ZOOM – Chinaglia: messa lunedì alle 15 al Cristo Re

ZOOM – Chinaglia: messa lunedì alle 15 al Cristo Re

Articolo del 10/9/2013 di ALBERTO ABBATE ROMA – Mio fratello Chinaglia è figlio unico: “Ha fatto la rivoluzione a Roma — tuona il compagno Pulici — e vederlo tornare a casa è stupendo”. Conto alla rovescia, sarà una domenica bestiale. Spalancate le porte della città eterna a Long John: la…

Articolo del 10/9/2013

di ALBERTO ABBATE

ROMA – Mio fratello Chinaglia è figlio unico: “Ha fatto la rivoluzione a Roma — tuona il compagno Pulici — e vederlo tornare a casa è stupendo”. Conto alla rovescia, sarà una domenica bestiale. Spalancate le porte della città eterna a Long John: la sua salma atterrerà alle 7.10 a Fiumicino, accompagnato dalla moglie e i figli. Lunedì camera ardente alle 11, nel pomeriggio alle 15 una messa commemorativa, celebrata da don Trani. La banda del ’74, capeggiata da Oddi e Wilson, ha scelto – come anticipato da Cittaceleste – la chiesa del Cristo Re di viale Mazzini, l’annuncerà domani in una conferenza stampa alle 12 al Circolo Canottieri Lazio. “L’importante è ricordare nel miglior modo possibile chi ha fatto grande la Lazio”, assicura il capitano, con lo sguardo lucido. Immerso in un abbraccio spirituale, che accarezza quella spirale del dolore e attraversa l’oceano, Naples, la Lazio, i tifosi e quel gigante ormai di un altro mondo. Chinaglia è morto d’amore: “Ero troppo innamorato della Lazio, ho fatto delle scelte sbagliate – confessava Giorgione ormai quasi due anni fa – e non vedo l’ora di tornare in Italia per chiarire”. Non ne ha avuto il tempo, ha smesso di urlare dal suo esilio forzato in Florida a 65 anni, dove viveva da quando la tentata scalata alla Lazio nel 2006 gli era costata un mandato di cattura per riciclaggio.

L’ULTIMA SORPRESA DI GIORGIONE – Aveva sferrato l’ultimo calcio nel 2012, un gol immortale nel cuore dei laziali: “Non doveva finire così – piangono ancora i tifosi – perché nel bene e nel male, nella vittoria e nella sconfitta, Chinaglia è stato la Lazio. Credevamo che prima o poi si sarebbe riabilitato, che sarebbe riapparso allo stadio da protagonista, acclamato fra le braccia del popolo laziale”. In un modo o nell’altro tornerà domenica all’Olimpico. L’anticonformista di Pontecimato (Carrara) non poteva che fare così, riapparire quando nessuno l’aspettava. Ma non finisce qui, e il gobbo lo sa. In alto le maglie numero 9, riavvolgete la pellicola di un poeta maledetto, lasciatevi inghiottire da una lacrima. Fra il fango e il profumo dei ricordi, riapparirà il guerriero della Nord, il sogno e l’incubo dell’Olimpico, un moto perpetuo che neppure la morte ha fermato. Giorgione ribelle, guascone, attaccabrighe, gigante buono e orco delle favole, il bene e il male, una bandiera mai piegata.

ACCANTO AL MAESTRO – Quando la follia diventa splendida malattia, Chinaglia ha contagiato un popolo, è diventato grido di battaglia. Unico, pirandelliano, camaleontico, ci ha irriso a modo suo sine die, fino alla fine, con ghigno beffardo, come quel dito puntato verso la Sud, le corna esibite al San Paolo e il “vaffanculo” a Valcareggi in diretta tv. Impossibile non amarlo: era il figlio prediletto di Maestrelli, da lunedì riposerà nella cappella di famiglia accanto a papà Tommaso. Chissà quante volte lo riprenderà, il Maestro, quante cose avrà da dirgli. Lo ha sempre continuato a osservare dal cielo. Si coccoleranno dentro la terra, resusciteranno i ricordi. “I’m Football Crazy”, gli ripeterà Giorgione. E lo sentiranno tutti, l’eco raggiungerà ogni singolo angolo biancoceleste. Il lutto si colorerà: vita spericolata, flashback, Chinaglia non è mai morto.

Cittaceleste.it

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy