Di Canio, ‘Uccidere o curare’

Di Canio, ‘Uccidere o curare’

Paolo di Canio sta conquistando l’Inghilterra: è uno dei tecnici emergenti del panorama inglese, ha vinto la League Two con lo Swindon con 93 punti lo scorso anno, battutto due quadre di Premier, arrivato in finale di Johnstone’s Trophy Cup a Wmbley. I suoi modi controversi, il suo carattere sono…

Paolo di Canio sta conquistando l’Inghilterra: è uno dei tecnici emergenti del panorama inglese, ha vinto la League Two con lo Swindon con 93 punti lo scorso anno, battutto due quadre di Premier, arrivato in finale di Johnstone’s Trophy Cup a Wmbley. I suoi modi controversi, il suo carattere sono da sempre croce e delizia: l’ultimo episodio la sostituzione del suo portiere Foderingham, domenica scorsa, dopo appena 15 minuti. Troppo duro, molti hanno criticato, e Di Canio così ha spegato, durante un’intervista-fiume al Daily Mail: “‘Era confuso.Questo è il motivo per cui l’ho tirato fuori. In caso contrario, avremmo perso la partita 8-0 e sarei stato chiamato un asino. Io sono uno straniero, cerco di infondere disciplina inglese e le regole. E gli inglesi che  dicono? “No, no, non deve turbare i giocatori”. Ho letto un tweet da Rio Ferdinand. Lui è il mio amico,e ha detto: “Oh no, Di Canio è stato troppo duro e  questo portiere ora ha un grosso problema di fiducia. Io voglio dirti, amico mio Rio,  che negli ultimi due anni ti ho visto più su Twitter che sul campo“. Una forte personalità, controversa, che il mister così spiega:’Mio padre (Ignazio) era un muratore, che lasciava la casa alle cinque del mattino per prendere un autobus al lavoro. Mia madre aveva a carico l’educazione di quattro ragazzi e tutti abbiamo vissuto con 250 sterline al mese. A 17 anni, mi sono reso conto che avevo  capacità per il calcio e ho promesso sempre di usarlo per dare il massimo e aiutare la mia famiglia. Alla Lazio, ero un idolo per metà di Roma, ma ho vissuto a casa per i primi 18 mesi, per dare i miei genitori tutti i miei soldi.Non avevo neanche i soldi per comprarmi una macchina. Mio padre mi ha dato la migliore lezione di vita. Avevo 25 anni, ero uno dei migliori giocatori di Napoli, marito e padre. Ero arrabbiato che l’Italia non mi aveva scelto per la Coppa del Mondo del 1994 e ho risposto a mia madre in modo maleducato a tavola. Davanti a tutti, compresa mia moglie e mia figlia, mio padre si alzò e mi schiaffeggiò. Poom! Me lo meritavo, ero stato arrogante e stupido‘. E infine l’ambizione, quella da sempre mostrata durante la carriera di calciatore:”‘Penso due o tre anni  a Swindon, quindi passare in Premier League per 10 anni. Dopo di che, la squadra nazionale inglese per quattro anni, per portare questa nazione a una finale dei Mondiali. E, quando saremo diventati tutti eroi, mi ritirerò in Piemonte per prendermi cura dei miei ristoranti.Mourinho ha fatto  cose forti. Fece il segno delle manette all’arbitro con l’Inter.Non sto dicendo di essere come lui, ma perché non posso averne la possibilità, se continuo a vincere? Non è possibile risparmiarsi se si vuole raggiungere la cima. Non so se ci arriverò, ma è il mio sogno. Questo lavoro ti rende pazzo, ma è bello‘. Inconfondibilmente Di Canio, anche nel suo stile da allenatore:”Io guardo i miei giocatori come fratelli. E se mio fratello facesse un errore aspetterei che mi dicesse: “Voglio un pugno in faccia, perché so il mio potenziale”. I giocatori mi conoscono dopo 16 mesi. Posso iniziare delicato ma, ad un certo punto, hanno a che fare con la pressione. E’uccidere o curare‘.

 

Luca Bombieri – Cittaceleste.it

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy