Floccari all’esame da vice-Klose

Floccari all’esame da vice-Klose

ROMA – Un parco attaccanti ricco, una rosa piena di petali da sfogliare, una lista perennemente in overbooking. Davanti a tutti l’imprescindibile Miroslav Klose, dietro tutti gli altri: Mauro Zarate, Libor Kozak, Tommaso Floccari, Antonio Rozzi e Sergio Floccari. Tra loro, proprio quest’ultimo ha il profilo che meglio sembra combaciare…

ROMA – Un parco attaccanti ricco, una rosa piena di petali da sfogliare, una lista perennemente in overbooking. Davanti a tutti l’imprescindibile Miroslav Klose, dietro tutti gli altri: Mauro Zarate, Libor Kozak, Tommaso Floccari, Antonio Rozzi e Sergio Floccari. Tra loro, proprio quest’ultimo ha il profilo che meglio sembra combaciare con quello del campione tedesco, che possa restituirgli ossigeno e preservarlo per la lunga stagione biancoceleste che lo aspetta. Floccari durante tutte le sue precedenti esperienze, non ultima quella della gestione Reja, ha dimostrato di essere una punta molto tecnica e moderna, in grado di fare reparto da solo, di sapersi sacrificare al servizio della squadra muovendosi a tuttocampo. Senza dimenticare l’eperienza acquisita all soglia dei trenta primavere compiute quest’anno.

L’ex-tecnico laziale, fin da suo arrivo nel gennaio del 2010, lo promuose immediatamente titolare, premiato dalle nove reti del calabrese che condussero la Lazio alla salvezza. Dal punto di vista dei numeri, con le sue 56 marcature in 217 partite giocate tra coppe e campionato, forse non eccelle come supercannoniere. Un gol ogni quattro presenze non può certo incalzare la gerarchia dominata da Miro-gol, che invece va in rete ogni due e mezzo, ma i due si somigliano per presenza in campo e grande partecipazione alla manovra d’attacco. Bruno Giordano, ai tempi della sua militanza a Messina, disse di lui che: «Pochi centravanti pos­siedono le sue doti tecniche», mentre lo stesso Edy Reja lo definì: «Il mio regista offensivo. Può fa­re tutto, la prima e la seconda punta». Un calciatore che sembra fare al caso di Vladimir Petkovic, che fa del movimento e degli scmbi di posizione, una della maggiori virtù del suo stile di gioco.

Piace agli allenatori, che una volta apprezzate le sue doti dentro e fuori dal campo, gli hanno sempre consegnato tra i primi una maglia da titolare. Un ragazzo umile, intelligente e volitivo, pregi che trasferisce a perfezione nel rettangolo verde, aggiungendo le sue indiscusse qualità tattiche e tecniche. Davanti però c’è sempre lui, Miro Klose, mentre il modulo schierato da Petkovic prevede l’utilizzo di un’unica punta di ruolo. E allora? Allora non rimane che ritagliarsi i suoi spazi, alle spalle di una semi-leggenda, che a questo punto non può che dare una dimensione di grande squadra al reparto offensivo capitolino. Lo voleva l’Inter come vice Milito, una big del calcio italiano, per questo la panchina della Lazio non può essere da meno, così come l’ombra del centrvanti ex-Bayern rispetto a quella dell’argentino.

Del traffico che avrebbe dovuto affrontare in avanti, era già ampiamente informato. Certo, le premesse della vigilia potute osservare durante il ritiro, sembravano orientarsi verso una formazione a due punte, dove avrebbo potuto trovare maggior spazio, ma ha deciso di restare. Merito della sua volontà, perchè il Bologna nell’ultimo giorno di mercato, era pronto a soddisfare le richieste di Lotito, ma ormai la decisione era stata presa. Merito anche del nuovo allenatore croato, che ha saputo stimolarlo mettendolo alla pari con gli altri, consigliando la società di attendere sulla sua cessione, perchè voleva valutarlo in prima persona fin dai primi giorni di Auronzo di Cadore. Lui ha dato il massimo e, in assenza di Klose in permesso di riposo dopo le fatiche di Euro2012, è stato promosso a prima alternativa per l’attacco.

Poi il tedesco è tornato, gli spazi si sono inesorabilmente chiusi, anche per una democratica gestione delle risorse di mister Petkovic che, in una delle poche occasioni utili contro il Mura05, ha premiato il collega di reparto Libor Kozak. Contro il Genoa però, ci si aspettava potesse essere nuovamente il turno del “Boia di Vibo Valentia”, invece la casacca è stata nuovamente cosengnata all’attaccante ceko, autore tra l’altro, di una prestazione negativa. Sono 41 i minuti giocati fin ora, di cui trentatre a Napoli sul 3-0, quasi una stonatura sullo spartito che era stato composto in tutto il precampionato. La certezza è che però, in considerazione delle tre competizioni, il numero 99 biancoceleste troverà modo di mettersi in mostra, probabilmente già da giovedì contro il Maribor, per ritagliarsi quel ruolo che sembra proprio della sua misura.

 

Francesco Pagliaro

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