FLASH – Lotito va a processo

FLASH – Lotito va a processo

Di ALBERTO ABBATE ROMA – Ora non c’è più alcun dubbio, Lotito va a processo: 80 giorni d’indagini e 40 di proroga, riunione fiume ieri fra Palazzi e i suoi collaboratori, il deferimento è pronto. Verrà consegnato martedì con la “pena” al Superprocuratore Cataldi, ma la notifica dovrebbe slittare intorno…

Di ALBERTO ABBATE

ROMA – Ora non c’è più alcun dubbio, Lotito va a processo: 80 giorni d’indagini e 40 di proroga, riunione fiume ieri fra Palazzi e i suoi collaboratori, il deferimento è pronto. Verrà consegnato martedì con la “pena” al Superprocuratore Cataldi, ma la notifica dovrebbe slittare intorno al 25 giugno, in modo da consentire alla Procura Federale un ultimo incontro coi pm di Napoli per scrivere le conclusioni del rinvio a giudizio di Lotito, almeno per violazione dell’articolo 1 delle Noif (principi di lealtà e correttezza). Come richiesto dal presidente del Coni Malagò, la giustizia sportiva prima di quella penale, dove il presidente di Lazio e Salernitana è indagato per tentata estorsione in un’inchiesta nata dalla telefonata registrata dall’ex dg dell’Ischia Iodice. Nel mirino degli inquirenti una cassaforte di 22 milioni, più o meno, versato dalla Lega A – tra contributi diretti e Fondazione – alla Lega Pro. Per questo a Napoli vogliono anche approfondire i rapporti Lotito-Beretta e il flusso di elargizioni fra gennaio e febbraio scorso. A Via Campania sentite una quindicina di società di Lega Pro sulle “pressioni” ricevute da parte di Lotito: fra queste Savoia, Reggina, Albinoleffe, Grosseto, Pavia, Teramo (Campitelli, indagato a Catanzaro per il calcioscommesse), Ischia e Melfi. Il Gubbio avrebbe incontrato Lotito e ora sarebbe dalla sua parte: in cambio ha chiesto aiuto per il ripescaggio e tre rinforzi. Malagò vorrebbe che, se condannato, Lotito si dimettesse subito da consigliere federale, ma il numero uno della Lazio è pronto a resistere sino all’ultimo grado di giudizio. Solo una condanna di almeno 3 mesi e 16 giorni con una sentenza passata in giudicato decreterebbe, per legge, la sua automatica decadenza.

 

TUTTA LA FIGC A RISCHIO – Intanto la Procura di Napoli punta a scovare tracce dell’erogazione dei contributi federali alle società dell’ex serie C. Così – secondo l’accusa – il presidente di Lazio e Salernitana avrebbe fatto pressioni sui dirigenti perché votassero secondo le sue indicazioni nell’assemblea chiamata ad approvare il bilancio. Guarda caso, se il prossimo 30 giugno non verrà approvato, con tanto di sfiducia a Macalli, Tavecchio commissarierà la Lega Pro. Ma un rischio molto più grosso aleggia pure sulla sua testa. A Napoli incombe anche lo spettro delle «gravi irregolarità amministrative», che – secondo l’articolo 6 dello Statuto del Coni – motiverebbero il commissariamento dell’intera Figc: il sospetto dei pm è che Lotito, grazie al rapporto simbiotico con Tavecchio, oltre ad «apparire» ai suoi interlocutori «in grado di condizionare le corresponsioni dei contributi», fosse realmente in condizione di decidere chi, come, e quando – soprattutto se prima o dopo la chiusura dei bilanci, spartiacque per l’iscrizione ai campionati – riceveva quei contributi. Grazie all’abuso della “Fondazione per la mutualità generale”, l’ente previsto dalla Legge Melandri che gestisce i fondi stanziati dai proventi della vendita dei diritti tv e li indirizza al calcio minore. Nella telefonata con Iodice, Lotito faceva riferimento ad alcune “anticipazioni di cassa”. Ma perché allora non fare un salto anche in sede a Milano fra i bilanci della Fondazione?

NUOVO USO TIBERINA? – Controlli dunque anche sulla Federcalcio srl, una società di capitali interamente controllata dalla Figc, che di recente ha rinnovato gli organi di governance con molte polemiche. Dentro c’è anche Lotito, che ha piazzato nel collegio sindacale il suo commercialista di fiducia. La Federcalcio srl gestirà anche la gestione della costruzione del nuovo centro federale con otto campi, una sede per gli uffici, la foresteria e un auditorium-centro congressi. Ovviamente il presidente di Lazio e Salernitana non poteva non offrire come sito i suoi terreni sulla Tiberina, dove è stato ostacolato il suo progetto dello Stadio delle aquile.

Cittaceleste.it

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