Inzaghi, “Lazio, puoi farcela!”

Inzaghi, “Lazio, puoi farcela!”

Otto vittorie di fila in altrettante giornate del campionato Allievi Nazionali. Simone Inzaghi ha stabilito il nuovo record per la Lazio. E suo fratello Pippo, mister degli Allievi del Milan, allena la squadra che ha subìto meno gol prendendo in esame tutti i gironi. Ora non si prendono più in…

Otto vittorie di fila in altrettante giornate del campionato Allievi Nazionali. Simone Inzaghi ha stabilito il nuovo record per la Lazio. E suo fratello Pippo, mister degli Allievi del Milan, allena la squadra che ha subìto meno gol prendendo in esame tutti i gironi. Ora non si prendono più in giro per i gol segnati o sbagliati sotto porta, ma si scambiano consigli sulla tattica e sulle sostituzioni, che in passato avevano sempre poco gradito. E’ la terza stagione da allenatore per Inzaghino, che a giugno era entrato nei pensieri della società biancoceleste anche per la panchina della Primavera o per un’eventuale promozione nello staff di prima squadra. Contratto in scadenza: a fine stagione, con Lotito e il ds Tare, si disegnerà il percorso futuro. Oggi Simone si diverte con gli Allievi classe ’96, sta stracciando ogni primato, in poco più di due anni ha perso soltanto due partite (una a Palermo e l’altra con la Sampdoria nella semifinale scudetto) ed è stato segnato dalla tragica scomparsa di Mirko Fersini, a cui la Lazio ha appena dedicato il campo centrale di Formello. I suoi sorrisi sono legati al figlio Tommaso, undici anni, attaccante al Football Club, e ad un nuovo Inzaghino in arrivo. Gaia, la sua compagna, è in dolce attesa e con il nuovo anno gli regalerà un altro figlio.

Otto vittorie di fila per gli Allievi Nazionali di Simone Inzaghi. Per la Lazio è record. Contento?
«E’ una bella soddisfazione, ma dobbiamo proseguire. Anche il Parma di Lucarelli ha infilato lo stesso en-plein, in un altro girone. Noi ora siamo primi e la Roma ci segue, alle finali nazionali si qualificano le prime due. Domenica dovremo cercare di vincere a Vicenza. Ci aspetta la terza in classifica. Ho preso un gruppo nuovo, è stata una scoperta, sono tutti ragazzi del ’96, nati e cresciuti a Roma. Sta andando bene, ma dovremo proseguire».

In un altro girone c’è il Milan di suo fratello Pippo.
«Chissà, magari ci troveremo a sfidarci al torneo di Arco di Trento oppure alle finali nazionali di Chianciano Terme nel prossimo giugno. Pippo lo vedo bene, si diverte. E poi ha messo su una bella difesa. Il Milan è la squadra che sinora ha preso meno gol di tutti. Non so se è strano o casuale per un bomber come lui».

L’ha convinto anche lei a diventare allenatore?
«Credo abbia fatto la scelta più giusta. Forse poteva continuare a giocare per un anno o due, serano fatte avanti Atalanta e Siena, ma preferiva continuare con il Milan. Allegri non era d’accordo, Galliani gli ha fatto questa proposta, un po’ come era capitato a me con Tare e Lotito. E, dopo aver segnato l’ultimo gol in serie A all’ultima giornata, ha accettato. Ha fatto bene, credo sia tagliato per diventare allenatore. Ha esperienza e capisce il calcio. Anch’io l’ho spinto in questa direzione».

Chi è dei due fratelli che ora dà più consigli all’altro?
«Forse adesso le parti si sono rovesciate, ci confrontiamo e ci sentiamo spesso. Adesso posso dirgli qualche cosa di più io, ma soltanto perché è il terzo anno che alleno e me ne sono capitate di più. Ora mi comincio a sentire allenatore, non più ex giocatore».

Qual è stata la soddisfazione più grande in panchina?
«Ho preso un gruppo che aveva faticato nei Giovanissimi e siamo arrivati sino alle finali nazionali, eliminati in semifinale scudetto con molta sfortuna. Marin è stato preso dal Manchester City. Oggi Filippini e Lombardi giocano stabilmente nella Primavera, Crecco è già stato convocato nella Nazionale under 18. Ho visto la crescita di quattro o cinque ragazzi. Purtroppo, però, c’è stato anche un grande dolore. Non passa giorno in cui non pensi a Mirko Fersini. Spesso, quando posso, vado a trovarlo al cimitero di Fiumicino. Era un giocatore di prospettiva, ma questo non conta. Era soprattutto un ragazzo solare, sempre con il sorriso, sostenuto da una splendida famiglia. Ci manca molto Mirko».

E’ sempre più tempo di giovani allenatori in serie A.
«Mi piace molto Stramaccioni, si è formato nel settore giovanile e sta dimostrando di essere all’altezza. E’ molto preparato e ci sa fare con i grandi. Il suo percorso può essere d’esempio».

Bisogna essere bravi tatticamente o contano di più i rapporti?
«Per allenare in serie A servono tutte due le cose. Con i ragazzi di sicuro è semplice dialogare, ma se hai una buona comunicativa ti riesce anche con i più grandi. L’esperienza vissuta in uno spogliatoio aiuta».

Prima Reja, ora ha conosciuto Petkovic. Che ne pensa?
«E un allenatore preparato, lavora bene sul campo. Ci siamo visti e conosciuti a Formello, quando posso vado a vedere i suoi allenamenti. Mi ha colpito la sua chiarezza. Si fa capire dai giocatori, concetti
chiari e la squadra lo segue molto».

Perché la Lazio è in flessione? Cosa sta succedendo?
«Sta giocando tanto e il girone di Europa League non è semplice. Ha un peso. Poi Catania è un campo difficilissimo, uno dei più complicati della serie A. Se non sei al top, diventa dura. Ma sono convinto che i miei ex compagni debbano già guardare avanti e pensare positivo per regalare un altro derby ai tifosi».

Come si affronta un derby?
«Ne ho giocati tanti. Servono tranquillità e una settimana di grande preparazione. Petkovic sta già facendo tutto. La Lazio penso abbia le caratteristiche giuste per colpire la Roma. Squadra compatta, pronta ad attaccare con le ripartenze. I giallorossi si sono appena risvegliati, ci arrivano meglio dal punto di vista psicologico, ma io spero che domenica non siano in forma. A Catania è stata soltanto una giornata storta da lasciarsi alle spalle».

Chi può essere l’uomo derby per la Lazio?
«Credo Mauri. E’ stato sempre decisivo. Parte dalla fascia, ma trova spazi tra le linee, sa entrare in area, serve l’assist».

E per la Roma?
«Temo Florenzi. I suoi inserimenti possono fare male, ma sono convinto che la Lazio, giocando compatta, riuscirà a neutralizzarlo».

E Klose?
«E’ un grandissimo centravanti. L’ho conosciuto e mi ha impressionato anche la sua grandissima umiltà. Si mette a disposizione della squadra. Davanti gioca da solo. E spesso torna per dare una mano. Ricordo cos’ha fatto a Londra, rientrando in difesa nei minuti di recupero per difendere il pareggio. E’ un esempio per tutti. Lotito e Tare, portandolo a Roma, hanno piazzato un grandissimo colpo».

Un giorno Simone Inzaghi allenerà la Lazio?
«Magari. Quello resta il mio sogno, ma lo rimandiamo al futuro. Adesso devo continuare a crescere e dimostrare, sono soltanto all’inizio di un percorso. Devo tanto a Lotito e Tare, che mi hanno dato l’opportunità di cominciare un’altra carriera con la Lazio».

Fonte: Fabrizio Patania – Il Corriere dello Sport

Rob.Ma. – Cittaceleste.it

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