Lazio e Roma, quando le previsioni fanno flop..

Lazio e Roma, quando le previsioni fanno flop..

Se è vero che gli eschimesi hanno 400 parole per definire la neve, non escludiamo che a Roma in questi giorni i sinonimi per «sorpresa» siano in crescita verticale. Il testacoda nelle previsioni della vigilia di campionato, infatti, sta provocando altimetrie sentimentali tanto più evidenti se rapportate agli umori estivi.…

Se è vero che gli eschimesi hanno 400 parole per definire la neve, non escludiamo che a Roma in questi giorni i sinonimi per «sorpresa» siano in crescita verticale. Il testacoda nelle previsioni della vigilia di campionato, infatti, sta provocando altimetrie sentimentali tanto più evidenti se rapportate agli umori estivi. La Lazio, adesso capolista a punteggio pieno, veniva da una «preseason» ai confini del disastroso, che sembrava discendere da una campagna acquisti all’apparenza modesta e dalla scelta di un allenatore dal pedigree incerto come Vladimir Petkovic . La Roma, ora lontana già 5 lunghezze dalla rivale, fino al k.o. interno col Bologna ha respirato invece tutt’altra aria grazie a validi arrivi, ma soprattutto al ritorno di Zeman e del suo bagaglio ideologico. Insomma, tutto è sembrato perfetto, e le 9 vittorie in altrettante partite del precampionato parevano solo il logico trampolino di lancio per la rivincita. Perché (è bene non dimenticarlo) a dispetto di investimenti e vaticini, nelle ultime due stagioni i biancocelesti sono sempre arrivati davanti. Il ribaltone, perciò, ha colpito al cuore entrambe le tifoserie, che hanno così inondato l’etere romano di speranze e malinconie. A differenza del solito, però, un paio di stabilizzatori d’umore sembrano essere entrati subito in circolo. Infatti, il presidente Lotito ancora divide l’ambiente laziale temperandone così l’euforia, mentre Zeman e la sua utopia attizzano ancora ottimismo nei cuori romanisti. E allora, il vero protagonista di questo bizzarro settembre finisce per essere proprio Petkovic, così sottovalutato da essere considerato all’inizio solo una marionetta nelle mani di Lotito. Al look da elegante capitano d’industria e alla intelligenza viva che lo fa esprimere in 8 lingue, ha saputo unire duttilità e gusto per il bel gioco, fatto peraltro con gli stessi uomini della passata gestione. Apprezzabile in tempi di profeti e fondamentalismi. In attesa di conferme, è lecito quindi supporre che la lunga marcia del campionato abbia trovato un nuovo Grande Timoniere dal basso profilo. La vera sorpresa, in fondo, potrebbe essere proprio questa.

Fonte: Massimo Cecchini – La Gazzetta dello Sport

Rob.Ma. – Cittaceleste.it

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