesa di una chiamata dalla massima serie, dopo aver vestito per nove anni la maglia della Lazio e per sei mesi quella dell’Inter: si sente ancora in condizione, pronto a dare il suo contributo. «Sinceramente mi stupisco…

VENEZIA – Tommaso Rocchi, veneziano, bomber “dimenticato”. L’attaccante a breve trentaciquenne è in attesa di una chiamata dalla massima serie, dopo aver vestito per nove anni la maglia della Lazio e per sei mesi quella dell’Inter: si sente ancora in condizione, pronto a dare il suo contributo.

«Sinceramente mi stupisco del disinteresse che sto registrando nei miei confronti in quest’estate da parte delle squadre italiane – afferma la punta che ormai risiede a Roma -. Dall’estero ho ricevuto una serie di proposte anche interessanti, ma veramente mi ha spiazzato il fatto che nessuno in serie A pensi a me».

Forse l’ultima stagione non è stata esaltante? «Non mi sembra, ho giocato 13 partire con la maglia dell’Inter segnando tre reti in uno dei campionati più difficili dei nerazzurri. In ogni caso ho disputato oltre 300 partire in serie A, segnando più di 100 gol, e sono in forma: non capisco…».

Parlava di proposte dall’estero… «Sì, l’ultima è stata quella dell’Ajaccio, ma ne ho ricevute di particolarmente interessanti anche da Dubai, dalla Malesia e dall’Australia. Un’esperienza all’estero potrebbe essere affascinante ma sinceramente mi sento di poter giocare ancora un paio d’anni in Italia».

L’idea di scendere in B l’ha presa in considerazione? «Ho avuto anche delle proposte – dice ancora Rocchi – persino dal Padova, ma ribadisco di sentirmi ancora da serie A!».

Forse è il mercato ad essere poco movimentato? «Credo di sì. Aspetto con serenità e fiducia una chiamata. Sono convinto che dopo ferragosto la situazione si sbloccherà».

Intanto? «Continuo la mia preparazione individuale nel parco della mia villa – è sempre Rocchi che parla – inframezzando il lavoro con qualche pausa in famiglia. Poi nel weekend fuga al mare: Sabaudia è diventata la mia meta preferita. Non ha la spiaggia bella come Fregene ma ha un’acqua davvero splendida».

Partito da Venezia giovanissimo si è affermato lontano da casa. Ripercorriamo brevemente la sua carriera? «Con la mia famiglia abitavo a Cannaregio e inevitabilmente ho iniziato a giocare con l’Alvisiana – racconta – quindi i miei si sono trasferiti a Mestre quando avevo nove anni e dalla stagione 87-88 ho iniziato a vestire la maglia del VeneziaMestre: per cinque anni da pulcini a esordienti a giovanissimi. Poi a 14 anni è arrivata la scelta più difficile…».

Cioè? «Avevo l’opportunità di andare alla Juventus ma logicamente ciò comportava allontanarmi da casa e il sacrificio pareva davvero grande. Al momento di partire per Torino ho potuto però contare sull’appoggio di tutta la mia famiglia che si è dimostrata fortissima: ogni fine settimana veniva a Torino a sostenermi a partecipare a quell’avvenura che avevo intrapreso in funzione futura, per crearmi un domani a livello calcistico».

Passata l’età giovanile è iniziato il girovagare in prestito. «Sì sono pssato per la Pro Patria, la Fermana, il Saronno. Quindi sono stati due anni a Como prima di approdare in serie B al Treviso. Da qui quindi il balzo all’Empoli dove assieme a Tavano, Di Natale e Maccarone ho vinto il campionato e sono restato per due anni in serie A, segnando una ripletta proprio alla Juventus».

Quindi partenza per Roma. «Già la maglia della Lazio me la sono praticamente cucita addosso: nove anni, anche da capitano, con 100 reti segnate in biancoceleste tanto da essere tra i primi cinque bomber del club. Quindi gli ultimi sei mesi all’Inter…».

Ormai il legame con Venezia – nella cui prima squadra non ha mai giocato – si è affievolito… «Sono a Roma da tanto tempo che ormai mi sento romano – afferma – e questa è casa mia. Qui ho costruito la mia famiglia e sto facendo crescere i miei figli che parlano anche in romanesco. Filippo ha due anni e mezzo e tira benissimo di sinistro: si vede che ha il calcio nel Dna. Lo aiuterò a crescere e poi gli farò da procuratore… Camilla, invece, ha sei anni e mezzo e ama la danza, dove riesce benissimo».

Parlavamo del legame con Venezia… «Ogni volta che torno ritrovo con piacere i tanti amici – dice ancora – e trascorro qualche ora in serenità. Di certo la città resta bellissima ma si sta spopolando ed è ormai stata fatta “prigioniera” dai turisti».

Tommaso ha alle spalle una carriera esaltante: qual è il momento che però ricorda con maggior piacere? «Di ricordi belli ne ho più di uno. Innanzitutto la tripletta alla Juventus. Poi il primo gol nel derby contro la Roma: è stata un’emozione unica. Era il 6 gennaio 2005 e la Lazio non vinceva da quattro anni: abbiamo segnato io e Di Canio e il successo è arrivato per 2-1. Poi il momento in cui ho alzato la Supercoppa a Pechino, battuta l’Inter».

Il derby a Roma è vissuto in maniera davvero viscerale? «È stata una sorpresa per me che arrivavo da fuori – spiega Tommaso – Qui si vive l’intera stagione solamente in funzione di quelle due partite. L’ho scoperto proprio all’indomani del mio primo derby, quello vinto anche con un mio gol. Lunedì mattina passa un fattorino a fare una consegna e si complimenta, mi ringrazia per aver interrotto la lunga astinenza biancoceleste e pi aggiunge: “mi raccomando prepararsi bene per vincere il prossimo derby”. Appena disputato era già in archivio con tutta l’attenzione già sul prossimo. E dall’uno all’altro c’è lo sfottò continuo, l’attesa veramente febbrile. Solo qui si vive così la stracittadina».

C’è stato anche un brutto momento nella sua carriera? «Purtroppo sì. Alle Olimpiadi di Pechino nel 2012 – rifersice con un tono amareggiato Rocchi – Con la Nazionale ho giocato la prima partita e nell’allenamento successivo mi sono infortunato. Pensavo non fosse niente quindi sono sceso in campo anche nella seconda, segnando e vincendo. Poi l’amara sorpresa: mi ero rotto il perone e a 31 anni sono stato costretto a una lunga sosta. Quando sono tornato disponibile alla Lazio aveva fatto fuoco e fiamme Zarate e ho avuto notevoli difficoltà per riconquistare il mio posto».

Vista da Roma la situazione del calcio a Venezia com’è? «Lo stadio nuovo è indispensabile – conclude – per poter avere introiti che consentano la vita del club se ha davvero grandi ambizioni. Da avversario posso dire che il fascino di andare al Penzo in motoscafo era suggestivo, ma i tempi sono cambiati…».

Fonte: Gazzettino.it

Cittaceleste.it

 

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