LE VOCI – PM Di Martino: “Impossibile fare pulizia”

LE VOCI – PM Di Martino: “Impossibile fare pulizia”

Ogni maledetta domenica, Roberto Di Martino, procuratore di Cremona, ha un sussulto. Niente di grave, per carità, i magistrati sono abituati a non personalizzare, a ragionare in termini d’ufficio. Però ha un sussulto, è innegabile. Succede quando, scorrendo distrattamente le immagini della domenica sportiva, si ritrova ad ammirare le gesta…

Ogni maledetta domenica, Roberto Di Martino, procuratore di Cremona, ha un sussulto. Niente di grave, per carità, i magistrati sono abituati a non personalizzare, a ragionare in termini d’ufficio. Però ha un sussulto, è innegabile. Succede quando, scorrendo distrattamente le immagini della domenica sportiva, si ritrova ad ammirare le gesta di qualche suo indagato. Vede il gesto tecnico, un rigore parato, un gol fatto e non riesce a trattenere qualche amara riflessione. E non ci riesce nemmeno adesso, di fronte alla domanda diretta. «Be’, effettivamente fa una certa impressione vedere alcuni calciatori che dalle nostre indagini risultano fortemente compromessi con il calcioscommesse mentre giocano tranquillamente a pallone, segnano ed esultano sotto la curva che li applaude come se nulla fosse successo».

Un fenomeno curioso, in effetti. Come se lo spiega?
«Dopo quasi due anni di indagini mi pare di poter dire che nel mondo del calcio esiste un effetto respingente. Non viene accettato nulla che turbi l’equilibrio. Nemmeno un’indagine che in teoria potrebbe dare una mano a fare pulizia. Una cosa del genere non viene vissuta come un aiuto ma come un problema, un intralcio».

Ma ci sarà un motivo, no?
«È una questione di interessi, nessuno ha interesse ad ammettere che il giocattolo si è rotto. E poi se anche a livello sportivo si ritenessero dimostrati in maniera solare e definitiva gli illeciti, intere squadre finirebbero di giocare, chiuderebbero i battenti. Miliardi di euro…»

Non è che le è venuta voglia di mollare l’indagine? È un po’ che sembrate fermi…
«Le indagini non sono questioni personali. Per questo si va avanti. Abbiamo un po’ di difficoltà, siamo una piccola procura e abbiamo mezzi limitati a disposizione, la Squadra Mobile di Cremona, grazie alla quale siamo riusciti a scardinare l’omertà del mondo del pallone, ha pochi uomini a disposizione ma sono bravissimi. Stiamo continuando a lavorare, grazie anche allo Sco, aspettiamo altre rogatorie dall’estero e ci sono ancora alcuni aspetti molto interessanti da chiarire»

La storia dei Mister X, il salto di qualità dai calciatori alle dirigenze?
«Delle indagini non si parla».

Nemmeno di quelle sportive? Sembra che i vostri testimoni non siano molto apprezzati dalla giustizia sportiva… Gervasoni il testimone chiave, sino ad ora, non è stato ritenuto attendibile dal Tnas.
«Con la Procura federale collaboriamo in continuazione. Con Palazzi ci scambiamo le carte, gli atti. E lo continuiamo a fare anche in questi giorni. La cosa non mi riguarda come ufficio, ma credo che esistano dei problemi di omogeneità di giudizio con il Tnas. Quanto ai testimoni, per questa Procura, per il gip e per il tribunale del Riesame Carobbio e, soprattutto, Gervasoni sono credibili. Tanto che Gervasoni patteggerà in questi giorni».

E però la procura federale continua a temporeggiare su alcuni filoni. Perché?
«Credo che Palazzi voglia aspettare l’esito delle nostre indagini. È una sua valutazione».

Dopo due anni di lavoro che immagine si è fatto del mondo calcio?
«Nessuna in particolare. È solo un’indagine, non una ricerca sociologica».

È vero che è stato minacciato dai tifosi?
«Mi sono occupato di inchieste molto importanti. Ma non ho mai ricevuto tante minacce e insulti come in questo caso. Ma è una storia vecchia e poi fa parte del mestiere».

Il calcio, lo sport italiano stanno riflettendo in queste ore su come riformare la giustizia sportiva. Suggerimenti?
«Va rivista l’intera natura della “collaborazione” dei calciatori pentiti. Così com’è il sistema favorisce l’omertà. Mentre in tanti altri campi, in generale, un soggetto che decida di collaborare ha tanto da guadagnare, si toglie anni di galera, si pulisce la coscienza, si riabilita, nel calcio no, nel calcio si auto distrugge, si espone alla condanna definitiva e ultimativa dell’ambiente. Nel calcio è meglio scegliere l’omertà».

Ne sa qualcosa Farina…
«Farina è stato importante, ha fatto una scelta: ha smosso parecchio».

E ha pagato con l’esilio.
«Se un giocatore parla, prima viene squalificato dalla giustizia sportiva – sia pure per poco – poi viene condannato dal sistema: fa una brutta fine, viene odiato dai compagni di squadra, dalla società, dai tifosi. In un contesto del genere mi meraviglio fortemente di essere riuscito ad arrivare fin qui».

Sono parole pesanti, da pm antimafia…
«Per come stanno oggi le cose, è più facile “parlare” in un ambiente mafioso che in ambito calcistico».

Fonte: Repubblica

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