Lazio-Siena finisce 0-1..

Lazio-Siena finisce 0-1..

Auronzo – Prima vera sfida stagionale, seppur amichevole, della nuova Lazio di Petkovic contro il Siena di Serse Cosmi, nella cornice dolomitica del Cadore, proprio sotto le tre cime di Lavaredo. A sorpresa il tecnico croato accantona il 4-4-2, largamente provato nei primi quindici giorni di ritiro biancoceleste, per affidarsi…

Auronzo – Prima vera sfida stagionale, seppur amichevole, della nuova Lazio di Petkovic contro il Siena di Serse Cosmi, nella cornice dolomitica del Cadore, proprio sotto le tre cime di Lavaredo. A sorpresa il tecnico croato accantona il 4-4-2, largamente provato nei primi quindici giorni di ritiro biancoceleste, per affidarsi ad un ibrido 4-1-4-1, con Floccari spesso a scalare in posizione di esterno sinistro e Kozak nel ruolo di terminale offensivo. Chi si attendeva di vedere Hernanes in posizione di playmaker, alla Pirlo, è destinato ad attendere ulteriormente. Il profeta ha agito in posizione di intermedio sinistro, accanto a Lorik Cana, con Gonzalez esterno destro e Ledesma come schermo difensivo. Fasce di difesa affidate a Cavanda e Garrido, coppia centrale composta da Biava e Stendardo a protezione del portiere Marchetti.

 

Manovra ingolfata – Nella prima mezz’ora di gara, la Lazio ha cercato le geometrie la giusta posizione in campo, senza però mettere in mostra quella velocità e la giusta fluidità potuta osservare durante le precedenti prove. In avanti si è visto un continuo movimento, fatto di incroci e cambi di ruolo, che però non hanno portato ad alcun risultato di sorta. Dalla azioni di palla ferma sono arrivate le occasioni più pericolose, con Pegolo a volare sul colpo di testa di Stendardo, mentre Cana ha sfiorato il sette in fotocopia al difensore partenopeo. Qualche buona discesa di Cavanda, qualche inedito inserimento del centrocampista albanese, la solita corsa di Gonzalez e poco altro.

 

La difesa tiene per 40′ – La tenuta difensiva dell’undici capitolino, ineccebibile per quasi tutto il primo tempo, è crollata al primo affondo verticale dei senesi, con D’Agostino che ha pescato Larrondo in solitudine davanti a Marchetti, che ha superato con un comodo pallonetto per il facile 0-1. Nella fattispecie non è scattata a dovere la trappola del fuorigioco, con l’estremo difensore laziale forse poco reattivo nei tempi dell’uscita bassa. La Lazio tenta la reazione con un tiro fiacco di Hernanes, ma il parziale non cambia e dopo due minuti di recupero, l’arbitro manda le squadre negli spogliatoi.

 

Dentro Onazi, si passa al 4-4-2 – Dopo l’esperimento tattico della prima frazione di gara, Petkovic manda il campo il nigeriano al posto di Biava, con Cana arretrato difensore al fianco di Stendardo, riportando il modulo ad un più calssico 4-4-2. Edy Onazi, incitato a più riprese dal tecnico e autore di una prova di buona personalità e ottima sostanza, ci ha porvato subito da fuori senza fortuna. L’uruguayano Alfaro, poco incisivo, rileva Kozak e si affianca a Floccari, mentre Hernanes si sposta in pianta stabile sulla fascia sinistra. Il cambio di formazione non porta i frutti sperati, anzi l’undici laziale rischia il doppio svantaggio in maniera speculare rispetto la rete subita, serve altro per cambiare ritmo.

 

Meglio con Zarate e Candreva – Inizia la girandola di cambi, con Zarate, Candreva, Rozzi, Berardi, Scaloni e Zauri, a turno spediti nella mischia, con i primi due che hanno restituito un poco di imprevedibilità alla manovra biancoceleste. L’argentino ha innescato la sua tipica serpentina in un paio di occasioni, rendendosi pericoloso con un potente destro da fuori. Bene anche il classe 94′ Antonio Rozzi, che si è piazzato sulla fascia sinistra in sostituzione di Hernanes, regalando corsa e grinta. In forma smagliante Antonio Candreva, che appena entrato ha dapprima colto un palo, poi su punizione diretta ha costretto Pegolo ad un difficile intervento sul primo palo.

 

Nessun allarme, è solo l’inizio – La squadra viene da quindici, durissimi, giorni di lavoro, e le gambe non possono certo girare come la testa vorrebbe. Inoltre sul finale la Lazio ha finito in crescendo, costringendo l’estremo difensore senese a due interventi da applausi: il primo su un preciso diagonale di Zarate, l’altro su un bolide di Abdoulay Konko, subentrato a Cavanda, deviato in angolo, sui quali sviluppi lo stesso francese ha sfiorato il pari. Ai punti il pareggio quantomeno, sarebbe stato il risultato più giusto, se non addirittura stretto. Nessuna delusione sugli spalti, dove erano assiepati oltre 2000 spettatori, che al triplice fischio hanno applaudito i propri beniamini.

 


L’inviato
Francesco Pagliaro

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