L’editoriale di Stefano Benedetti

L’editoriale di Stefano Benedetti

Comincio con i ringraziamenti. A questa società ho sempre rimproverato la mancanza di un’anima. Quell’anima che da sempre è parte integrante della lazialità. Nel giro di pochi giorni è successo qualcosa che, almeno per quanto mi riguarda, ha contribuito a destarla di nuovo. Credo che il merito sia del presidente…

Comincio con i ringraziamenti.  A questa società ho sempre rimproverato la mancanza di un’anima. Quell’anima che da sempre è parte integrante della lazialità. Nel giro di pochi giorni è successo qualcosa che, almeno per quanto mi riguarda, ha contribuito a destarla di nuovo. Credo che il merito sia del presidente e, ovviamente, di tutto il suo staff se mi ritrovo qui a rimarcarlo. Mi riferisco molto semplicemente al mazzo di fiori portato da Lotito sotto la curva nord poco prima del calcio d’inizio del derby. Giorno in cui ricorreva la tragica scomparsa di Gabriele Sandri. E della “riapparizione” del nostro grande eroe, Paul Gascoigne. Nel momento in cui l’ho visto spuntare in tribuna mi sono ritrovato in un cantuccio della tribuna stampa a riavvolgere il nastro della mia carriera quando, molto più giovane, nel centro sportivo di Tor di Quinto sgambettavo alla ricerca di una sua dichiarazione. Avrei tantissimi aneddoti da raccontarvi ma preferisco soffermarmi sul brivido e la commozione che ho provato nel rivederlo in campo. Se il presidente Lotito ha capito che essere laziali vuol dire vivere la vita in un certo modo penso che si possa tranquillamente dare il via ad una nuova era. Tanto lo sappiamo che a Gennaio arriverà un altro Alfaro, sappiamo che la Lazio è progettata per fare bene ma senza concorrere mai per la vittoria di qualcosa di importante. Del resto lo dice anche la nostra storia. Una storia ricca di fatti. Molti dei quali poco ascrivibili alla purezza del calcio. Abbiamo però un bisogno sfrenato di vivere questa lazialità. Ossia uno stato d’animo fondato sull’onore, su una polisportiva che sarà sempre la più vecchia e la più grande d’Europa. Abbiamo la fortissima necessità di condividerla. Tra di noi. Con intimità e gioia d’animo. Tutte cose che negli ultimi anni erano venute meno. Ma non è mai troppo tardi per cambiare rotta. Ogni domenica vedere volteggiare la “nostra” aquila sul prato dell’Olimpico è una cosa che va aldilà della semplice curiosità che può darti veder volare un rapace in uno stadio. Dico quindi ufficialmente grazie a Lotito solo per avermi dato la possibilità di pensare che qualcosa stia cambiando e che il suo modo di essere sia più rivolto, proteso, verso la cultura biancoceleste. Ma siccome siamo la Lazio è accaduto di nuovo qualcosa che ha infangato la nostra realtà. Il mio riferimento va a quanto è accaduto a Campo de Fiori l’altra notte. Devo dire la verità, nel momento in cui sono venuto a conoscenza del fatto ho sentito subito puzza di bruciato. Per alcuni organi d’informazione era un piatto troppo facile da servire. La vigilia della gara con il Tottenham. I tifosi inglesi di “chiara” matrice ebraica. Tutto chiaro: a devastare il pub sono stati i tifosi della Lazio. Proprio per questo non ho voluto restare fermo davanti a questo trappolone. In un attimo ho deciso di mandare un nostro inviato sul posto. Ho parlato con il proprietario del pub e ho fatto intervistare alcuni testimoni presenti al pestaggio. Insomma, ho fatto il mio lavoro. Il giornalista. Ebbene, tutti hanno dichiarato di non aver visto persone indossare sciarpe della Lazio. Tutti non hanno sentito slogan calcistici. Tutti hanno confermato che non vi era stato nessun collegamento di natura calcistica su quanto accaduto. Per poi sentire nei vari tg del giorno dopo che i primi fermi erano stati fatti a giovani tifosi della Roma. VERGOGNA! Vergogna nei confronti di chi ha detto esattamente il contrario solo dopo aver fatto una semplice associazione di idee. Vergogna verso chi non aspetta altro che sputare gratuitamente veleno su discorsi politici che non hanno nulla a che fare con il calcio. Vergogna a chi non aspetta altro che infilare i tifosi della Lazio in situazioni violente e politiche. E vergogna verso quegli organi di informazione che riescono a far diventare politico qualsiasi fatto accada sulla faccia della terra. Io credo di non poter dare lezioni di giornalismo a nessuno. Ma mi sembra ormai evidente che l’Italia stia andando a rotoli per una totale mancanza di valori e punti di riferimento che ci stanno mettendo ormai l’uno contro l’altro. Comunque su cittaceleste.it si parla di calcio e mai si parlerà d’altro. Faremo sempre informazione verificando le fonti e senza fare “sconti” a nessuno. Ma riprendiamoci la nostra lazialità e cominciamola a difendere da chiunque la voglia offendere.

 

Stefano Benedetti

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