LE VOCI – Bigon ha il cuore diviso: «Mauri e Hamsik decisivi, dipende da loro»

LE VOCI – Bigon ha il cuore diviso: «Mauri e Hamsik decisivi, dipende da loro»

ROMA – Un cuore diviso quasi a metà. Alberto Bigon, padovano doc e noto ai più come Albertino, tifa Napoli, ma è legatissimo alla Lazio. E’ l’allenatore del secondo scudetto partenopeo e da quelle parti è considerato un re. In maglia biancoceleste, nel biennio 80-82, ha collezionato 57 presenze e…

ROMA – Un cuore diviso quasi a metà. Alberto Bigon, padovano doc e noto ai più come Albertino, tifa Napoli, ma è legatissimo alla Lazio. E’ l’allenatore del secondo scudetto partenopeo e da quelle parti è considerato un re. In maglia biancoceleste, nel biennio 80-82, ha collezionato 57 presenze e 12 gol. «Quando c’è Lazio-Napoli vado sempre in grande difficoltà. Napoli è la mia prima squadra, ma la Lazio viene subito dopo, giuro. Gli anni passati a Roma sono stati duri, ma splendidi».

Era la Lazio dei primi anni Ottanta.
«Arrivai nella capitale che la squadra era in A, poi durante il ritiro venimmo retrocessi in B per lo scandalo scommesse. Non mi scorderò mai che venne acquistato René van de Kerkhof, un campione, ma dopo il verdetto della giustizia sportiva prese la sua valigetta e se ne ritornò al Psv».

Anche lei pensò di andare via?
«Molti se ne volevano andare, ma facemmo un patto con Moggi, con il grande Bob Lovati che fece da mediatore. Io nonostante questo avevo già deciso di restare per Maestrelli e per quello che aveva rappresentato per il club».

Era legato al maestro?
«Tantissimo, e lo sono ancora oggi. Era stato il mio allenatore a Foggia e poi le nostre famiglie erano e sono legate, i nostri figli erano cresciuti insieme. Per me quasi un padre. Arrivavo dal Milan e avevo tante richieste, ma non me la sentivo di lasciare la Lazio e, nonostante tutto, con quel Lazio-Vicenza e il rigore di Chiodi, un errore che ci costò la promozione, lo ricordo sempre come uno dei periodi più belli della mia vita. E poi la gente è meravigliosa».

Che pensa della sfida di domani?
«Tosta e complicata per entrambe. La Lazio imporrà gioco e il Napoli ripartirà. Sarà una bellissima gara».

Chi rischia di più?
«Per il Napoli può voler dire scudetto, anche perché entrerà in campo conoscendo il risultato della Juve e sarà motivato».

E per la Lazio?
«E’ un discorso simile. Battere il Napoli vorrebbe dire consolidare il terzo posto per la Champions, ma pure tornare a sognare per qualcosa di più».

I giocatori decisivi?
«Dire Cavani è banale, Klose poi neanche c’è, anche se faccio i complimenti a Tare per l’ingaggio di Saha. Penso Hamsik, giocatore chiave per il gioco del Napoli. E per la Lazio dico Mauri, che mi piace da matti e un po’ assomiglia a me quando giocavo».

Petkovic e Mazzarri?
«Ho allenato il Sion, sono quasi svizzero e so bene quanto vale Vlado Petkovic. E’ un grande, ha carisma e porterà la Lazio in alto. Su Mazzarri spero tanto diventi il terzo tecnico a vincere lo scudetto e mi auguro resti al Napoli».

Fonte: Daniele Magliocchetti – Il Messaggero

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