Lazio: con Petkovic Zarate ritrova il sorriso..

Lazio: con Petkovic Zarate ritrova il sorriso..

l calcio offensivo di Petkovic gli piace, sotto le Tre Cime di Lavaredo ha riscoperto l’affetto e l’amore del popolo biancoceleste. Mauro Zarate sta tornando: dopo tante delusioni, l’estate scorsa vissuta da separato in casa, la cessione all’Inter e le tensioni del passato (con Reja e con la società) è…

l calcio offensivo di Petkovic gli piace, sotto le Tre Cime di Lavaredo ha riscoperto l’affetto e l’amore del popolo biancoceleste. Mauro Zarate sta tornando: dopo tante delusioni, l’estate scorsa vissuta da separato in casa, la cessione all’Inter e le tensioni del passato (con Reja e con la società) è ancora troppo presto per celebrarne la rinascita. L’argentino dovrà confermarsi e continuare a crescere, dimostrando di essere totalmente calato nel progetto tecnico e societario, che non lo considera ancora fuori dal mercato e prevede l’ipotesi di un nuovo contratto (prolungamento e spalmatura). Sul campo, però, i suoi progressi sono evidenti. Sembra veramente un ritorno al passato, anzi meglio, perché anche nell’estate 2008, arrivato in prestito dopo l’esperienza al Birmingham, Zarate faticò un paio di mesi per conquistare la fiducia di Delio Rossi. Mai, alla fine di luglio, si era presentato così in forma, senza un etto di sovrappeso, fortemente motivato e con quella disponibilità che spesso gli era stata rimproverata dallo spogliatoio. Mercoledì pomeriggio, in vetta al Monte Agudo, quota 1600 metri, Maurito ha tagliato il traguardo per primo, staccando tutti e sorprendendo anche Pietro Piller Cottrer, olimpionico di sci di fondo e guida alpina d’eccezione, per il passo tenuto dall’inizio alla fine della scalata.

SORRISO – Maurito sta bene, ha ritrovato il sorriso, dialoga con la squadra. Non è più isolato. Due giorni fa scherzava con Dias, lo stesso che due anni fa dopo la partita persa a Cagliari lo accusò pubblicamente di non allenarsi bene. E anche Hernanes lo ha promosso, testimoniando la voglia che ci mette negli allenamenti. Dopo il gol al Montebelluna, a capo di uno scambio, Maurito si è abbracciato con Rocchi. Tutti lo invitano a continuare, a non fermarsi di nuovo. Troppe volte, in passato, ha illuso e deluso, tradendo la fiducia, smarrendo costanza di rendimento, facendo arrabbiare i suoi allenatori e non solo. Questa volta, se non si romperà l’incantesimo, promette di continuare a divertirsi. Lo dicono i suoi occhi, il lavoro quotidiano sul campo, il feeling ritrovato con i tifosi. L’estate scorsa la gente gli rimproverava di non fermarsi a firmare gli autografi, adesso è tra i più ricercati e disponibili. Sabato sera, in un ristorante di Auronzo, è stata una festa continua tra flash, abbracci e strette di mano. Zarate già pensa al prossimo derby con Totti, è sempre stata una sua fissazione, non vede l’ora di poterlo rigiocare e magari deciderlo, accanto a Klose, un fuoriclasse da cui apprendere l’arte del gol e da guardare come un esempio.

ALTRUISMO – Perché Zarate sta rinascendo? No, non può essere stato solo il matrimonio a renderlo così sereno. Sono le motivazioni. Si sta svegliando. Ha capito di non potersi permettere più errori. Ha ritrovato la stessa fame che aveva ai tempi in cui era arrivato dal Qatar. Si è accorto di essersi svalutato e di aver perso considerazione anche a Roma, dove i tifosi lo hanno sempre amato. Il resto lo sta facendo Petkovic. Era curioso di scoprirlo. Me ne parlano tutti male, io prima di giudicarlo vorrei conoscerlo è il concetto che spesso il mister di Sarajevo ha espresso ai suoi collaboratori durante il mese di giugno. Gli ha chiesto di esprimere il suo talento, di lavorare nel gruppo e per la squadra. Si gioca la palla, sempre e comunque, questo è uno dei comandamenti. Conta il fraseggio, il possesso, il movimento. Ecco perché Zarate nelle prime uscite è apparso più altruista rispetto al passato. Sotto il profilo tattico e dei movimenti senza pallone, dovrà mantenersi così e migliorare ancora. Petkovic lo vuole ancora più attento, lo tratta come gli altri, niente di meno, ma neppure privilegi. C’è ancora tanta strada da percorrere, ma la direzione sembra giusta.

Fonte. Il Corriere dello Sport – f.p

Roberto Maccarone – Cittaceleste.it

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