ZOOM – Felipe lo manda Neymar, Dio lo ha salvato

ZOOM – Felipe lo manda Neymar, Dio lo ha salvato

di ALBERTO ABBATE ROMA – E’ un Felipe di Dio. E il suo calcio è come un gospel: sussurrato, dolce. Un bacio di Cristo sfiorò i suoi piedi quando era un angioletto impolverato. Miracolo, brillarono nel fango: “La mia vita è stata difficile, ma non ho mai mollato. Ho sempre…

di ALBERTO ABBATE

ROMA – E’ un Felipe di Dio. E il suo calcio è come un gospel: sussurrato, dolce. Un bacio di Cristo sfiorò i suoi piedi quando era un angioletto impolverato. Miracolo, brillarono nel fango: “La mia vita è stata difficile, ma non ho mai mollato. Ho sempre creduto nel potere del Signore”, giura Anderson. Abbraccia i suoi quattro fratelli, stritola papà e mamma, asciuga il loro sudore. Con banconote educate e la ricchezza dell’orgoglio: “Era tosta per la mia famiglia arrivare a fine mese. Mio padre faceva lo spazzino, mia madre la casalinga, si massacravano giorno e notte per sfamare me e i miei fratelli. Senza mai un soldo in tasca, ci aiutavamo con i nostri amici poveri. Così ho imparato a svegliarmi ogni giorno per essere il migliore”. Il cucù di Brasilia oggi sputa lacrime di gioia. Le risucchia monosorso, Felipe, a un passo dalla terra promessa: “L’Europa è da sempre il mio obiettivo”. Per chi fissa il cielo e sogna, biancoceleste è l’orizzonte mistico. E persino pagano: le sfumature opache sbiadiscono con un tocco di Samba. E’ il momento di ballare. Scatenati Felipe, agguanta la scopa di papà e vola. Stregaci, la Lazio ti mette le ali: “Voglio ripercorrere le orme di Kakà, Roberto Carlos e Ronaldo. Il Fenomeno sarà sempre il mio idolo”. 

ATLETA DI CRISTO – Senza peccato, divorato dalla Bibbia. Pulito e puro, un altro brasiliano moralizzato a Formello: “Sono evangelico, vivo solo per la gloria del Signore”. E’ un atleta di Cristo, Anderson, visita e rivisita la fede, la celebra. Ogni gol spalanca le braccia, le alza verso l’alto per ringraziare il cielo: “Attraverso il calcio porto in giro la dottrina”. L’eco è assordante, fa tremare gli avversari, l’inchioda ai suoi piedi. Felipe s’inginocchia invece sull’altarino: “Grazie Gesù per un altro anno di vita”, cantava nella chiesa “Sara Nossa Terra” lo scorso 15 aprile. Mentre festeggiava i 20 anni fra le guance innamorate della bella Camila: “Sono fidanzato con lei da due anni, è una delle persone più importanti della mia vita. E’ un po’ gelosa delle mie ammiratrici, ma sa che la amo da impazzire. E deve stare serena, lei è la donna più bella del mondo”.

SCIUPAFEMMINE – Più latin che lover. Rubacuori fedele, Felipe: “E’ vero – ride – che piaccio tanto alle ragazze, ma io non mi monto mica la testa. Resto sempre me stesso, un ragazzo umile”. Con la capa trapiantata nelle dolci coccole dei cari: “Due anni fa si sono trasferiti tutti a Santos per starmi vicino. Era quello che volevo, sono stato felicissimo”. E la famiglia si è allargata: “L’allenatore Ramalho è stato fondamentale nella mia crescita, un vero papà. Mi ha sempre sostenuto e detto in faccia ciò che non andava. La verità ti fa maturare, anche quando ti addolora”. Non è stato tutto rose e fiori dal 2007 a oggi: “Ho vissuto dei frangenti complicati, quando non giocavo. Ma lottavo perché non potevo gettare al vento l’opportunità che mi aveva dato il gruppo imprenditoriale prelevandomi dal mio paesino così povero e portandomi al Santos. Avevo avuto la mia chance, non l’avrei persa per nulla al mondo”.

LO MANDA IL GEMELLO NEYMAR – L’ex, sed l’ex. Non dimenticherà mai il Santos, Felipe: “Ringrazierò la società per tutta la vita”. Sulle sue spalle rimane la leggenda, quel 10 di Pelé e Ganso: “Mica semplice portare una simile responsabilità ad appena diciassette anni”. Ora il peso di quella maglia dovrà reggerlo alla Lazio: in Brasile è atteso solo l’annuncio. Freme nel ritiro della Selecao, persino l’amico Neymar: “Felipe merita il meglio”, tuona. E’ il suo gemello diverso, i due si amano: “Non dimenticherò mai i nostri pomeriggi risucchiati dalla playstation”. Magari indossavano già canotte colorate. Uno rivedrà presto Barcellona, l’altro è pronto a sbarcare a Roma: “I maccheroni sono sempre stati il mio piatto preferito”, svela Felipe. Pochi chilometri e si gusterà una saporita paella: “Il rapporto con Neymar è stupendo, è come un fratello. Mi ha aiutato tantissimo e non è affatto un cattivo ragazzo”, assicura Anderson, scuotendogli la cresta. E porgendogli un’aureola biancoceleste: altri miracoli sono sempre in attesa.

Cittaceleste.it

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