FOCUS – Fate Dabo ambasciatore della Lazio contro il razzismo!

FOCUS – Fate Dabo ambasciatore della Lazio contro il razzismo!

ROMA – Fatelo ambasciatore biancoceleste, quel “pazzo” di Lazio. Lo ha dimostrato in questi giorni, Dabo sarebbe l’immagine perfetta del club capitolino nel mondo. Lo è già in Francia. Oggi pubblica sul suo profilo facebook un articolo di Sofoot, questo il contenuto: “Domenica la Curva Nord della Lazio sarà chiusa…

ROMA – Fatelo ambasciatore biancoceleste, quel “pazzo” di Lazio. Lo ha dimostrato in questi giorni, Dabo sarebbe l’immagine perfetta del club capitolino nel mondo. Lo è già in Francia. Oggi pubblica sul suo profilo facebook un articolo di Sofoot, questo il contenuto:

“Domenica la Curva Nord della Lazio sarà chiusa a causa dei cori razzisti di alcuni tifosi laziali. La settimana successiva toccherà a quella della Roma (la curva Sud), chiusa per gli stessi motivi. Piuttosto che applicare una sanzione stupida e cattiva, non sarebbe tempo di agire, veramente? Il vaso è colmo. La Curva della Lazio sarà chiusa domenica 25 agosto contro l’Udinese, quella della Roma conoscerà la stessa sorte domenica 1 settembre contro l’Hellas Verona. Le ragioni di queste sospensioni sono semplici e sempre le stesse in Italia: degli idioti hanno intonato dei cori razzisti, i così detti “buu” contro i giocatori di colore. I tifosi della Roma avevano preso di mira Mario Balotelli nell’ultimo Milan-Roma. Quelli della Lazio se la sono presa con Pogba, Ogbonna e Asamoah nella Supercoppa di domenica sera. Dei comportamenti di una stupidità inauditi, che penalizzeranno la loro squadra, ma anche, e soprattutto, i veri tifosi, quelli che vanno allo stadio per cantare, incoraggiare e fischiare un giocatore avversario perché è pericoloso, non perché è nero. Eh sì. Questi qui, che sfogano la loro rabbia sui social network o sui forum, non ne possono più del comportamento di alcuni irresponsabili che vengono sempre a rovinare la festa. E’ una malattia/un virus di cui non ci si riesce a sbarazzare e che dura da molti anni. Questo virus che oggi ha fatto molto male alla Lazio, che trascina l’immagine di “squadra di razzisti”. E’ un bel paradosso: tra Ciani, Cavanda, Onazi, Konko, Keita e Tounkara, non ci sono mai stati così tanti giocatori neri nella Lazio. Questi giocatori, quando vestono la maglietta biancoceleste, sono osannati dal pubblico. Ci ricordiamo d’altra parte l’accoglienza folle che aveva ricevuto Cisse quando arrivò a Roma. D’altra parte, quando uno dei giocatori avversari di pelle nera (non importa che sia africano, honduregno, brasiliano…) che tocca palla, i cori razzisti riprendono alla grande. Questo si può spiegare per il fatto che, fra la manciata di imbecilli che lanciano dei “buu” razzisti, pochi sono veramente razzisti, nel senso ideologico del termine. E’ in effetti lontano il tempo in cui la Curva Nord (e la Curva sud!) erano realmente politicizzate. Le due, lo sono sempre storicamente (anche quelle degli altri stadi), ma siamo lontani anni luce dal contesto della fine degli anni ’90/inizio 2000, quando comparivano gli striscioni pro-Arkan srotolati in Nord, gli striscioni antisemiti in Sud, o le croci celtiche fiorite qua e là.

Oggi i cori razzisti non sono neanche più basati su delle vere e proprie ideologie razziste. Sono dei cori imbecilli, dei cori d’ignoranza e di ignoranti. D’altra parte alcuni tifosi non esitano ad ammettere pubblicamente e apertamente, che agiscono unicamente per “rompere le palle” al mondo: “Non siamo affatto razzisti, lo facciamo solo per disturbare/infastidire. Per disturbare? Ma disturbare chi? Disturbare la squadra per cui fanno il tifo? Disturbare il 99% dei tifosi della squadra? Eh sì, questi li disturbate sicuramente, è certo. D’altra parte, sono spesso dei giovani di 16-20 anni a farlo. E gli altri seguono, senza rendersi conto dell’impatto dei loro atti. Soprattutto, dell’impatto, se ne fregano. L’anno scorso, la Lazio ha dovuto disputare due partite a porte chiuse in EL (ottavi e quarti di finale) a causa delle stesse ragioni. L’UEFA aveva in effetti pizzicato 13 persone che facevano dei saluti romani in Curva, durante i 16esimi di finale contro il Borussia Monchengladbach. 13 persone, su uno stadio che quel giorno vedeva presenti 30mila persone. Questo non è servito da lezione. Già dal primo match della stagione, buu. E anche se si spiegherà loro che ciò non si fa, che è un reato commettere un atto di discriminazione razziale, continueranno a fregarsene. A loro, fa divertire fare il verso della scimmia a un giocatore nero. Allora lo fanno. E non sono (per la maggior parte) né razzisti, né fascisti, né nazisti. Ma non bisogna credere che quelli della Lazio sono i soli. Quelli delle altre squadre non sono da meno. L’anno scorso per esempio, durante un derby primavera tra Lazio e Roma, dei tifosi della Roma avevano fatto dei “buu” verso il giovane giocatore della Lazio, Mamadou Tounkara. Un ragazzino di 17 anni. Impossibile non citare la Juventus. Paul Pogba, vittima dei cori razzisti domenica, si è “fatto moralizzatore” dopo la partita, ma cosa avrà pensato quando alcuni tifosi della Juve hanno intonato cori razzisti contro Balotelli e Boateng? “Se saltelli muore Balotelli”, avevano cantato qualche anno fa durante un Juve-Inter.

Bisogna comunque tentare di sapere dove comincia e dove finisce la discriminazione. I “buu” sono ormai conosciuti, riconosciuti e puniti. Sappiamo che attaccano i giocatori neri. Ma gli altri? I giocatori neri sono i soli a essere toccati dalla discriminazione di alcuni tifosi? La risposta evidentemente è no. Nel 2007, la Curva dell’Inter era stata chiusa per una gara, dopo uno striscione ironico, esposto durante una partita contro il Napoli, che recitava “Napoli, fogna d’Italia”. A proposito, i napoletani ne ricevono spesso. “Napoletani c’hanno il colera”, o ancora “Napoli non è Italia”, abbiamo potuto leggere nei loro spostamenti a Roma o a Torino. La discriminazione c’è dappertutto. Nelle tribune italiane, non c’è nessun problema a trattare i propri avversari da “burini”, da “calabresi”, o da “zingari”. Non è anche questa discriminazione? Beh, sì. Qualche giorno fa, il ministro nero Cécile Kyenge, è stata trattata da scimmia da Roberto Calderoli, uno dei membri della Lega Nord, senza provocare alcuna rivoluzione (“Quando vedo le immagini della Kyenge, non posso impedirmi, anche se non dico che lo sia, di vedere delle somiglianza con un orango”). Come spiegare poi a dei ragazzini di 16-18 anni, che non bisogna fare l’urlo della scimmia verso i giocatori neri allo stadio? E’ complicato. Ed è per questo che chiudere una Curva per una partita non serve a nulla. Sì, d’accordo, serve “da l’esempio”, “per dissuadere gli altri”. Bla, bla, bla. OK. Ma alla fine non avrà alcun impatto nel lungo termine. Il problema deve essere preso di petto, come l’Inghilterra aveva fatto con gli hooligans molti anni fa. E’ così difficile fare la stessa cosa con degli idioti che fanno “buu”? Sarebbe sufficiente già che qualche capo di Curva alzasse la voce affinché alcuni riflettano due volte prima di rifarlo ancora. E se ciò non bastasse, stewards, polizia, fuori signori, controlli d’identità e radiati dallo stadio. Bisogna utilizzare le maniere forti. Allora signori della Lega Calcio, della Federazione, della Giustizia sportiva, piuttosto che dare una pena del genere (comunque meritata), agite. Ma agite veramente. Perché i club, da soli, sono impotenti davanti ai problemi (mettere “No Racism” sulla propria maglietta, è buona cosa, ma con poco impatto). Perché questo problema è durato troppo. E durerà ancora, se nessuno si deciderà a combatterlo veramente”.

Cittaceleste.it 

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