FOCUS – Lazio d(‘)annata: più invecchia meno è buona

FOCUS – Lazio d(‘)annata: più invecchia meno è buona

ROMA – Numeri e coincidenze. Quelli che, da tre anni a questa parte, condannano la Lazio a spegnere gli ardori nell’ultima parte della stagione. Tanto nei primi due targati Reja, quanto in quello corrente sotto la guida di Vladimir Petkovic. Fino a Natale si vola, ma con l’anno nuovo ogni…

ROMA – Numeri e coincidenze. Quelli che, da tre anni a questa parte, condannano la Lazio a spegnere gli ardori nell’ultima parte della stagione. Tanto nei primi due targati Reja, quanto in quello corrente sotto la guida di Vladimir Petkovic. Fino a Natale si vola, ma con l’anno nuovo ogni volta, si ricade nello stesso, vorticoso, calo di rendimento. Con tredici punti in quindici partite, quello subito quest’anno è il più lampante in assoluto. In tono maggiore rispetto alla fase finale della stagione passata, che si è comunque distinta, in negativo, per i suoi soli 29 punti conquistati nel girone di ritorno. Meno evidente, ma comunque determinante, quello del campionato 2010-2011; chiuso a sessantasei punti a pari merito con l’Udinese, rimane il miglior risultato dell’ultimo trienno. Anzi. E’ stato il vertice nel grafico della gestione Lotito, la cui linea quindi, è in lenta, ma costante discesa. Perfettamente contrapposta a quella dell’età media della rosa, che sale incessabilmente anno dopo anno. Allo stato attuale sfiora quota ventinove, la più vecchia della Serie A, pagando sempre tutte le controindicazioni del caso, senza mai sfruttare il vantaggio dell’esperienza nei momenti cruciali. Laddove si parla di un organico dal tasso tecnico elevato, ma non eccezionale, inevitabile pensare che la componente fisica non giochi un ruolo fondamentale. Soprattutto nell’ottica delle tre competizioni.


Come non credere che il dato anagrafico, in considerazione di una rosa pressochè invariata, non sia quello scatenante di un’equazione sempre uguale? La costante è rappresentata dagli infortuni, sempre numerosi e puntuali col sopraggiungere della primavera, quando gli atleti sono chiamati allo sforzo decisivo. Una ciclicità che, apparentemente, sembra oltretutto sgretolare leggende passate di una preparazione pre-campionato sbagliata: chiedere allo staff di Edy Reja. Senza tralasciare la componente caratteriale degli interpreti in campo, ripetitivamente tacciata di poco spessore, con rarissime eccezioni. Poi il mercato che non aiuta, e le poche alternative su livello dei titolari che potrebbere evitare il pericoloso sovrautilizzo dell’undici di base. Tant’è, che l’età di fa sentire. Non a caso le strategie del diesse Igli Tare, nell’imminente sessione di calciomercato, sembrano decisamente orientate al rigiovanimento della rosa. Un passaggio necessario, tanto più che tre degli elementi più giovani in organico, come Cavanda(22), Zarate(26) e Diakitè(26), sono ormai da considerarsi fuori dal progetto tecnico biancoceleste. Libor Kozak(23) invece, potrebbe finire sul mercato, ma per lui è pronto il passaggio di testimone con il ventenne attaccante colombiano Brayan Perea. Attingere dalla Primavera di Bollini potrebbe facilitare il processo, come nel caso di Onazi. In attesa che i vari Rozzi, Cataldi e Keita ne seguano le orme. C’è parecchia strada da fare, ma intanto durante il cammino, c’è un derby di Coppa Italia che una Lazio “d’annata”, o dannata, può esorcizzare con uno scatto di incosciente giovinezza.

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