LE VOCI – Zarate: “Lotito convinse i laziali a contestarmi”

LE VOCI – Zarate: “Lotito convinse i laziali a contestarmi”

ROMA – Ventisei anni, di cui cinque passati in Italia. Quattro alla Lazio, uno all’Inter. Attaccante argentino, ottimo dribbling, innamorato del pallone. Forse un po’ troppo. Mauro Zarate, giocatore del Velez, squadra che l’ha riportato in patria. Dopo il caos capitolino. L’Argentina, l’esprienza in Qatar, l’anno inglese. Poi l’Italia nel…

ROMA – Ventisei anni, di cui cinque passati in Italia. Quattro alla Lazio, uno all’Inter. Attaccante argentino, ottimo dribbling, innamorato del pallone. Forse un po’ troppo. Mauro Zarate, giocatore del Velez, squadra che l’ha riportato in patria. Dopo il caos capitolino. L’Argentina, l’esprienza in Qatar, l’anno inglese. Poi l’Italia nel 2008, tra luci ed ombre: “In Serie A serve adattarsi, è un calcio molto tattico” le dichiarazioni esclusive a Goal Argentina. “I primi due anni alla Lazio sono stati molto belli, poi dal terzo si è tutto complicato”.

Quindi il passaggio all’Inter e i suoi rimpianti: “Era un gran gruppo, ma ho avuto la sfortna di firmare con un club così grande senza poter vincere niente. Vorrei andare in una squadra importante ma per vincere, per stare bene ed essere protagonista. Troppa differenza con la Lazio? Forse, ma stando a Roma la Lazio è molto importante, è la capitale e si vive in modo molto intenso. Il derby è una partita diversa, è interessante l’attesa e la settimana successiva”.

Beneamata reduce da tante vittorie, con la pancia piena: “Anno difficile, tanti cambi. All’inizio le cose mi andavano bene, poi è cambiato tutto. Con Stramaccioni ho ripreso fiducia con il campo, giocando le ultime partite senza raggiungere l’obiettivo Champions. Cosa mi ha colpito dell’Italia? Ammiravo Zanetti e Maldini, oltre all’Inter di Mourinho”.

Al rientro dal prestito iniziano i problemi: “Quando sono tornato ho parlato con Lotito per andare via, ma mi disse che voleva cedermi in Russia. Io non ero interessato, quindi sono rimasto sei mesi fuori. Il tecnico mi ha fatto giocare due partite, poi mi ha detto ‘Fai quello che vuoi’. Così ho parlato con i dirigenti di una squadra (la Dinamo Kiev, ndr) ucraina, era tutto perfetto”.

Gennaio 2013, la cessione è ad un passo. Poi il dietrofront: “Ho dovuto organizzare diverse cose con la Lazio, ci sono stati diversi disaccordi ed è saltato tutto. Era una bella sfida, giocavano in Champions. Non vedevo l’ora di giocare. Insistevo ogni giorno di voler andare via, ma cadevano tutte le possibilità. Quindi sono andato a processo, quello che mi hanno fatto era illegale. Così con il permesso della FIFA ho potuto continuare a lavorare”.

Prima di passare al Velez un triste periodo per il sudamericano: “E’ stato un anno durissimo, mi sono allenato sei mesi senza giocare. E altri sei mesi senza nemmeno allenarmi. E’ stato orribile. La mia famiglia mi ha fatto riprendere, invece di rinchiudermi in casa mi sono allenato da solo”.

Zarate, in conclusione, si divide tra attacchi a Lotito e mea culpa: “Mi rendo conto che avrei dovuto gestire differentemente i primi due anni alla Lazio. Ma c’è da dire che il presidente fece sì che gli ultras mi contestassero. C’erano degli striscioni che costavano una fortuna, i soldi non li mettevano loro. C’erano anche fuori dal nostro campo allenamento. Altri cartelli venivano rimossi, i miei rimanevano sempre intatti…”. (Goal.com)

Cittaceleste.it

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