LE VOCI – Almeyda: “Chi vince la finale diventa immortale”

LE VOCI – Almeyda: “Chi vince la finale diventa immortale”

ROMA – Matias Almeyda, anima e cuore della Lazio più bella e vincente della storia biancoceleste, presenta la sfida con il Parma, altra sua ex squadra. «Mi auguro che i biancocelesti facciano anche a me un bel regalo, ovvero che vadano al Tardini, vincano e ripartano alla grande in campionato,…

ROMA – Matias Almeyda, anima e cuore della Lazio più bella e vincente della storia biancoceleste, presenta la sfida con il Parma, altra sua ex squadra. «Mi auguro che i biancocelesti facciano anche a me un bel regalo, ovvero che vadano al Tardini, vincano e ripartano alla grande in campionato, ce n’é proprio bisogno, non si può vedere la Lazio così…».

Scusi, ma non ha giocato anche a Parma?
«Si, si e non sono stato male, ma ricordo quella città soprattutto perché è nata mia Maria e per quel gol meraviglioso che ho fatto con la maglia biancoceleste. E poi perché sono un tifoso laziale».

E come si spiega questo calo nel girone di ritorno?
«Purtroppo ci sono stati tanti infortuni di gente importante, ma credo sia stata una questione di mentalità. E poi c’è quella partita di Istanbul che grida vendetta, se fossi stato in campo avrei fatto il pazzo. L’arbitro ci ha messo del suo e senza quegli orrori, la Lazio andava diritta in finale».

Ne è così sicuro?
«Cento per cento. Un peccato mortale, ma spero che Klose e compagni siano ancora arrabbiati per questo perché può essere lo stimolo giusto per un gran finale. Un po’ come accadde con noi quando uscimmo dalla Champions e rimontammo quei nove punti alla Juve e vincemmo lo scudetto».

Come si vince a Parma?
«Credendoci perché siamo più forti. E la Lazio deve fare così per tutte le partite che restano».


Il modo migliore in vista della finale di coppa Italia con la Roma, giusto?
«Madre de Dios, non so che darei per giocarla, forse tutti i trofei che ho vinto. Io vivevo per il derby. Questi giocatori non si rendono conto della fortuna che hanno, se poi vinci quella coppa contro la Roma, diventi immortale».

Una partita del genere rischia di condizionare questo finale di campionato della Lazio?
«Al contrario, fino a quel giorno scendi in campo in tutte le cinque partite che restano e ti esalti perché quella partita di avvicina sempre di più».

Non è rischioso per chi non è al top?
«Se qualcuno pensa di farsi male e perdere la partita, lasciasse perdere. Quella la giochi pure con una gamba sola. Io ci sarò, purtroppo in tribuna».

Ci sarà Totti, che conosce ed ha affrontato in tanti derby.
«Lo invidio. Con lui tante battaglie. Due anni fa ci siamo incotrati negli States, ci siamo salutati e abbracciati con affetto. E mi piacerebbe dire una cosa».

Prego.
«Un bravo ragazzo e, nonostante la rivalità, per lui ho tanto rispetto. Mi dispiace dirlo, ma la Roma ha fatto bene a non cederlo mai. La stessa storia che meritava di percorrere Nesta, l’unico grande errore di Cragnotti. Ne ho parlato con Sandro e, anche se ha vinto tanto nel Milan, è d’accordo».

Ora Almeyda allena il Banfield, poi?
«Sto bene qui, ma mi sto preparando per approdare in Europa, magari in Italia. Potrei lavorare con il mio amico fraterno Lele Adani, magari nella Lazio. Quello sì che sarebbe il sogno di tutta una vita. Vengo lì, vinco tutto e poi non avrei più niente da chiedere».

(fonte ilmessaggero.it)

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