I gemelli Filippini danno l’addio fra i campioni

I gemelli Filippini danno l’addio fra i campioni

Tre quarti dei bresciani non riescono ancora a distinguerli, eppure tutti li conoscono e ci sono affezionati perché rappresentano l’essenza pura della loro terra, la nostra terra, a partire dalla cadenza della voce, dall’accento, fino ad arrivare all’operosa abnegazione che li ha sempre contraddistinti nel cuore caldo del campo di…

Tre quarti dei bresciani non riescono ancora a distinguerli, eppure tutti li conoscono e ci sono affezionati perché rappresentano l’essenza pura della loro terra, la nostra terra, a partire dalla cadenza della voce, dall’accento, fino ad arrivare all’operosa abnegazione che li ha sempre contraddistinti nel cuore caldo del campo di calcio. Sono i Filippini, i gemelli «A» ed «E», Antonio ed Emanuele, due vite da mediano che insieme formano un pezzo grande della Brescia pallonara, una specie di istituzione doppia e monozigotica della parabola pluricentenaria biancazzurra. Un lungo doppio capitolo di gioie e dolori, polveri e altari, in un’altalena di emozioni così simile alla storia stessa del club delle rondinelle, come le battezzò ormai quasi novant’anni fa il Bogia di Sant’Eufemia (così almeno sostiene la storiografia).
Hanno smesso di giocare da due o tre anni, Anto ed Ema, ma solo adesso hanno sentito in qualche modo l’esigenza di salutare con una partita d’addio, a Urago Mella, quel pubblico che aveva loro perdonato anche la famigerata finale di Livorno del 2009, quando vestivano la maglia amaranto e soffiarono la serie A al loro Brescia. «Avevamo la morte nel cuore – hanno più volte raccontato i due – ma allo stesso tempo eravamo felici per aver centrato il nostro obiettivo. È il destino di noi calciatori». Urago Mella non è un posto a caso. È casa loro. È dove tutto iniziò più di trent’anni fa. «Sul campo dell’oratorio abbiamo cominciato a giocare e lì volevamo tornare per l’ultima partita – ha spiegato Antonio, 39 anni, oggi allenatore della Berretti della FeralpiSalò, di cui Emanuele è responsabile del settore giovanile – È come chiudere un cerchio, toccando l’ultimo pallone dove tanto tempo fa avevamo accarezzato il primo». L’appuntamento è per un lunedì, il 24 di settembre, e l’idea è un triangolare: Urago Mella, Brescia e All Stars. «Sono le tre squadre in cui abbiamo giocato – spiegano «A» ed «E» – Ci saranno tanti nostri compagni di avventura, quelli degli esordi, quelli del Brescia e quelli che abbiamo incontrato nel nostro viaggio». Lo chiamano così, viaggio, e in effetti c’è tanta strada nei loro sandali: Ospitaletto, Parma, Palermo, Lazio, Treviso, Bologna, Livorno. Tanti posti, tanti inviti. «Abbiamo da poco iniziato a fare le telefonate. Chi ci sarà? Beh, abbiamo già sentito Hubner, Diamanti, Pirlo, Bonera. Poi sull’elenco ci sono Cristiano Lucarelli e Galante, Rossini, Raimondi, il nostro amico di Castenedolo Nick Pavarini, che gioca ancora nel Parma, Fede Agliardi. In più speriamo che vengano i napoletani Maggio e Dossena…».
Sì, ma i sogni veri sono due, Pep Guardiola e Roby Baggio, loro compagni nel grande Brescia d’inizio Duemila. «Sarà dura, li sentiremo in questi giorni. Roby va e viene dall’Argentina perché come tutti sanno la sua vera passione è la caccia, mica il calcio, mentre Pep sta sempre in giro ora che è fermo. Ma con entrambi abbiamo ancora un rapporto speciale. Chissà». Mancano ancora i dettagli, ma l’idea è un ingresso a offerta libera per aiutare gli amici dell’Urago, glorioso club cittadino alle prese come tutti con le difficoltà finanziarie. Tu chiamalo, se vuoi, tackle (doppio) alla crisi. E al tempo.

Fonte: Corriere della Sera

Cittaceleste.it

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