EXTRA LAZIO – Vulpis, “I fondatori della Roma più furbi di quelli della Lazio”

EXTRA LAZIO – Vulpis, “I fondatori della Roma più furbi di quelli della Lazio”

ROMA – In questi giorni le notizie sulla nuova partnership tra Roma e Nike e quelle sulla trattativa saltata con Al Qaddumi hanno letteralmente catturato l’attenzione dei tifosi giallorossi. Per fare il punto su entrambe le situazioni la redazione di Romanews.eu ha contattato un esperto del mondo giallorosso, sia dal…

ROMA – In questi giorni le notizie sulla nuova partnership tra Roma e Nike e quelle sulla trattativa saltata con Al Qaddumi hanno letteralmente catturato l’attenzione dei tifosi giallorossi. Per fare il punto su entrambe le situazioni la redazione di Romanews.eu ha contattato un esperto del mondo giallorosso, sia dal punto di vista sportivo che da quello economico: Marcel Vulpis, Direttore responsabile del portale Sporteconomy.it e Responsabile editoriale del portale Insideroma.com. Fra le tante domande poste all’economista Romano, una ha toccato da vicino, anche la Lazio e la sua storia. Il tema principale della lunga intervista concessa, era ovviamente quello legato al marketing e a tal proposito, a Vulpis è stato chiesto un parere sulla scelta dei fondatori biancocelesti, nel dare alla propria creatura il nome ‘Lazio’, piuttosto che Roma.”Tra Roma e Lazio la città rappresentativa di Roma è la Roma, – ha detto Vulpis –  dal punto di vista del marketing chi scelse questo nome 85 anni fa aveva già creato i presupposti perché un giorno un grande brand sposasse attraverso la AS Roma la città di Roma. Chi scelse SS Lazio sicuramente ha sbagliato, visto che poi loro sono nati prima. Storicamente sono nati prima, ricordiamo che era una polisportiva, ma non avevano chiari intendimenti di marketing, che poi all’epoca non esisteva. Diciamo che nella Roma c’era un DNA sicuramente più furbo rispetto a quello dei cugini della Lazio. Roma è sempre stata la città eterna, la regione Lazio non mi sta ad indicare nulla”. Forse, se si analizza in maniera così asettica la questione. Ma se si va più in fondo, si potrebbero scoprire altre motivazioni, che portarono Luigi Bigiarelli e i suoi fedeli compagni d’avventura, a scegliere il nome Lazio, piuttosto che Roma. “Roma non si può chiamare, perché c’è già la Ginnastica, diamogli un nome più grande, in cui Roma è compresa: Lazio. I colori si ispireranno alla Grecia, la patria delle Olimpiadi: Bianco e Celeste” e poi il simbolo, l’aquila, legato in maniera diretta a quell’Impero che per duemila anni, ha preso a calci nel sedere il mondo. Niente marketing, solo pura Romanità, nella testa dei fondatori, rivendicata poi (e i laziali ancora lo ringraziano) anche dall’illustrissimo Generale Vaccaro, il quale, quando dall’abruzzese Foschi (che all’epoca aveva già fondato il Giulianova, a cui aveva dato sempre i colori giallorossi) gli venne proposta la fusione con altre squadre per fondare poi la Roma, si oppose fermamente, rispedendo ogni richiesta al mittente. Nel nome Lazio, non ce ne voglia Vulpis, ci sono 113 anni di storia, ROMANA, pura e cristallina: storie fantastiche, trofei Europei, anni scuri e rinascite lucenti. Tutto quello che può esistere, solo in una romanzesca vita, vissuta da Prima Squadra della Capitale.

Roberto Maccarone

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