Hernanes:’Mercato? Voglio vincere qui’

Hernanes:’Mercato? Voglio vincere qui’

Il profeta biancoceleste a pochi giorni dal derby si racconta a IlMessaggero… Perchè il Profeta?«Mi piace declamare i versi della Bibbia, molti li conosco a memoria. Poi, quando con il San Paolo lottavamo per diventare campioni per la terza stagione di fila, entravo nello spogliatoio e dicevo agli altri “ciao…

Il profeta biancoceleste a pochi giorni dal derby si racconta a IlMessaggero…

Perchè il Profeta?
«Mi piace declamare i versi della Bibbia, molti li conosco a memoria. Poi, quando con il San Paolo lottavamo per diventare campioni per la terza stagione di fila, entravo nello spogliatoio e dicevo agli altri “ciao tricampeòn”. Vincemmo ancora e divenni il profeta».

Come motiverà i suoi, il giorno del derby?
«Che il fondo lo abbiamo toccato a Catania, che eravamo in alto e siamo caduti rovinosamente. Che questa è una partita diversa dalle altre ma che il passato recente, tutto quello che abbiamo fatto, è il nostro bagaglio vincente».

La ascolteranno? 
«Glielo leggo negli occhi, la pensano già come me. L’Europa ci ha fatto vivere l’attesa con minore ansia, ora due giorni di concentrazione assoluta».

Che ne pensa della nuova Roma di Zeman?
«Ha la giusta mentalità, il calcio è attacco e spettacolo. Ma per vincere le partite e soprattutto un campionato la difesa è fondamentale».

Mister Petkovic?
«Sposta sempre in alto l’asticella, ci dà obiettivi precisi. Crede in noi e nell’imporre sempre il gioco».

Con Reja era diverso?
«Come impostazione sì».

E poi sostituiva sempre lei?«Ma non l’ho mai contestato, a volte ero solo amareggiato».

Hernanes e Roma?
«La vivo poco, ora abito sulla Cassia e sto molto con la mia famiglia. Ma è perfetta. I tifosi sono fantastici, solo che vogliono sempre baciarti e in Brasile tra uomini non usa. Giorni fa uno mi ha spedito un bacio da lontano, io ho sorriso e lui mi ha gridato “Però sono romanista”. Magari perché il derby era ancora lontano».

Pregi e difetti?
«La determinazione, il perfezionismo. La tecnica non è un dono di Dio, con la tenacia puoi arrivare dove vuoi. Io sono destro naturale, un giorno ho deciso che volevo diventare mancino, ho preso a imitare in tutto il mio idolo giovanile, Felipe del Vasco da Gama. Ora calcio indifferentemente con i due piedi. Però scrivo con la sinistra- continua il Profeta- Anche in campo se mi metto in testa di fare un’azione voglio andare fino in fondo. Sto lavorando su questo: essere più eclettico, imprevedibile».

In campo come nella vita?
«Già, ho obiettivi precisi. Conta più vincere che guadagnare. Aiutare gli altri conta ancora di più».
Poco a che fare con questo calcio tutto denaro.«Ma il calcio è il prodotto di un modo di pensare. Il calcio è uno specchio del mondo. E nel mondo ci sono ancora purtroppo i privilegiati e gli sfruttati».

Uscirà dal calcio a fine carriera?
«Sì, ho anche pensato di diventare un pastore evangelico, magari non sarà così ma vorrei aiutare i giovani a trovare la loro strada in tutti i campi possibili, non solo nello sport. Un educatore, ecco».

Cosa dice della vicenda scommesse?
«Per me impensabile, in Brasile questa piaga non esiste. Ma lo dicevo: siamo parte di questo mondo. Di certo nessuno verrà mai da me a chiedere di vendere o comprare una partita».

E degli arbitri? Ricordando Firenze.
«In campo penso solo a quello che devo fare, sono un professionista e non posso, anzi non voglio proprio credere alla malafede. Altrimenti dovrei smettere. Vi sembrerà strano ma il fallo che ho fatto a Firenze era un’entrata di gioco, non una frustrazione per la direzione di Bergonzi».

Il calcio in Brasile è diverso, è ancora allegria?
«E’ più spontaneo, poco tatticismo, marcature più blande. In Italia e in Europa qualsiasi squadra può metterti in difficoltà con l’organizzazione. Lo preferisco, mi piace avere compiti precisi, eseguendoli tutto viene meglio, fai parte di un tutto».

Il suo sogno?
«I mondiali brasiliani. Ma in nazionale ci va chi vince, non solo chi gioca».

La Lazio allora è stata una scelta azzardata, rispetto chessò a un Real o a un Manchester?
«Io ho vinto in patria e poi sono andato via perché sono curioso delle altre realtà, volevo cimentarmi, non ho mai pensato che Liga o Premier fossero migliori. Tante voci ma solo la Lazio mi ha cercato seriamente e le sono grato. Se potrò vincere lo farò qui».

Mai pensato di andar via?
«Ci sono momenti in cui tutto va storto. Ma li ho sempre superati. L’ambiente e le ambizioni del gruppo contano più di un ingaggio maggiore. Siamo un ottimo gruppo e Klose, con la sua capacità di segnare ma soprattutto di partecipare al gioco ne è l’esempio lampante. Vorrei vincere qui e guadagnarmi la nazionale. E quando mi metto in testa una cosa non penso ad altro. E’ il mio lavoro».

La rete più bella?
«Uno recente, il secondo al Chievo».

Campioni a confronto: Messi o Cristiano Ronaldo?
«Ho avuto un debole per Ronaldinho, estro puro. Non saprei giudicarlo però fuori dal campo perché non lo conosco. Messi sotto porta è più letale di Ronaldo. Ma il giocatore più completo che ho visto in carriera è Zidane».

Quale partita ha nel cuore?
«Il penultimo derby, vinto con Klose nel finale».

Tre gol tutti su rigore nei derby?
«Se ce ne sarà un altro, lo tirerò ancora io».

Simone Davide

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