IL CONFRONTO – I tifosi del Feyenoord mica sono i laziali…

IL CONFRONTO – I tifosi del Feyenoord mica sono i laziali…

di ALBERTO ABBATE ROMA – Un sacco di Roma, poche pene per gli olandesi. Così l’Italia sembra terra di nessuno. C’è un precedente molto recente che meglio di tutti esemplifica la differenza con quanto succede all’estero. Ventotto novembre 2013, si gioca Legia-Lazio, sempre Europa League, a Varsavia. Il lancio di…

di ALBERTO ABBATE

ROMA – Un sacco di Roma, poche pene per gli olandesi. Così l’Italia sembra terra di nessuno. C’è un precedente molto recente che meglio di tutti esemplifica la differenza con quanto succede all’estero. Ventotto novembre 2013, si gioca Legia-Lazio, sempre Europa League, a Varsavia. Il lancio di sassi da parte di una manciata (non è un caso che appena tre sarebbero stati subito rinviati a giudizio) di laziali scatena il caos in Polonia. “Giustifica” una reazione furibonda delle forze dell’ordine – definita 24 ore dopo “azione preventiva” – che porta all’arresto di addirittura 149 tifosi biancocelesti. La maggior parte è accusata di semplice “adunanza sediziosa” per essersi data appuntamento, intorno alle 16, in piazza Ulica Marszalkowska all’Hard Rock per raggiungere il Pepsi Arena. Un portavoce della polizia, Andrzej Browarek, all’agenzia France Press, racconta: “I poliziotti che scortavano i tifosi della Lazio verso lo stadio sono stati presi di mira da un lancio di pietre. Sono stati subito circondati da imponenti forze di polizia, erano in assetto antisommossa, tenevano in mano scudi in plastica e fucili con proiettili in gomma. I supporter erano aggressivi, ecco perché abbiamo deciso di intervenire”. Ammanettati, immobilizzati al suolo dalla forza di una trentina di camionette. Di quelle “armi biancocelesti” oggi nessuna traccia.

 

 

TESTIMONIANZE – Glaciale la reazione a Varsavia, a differenza di quanto era accaduto ai 2mila polacchi che a Roma (appena 13 arresti, 8 daspo), all’andata, avevano messo a soqquadro la capitale come successo coi tifosi del Feyenoord giovedì. Poi regolarmente dentro lo stadio. In Polonia, quasi duecento donne, padri e bambini “sequestrati” dagli agenti fuori dal Pepsi Arena per quattro ore: test dell’alcool all’ingresso, sequestro di tutte le macchine fotografiche per gli altri. Oltre i 149 fermati, che pian piano sarebbero rientrati – tutti tranne 22 – nei giorni successivi in Italia pieni di testimonianze agghiaccianti nei trolley: chi parlava di rastrellamenti veri e propri, chi addirittura raccontava d’essere stato prelevato dentro i taxi e negli alberghi.“Qualsiasi assembramento formato da più di 5 persone veniva preso e portato in caserma. C’erano posti di blocco ovunque, ragazze strattonate”, la testimonianza di Lorenzo. E i messaggi di genitori in ansia e le lettere di denuncia al nostro giornale: “La polizia ha ingannato i tifosi, portandoli in delle stradine, con la scusa di un corteo verso lo stadio, e ha picchiato chiunque indistintamente. Altro che delinquenti, siamo stati trattati peggio dei terroristi”. Peggio, secondo il reduce Riccardo: “Trattati come prigionieri di guerra, ammassati a fine partita vicino a un fiume con i cani della polizia, che ci saltavano addosso”.

IL CARCERE – Forsennata l’opera della diplomazia italiana a Varsavia per quella che rimane ancora una “Italian History X”. Sopratutto per quei 22 laziali, poi 10, che passarono più di un mese nel carcere di Bialoleka. Coi genitori in esilio nelle ambasciate, appesi alle sbarre dei figli per un’ora al giorno. Il daspo di 2 anni fu solo un souvenir in valigia di quel viaggio horror. Gli ultimi due “reduci”, Matteo Buttinelli e Daniele De Paolis, sarebbero stati liberi soltanto il 27 gennaio. Sessantuno giorni dopo l’arresto perché scaduti i termini della custodia cautelare. Altre leggi, diverse e inique. Una barbarie non dovrebbe avere paese. Rotterdam ha un molo da cui sono salpati questi teppisti, ancora una volta in Italia hanno trovato un porto franco. Quanto sei bella Roma…

Cittaceleste.it

 

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