ZOOM – Felipe Anderson pronto all’esordio

ZOOM – Felipe Anderson pronto all’esordio

Si scalda. Si prepara. E viaggia verso la prima convocazione. Felipe Anderson in panchina per Lazio-Chievo. E’ una notizia, considerando l’attesa. Tre mesi di stop, l’infortunio alla caviglia destra superato. Il brasiliano non è ancora pronto per giocare, ha una scarsa autonomia e neppure ha potuto sfruttare le amichevoli per…

Si scalda. Si prepara. E viaggia verso la prima convocazione. Felipe Anderson in panchina per Lazio-Chievo. E’ una notizia, considerando l’attesa. Tre mesi di stop, l’infortunio alla caviglia destra superato. Il brasiliano non è ancora pronto per giocare, ha una scarsa autonomia e neppure ha potuto sfruttare le amichevoli per portare avanti il suo rodaggio. Ma ora sta bene e si prepara a debuttare con la Lazio, che lo ha cercato a lungo e voluto ferocemente a Roma. E’ costato 9 milioni di euro il suo cartellino. Lotito l’ha strappato al fondo inglese della Doyen Sport dopo una trattativa lunghissima ed estenuante. Era iniziata a gennaio, s’è conclusa all’inizio di luglio dopo la missione del ds Tare in Brasile. Dopo Zarate (23 milioni) ed Hernanes (11), Felipe Anderson è il terzo investimento più costoso della gestione Lotito. Verrà inserito gradualmente da Petkovic. A vent’anni appena compiuti, dopo 100 presenze e 9 gol, ha lasciato il Santos che era stato di Ganso e del suo amico Neymar. E’ un centrocampista duttile, può giocare a ridosso delle punte, alla Lazio comincerà da esterno offensivo, principale alternativa a Candreva e Lulic. Petkovic gli chiederà uno sforzo in fase offensiva, un contributo di gol e di idee per ovviare all’assenza di Mauri e alla povertà dell’attacco biancoceleste, affidato quasi esclusivamente a Klose. E’ un talento, andrà aspettato, come ogni sudamericano. Non chiedetegli subito tutto. Alla lunga dimostrerà.

L’INFORTUNIO – Non gioca da giugno ma la caviglia ora è a posto. Domenica forse già in panchina
Tiri in porta, delizie e pallonetti, dribbling e ricami. Petkovic e la Lazio da pochi giorni hanno cominciato a scoprire il talento di Felipe Anderson, ex gioiello del Santos, vent’anni, fortemente voluto dal ds Tare. Sta bene, è finalmente guarito, cancellando un infortunio pesante alla caviglia destra che l’ha tenuto più di tre mesi lontano dal campo. Felipe Anderson si era fatto male il 6 giugno in una partita in trasferta contro il Criciuma, quarta giornata del girone d’andata del Brasilerao. Distorsione alla caviglia con interessamento della capsula e dei legamenti. Ha impiegato il tempo necessario e previsto dai medici per guarire e tornare a toccare il pallone. Lo staff sanitario della Lazio lo ha recuperato con estrema prudenza, già all’inizio di agosto durante il ritiro di Fiuggi il brasiliano aveva fatto capire di non essere ancora pronto a forzare. Ora può fare tutto. Corre, tocca il pallone, tira. In questi giorni ha usato ancora cautela nei cambi di direzione e nei contrasti. Sta riprendendo confidenza con il campo. Petkovic pensa di convocarlo per la partita di domenica allo stadio Olimpico con il Chievo. Si tratterà di un inserimento graduale e sarà necessario non caricarlo di attese. E’ ancora a corto di preparazione. Non gioca da tre mesi, neppure è sceso in campo per le amichevoli, non ha fatto la preparazione estiva. Rongoni e Petkovic cercheranno di portarlo alla condizione migliore attraverso gli allenamenti. Oggi Felipe Anderson ha un’autonomia limitata ed è inimmaginabile che possa giocare con il Chievo. Forse andrà in panchina e si candiderà per uno spezzone di partita nel finale. Il suo rodaggio sul campo è appena iniziato. Davanti ha un mese di allenamenti per raggiungere il top della condizione.

IL RUOLO – Trequartista, regista ma anche esterno: è molto duttile e ha colpi eccezionali
Numero 10 nel Brasile Under 20. Erede di Ganso, centrocampista offensivo, così è stato descritto Felipe Anderson. Nel 4-2-2-2 del Santos giocava a ridosso delle punte, era uno dei due trequartisti, ma è capitato di vederlo anche da volante davanti alla difesa e persino da esterno difensivo, come è successo nella semifinale dell’ultimo torneo Paulista, quando Ramalho doveva ovviare all’emergenza. E’ un giocatore duttile. Dev’essere inquadrato, di sicuro possiede una spiccata intelligenza calcistica e ha colpi impressionanti, diversi dalla normalità dei giocatori. Sorprende, per esempio, il suo stop in corsa. Si libera nello stretto con una facilità disarmante, bisognerà verificare il suo grado di adattamento al calcio italiano e il rendimento, fisico prima ancora che tecnico, in partita. La capacità di incidere e di giocare con personalità. Teoricamente può essere classificato come un centrocampista interno, ma il disegno attuale della Lazio e la squalifica di Mauri gli potrebbero aprire uno spazio importante come esterno. Nel 4-1-4-1 di Petkovic oggi sarebbe l’alternativa principale a Candreva e Lulic. E così probabilmente verrà impiegato alle prime uscite, fermo restando che potrebbe essere considerato il cambio naturale di Hernanes in mezzo al campo. Il ds Tare e Petkovic confidano nelle sue doti offensive per regalare gol pesanti all’attacco della Lazio, consegnato esclusivamente o quasi a Klose. Felipe Anderson ha la capacità di inserirsi in area di rigore e di accentrarsi, partendo da posizione defilata. E’ pericoloso al tiro. Può essere il giocatore in grado di rompere gli equilibri e di non far rimpiangere l’assenza di Mauri, che spera di essere riabilitato in tempi brevi dalla Corte di Giustizia Federale.

IL PERSONAGGIO – Cristiano evangelico arriva da un’infanzia povera. Adora Twitter, goloso di maccheroni
Felipe Anderson ha sposato la religione evangelica, come Hernanes e tanti altri calciatori brasiliani. Sul suo profilo di Twitter si presenta con un passo tratto dalla Bibbia. «Non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza» (Neemia 8:10). Non c’è messaggio, anche su Facebook, in cui non parli di Dio e lo ringrazi, raccontando la sua fede cattolica. «Sono evangelico, vivo solo per la gloria del Signore». Felipe Anderson è un piccolo adulto e non ha dimenticato l’infanzia complicata. Ha lasciato casa sua quando aveva 13 anni per inseguire il sogno di diventare calciatore. Ha conosciuto la vera povertà. Il papà lavorava come netturbino, la mamma faceva la casalinga per mandare avanti la famiglia. Quattro fratelli, non era scontato mangiare. E’ cresciuto a Brasilia. «La mia vita è stata difficile, era tosta per i miei arrivare a fine mese. Papà e mamma si massacravano per me i miei quattro fratelli. Non avevamo mai un soldo in tasca, ci aiutavamo con i nostri amici poveri. Così ho imparato a svegliarmi ogni giorno per essere il migliore» ha raccontato Felipe Anderson in una delle sue interviste. Aveva l’etichetta del latin lover, in realtà è innamoratissimo di Camilla, la sua fidanzata, che l’ha appena raggiunto a Roma. «E’ una delle persone più importanti della mia vita». Il centrocampista brasiliano ha scelto una casa all’Olgiata, vicino a tanti suoi nuovi compagni di squadra. Ha studiato l’italiano nei mesi scorsi, era convinto di venire alla Lazio già alla fine di gennaio, ha aspettato con pazienza il trasferimento. Naviga su Internet. Ha un debole per la buona cucina. «I maccheroni sono sempre stati il mio piatto preferito». Nei ritiri con il Santos giocava alla PlayStation con Neymar, suo grande amico.

LA CARRIERA – Scoperto dal Santos era definito l’erede di Ganso. E’ stato pagato 9 milioni
Felipe Anderson ha uno sponsor d’eccezione. Si tratta di Neymar, suo grande amico, stella del Santos sino a poche settimane fa. «E’ il mio pupillo» ha spesso raccontato il nuovo attaccante del Barcellona. Sono amici, hanno giocato insieme nel Peixe, la squadra del Pesce, come viene chiamato il Santos. «Sono di Brasilia, frequentavo una scuola per meno fortunati, la mia famiglia è sempre stata molto semplice, non poteva permettersi di farmi allenare con una buona squadra. Grazie a Dio un imprenditore si è accorto di me e mi ha portato al Santos nel 2007». Era stato ribattezzato come il nuovo Ganso. «Il confronto è naturale, perché aveva il 10, ma non siamo uguali. Lui ha cadenze diverse in campo, tocca spesso la palla, la passa. Io gioco a campo aperto, posso fare anche il volante a centrocampo». Felipe ha iniziato a giocare a calcio quando aveva 6 anni nell’Associazione 14 CPMIND (Companhia de Policia Militare Independente), passò al Federal Futebol Clube, poi al Recreativo Gaminha. Nel 2006 sostenne un provino nel Coritiba e venne tesserato, in seguito non sfuggì agli osservatori del Santos. Ha esordito con il Peixe il 20 ottobre 2010 contro il Palmeiras. Il primo gol l’ha firmato l’11 febbraio 2011 contro il Noroeste, aveva ancora 17 anni. Ha un palmares ricco nonostante abbia appena compiuto vent’anni. Due titoli (Brasilerao e campionato Paulista 2011/12), una Coppa Libertadores (2011), vicecampione al Mondiale per club (2011), una Recopa Sudamericana (2012). Ha lasciato il Santos a luglio dopo aver totalizzato 100 presenze e realizzato 9 gol in bianconero. Con la Lazio ha firmato un contratto in scadenza 2018. Il suo cartellino, dice Lotito, è costato 9 milioni di euro. Per la precisione dovrebbe essere 8,7.

Corriere dello Sport

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