L’intuito di Lotito e il santo traduttore…

L’intuito di Lotito e il santo traduttore…

Classifica delle cose più incredibili che potresti sentir dire a Roma: al primo posto il Papa che apre la finestra su piazza San Pietro e bestemmia; a seguire, il presidente della Lazio Lotito che apre bocca e dice Caritas. Eppure, miracolo, è accaduto. Alla seconda di campionato. Per cui la…

Classifica delle cose più incredibili che potresti sentir dire a Roma: al primo posto il Papa che apre la finestra su piazza San Pietro e bestemmia; a seguire, il presidente della Lazio Lotito che apre bocca e dice Caritas. Eppure, miracolo, è accaduto. Alla seconda di campionato. Per cui la parola d’ordine della giornata diventa quell’improbabile riferimento all’organismo pastorale della Cei per la promozione della beneficenza. Il contesto integrale non rende la cosa meno sorprendente: «Abbiamo scelto l’allenatore Petkovic anche per qualità diverse: è poliglotta e ha lavorato alla Caritas». Il plurale include il dirigente albanese, l’ex centravanti Igli Tare. Si evoca un retroscena estivo in cui affiorano circostanze insospettabili. A un certo punto il favorito per la panchina della Lazio era Gianfranco Zola. Con l’inglese, dati i trascorsi, dovrebbe cavarsela. Sembrava fatta, poi non si era capito che cosa fosse andato storto. E’ che Lotito e Tare si son guardati negli occhi e si son chiesti: «Ma questo qua, come è messo con Sant’Egidio?». Niente, neppure un’adozione a distanza in Mozambico. Scartato. Era venuto fuori Di Matteo, fresco di Champions. Sì, va bene, ma quanto ha donato al Telethon? Zero? Che se ne stia da Abramovic. Di confermare Reja non se ne parlava neppure. Lotito andava agli allenamenti e gli chiedeva: «How you doin’, man? Any charity today?». Quello gli borbottava in furlan e il prez ci rimaneva male. Era il tempo di una svolta. Più ancora che tecnica, etica. E linguistica. Hanno incrociato i dati ed è venuto fuori Petkovic. Chi? Quello che non ha mai vinto in Svizzera ed è stato esonerato in Turchia? Lui. Ma sa otto lingue, copre lo spogliatoio da Alfaro a Zauri, passando per Klose. Gli prendi Ciani? Lui sa il francese. Ma soprattutto, c’è quel trascorso da magazziniere alla Caritas, altroché coppe.

Che poi, ridendo e scherzando, uno come Lotito alla fine punta davvero su persone perbene. Lo era Reja e lo sarà di certo anche Petkovic. La cosa buffa è l’esibizione di queste motivazioni alla seconda vittoria. Non è che, di fronte ai dubbi di precampionato, il presidente si sia esposto: «Lasciate lavorare l’allenatore, che poi deve scappare: dà una mano alla mensa dei poveri!». E’ la vittoria il rimedio di tutti i mali, la pietra filosofale che trasforma uomini comuni in supereroi. Quelli della Roma hanno Zeman “icona del calcio pulito” (copyright curva interista), alla Lazio rispondono con la leggenda del santo traduttore. Fin qui tutto bene, nessuna sconfitta, il processo di beatificazione può procedere. Petkovic sembra davvero bravo. Alla Caritas andava in cerca di mobili da recuperare e piazzare. Qui fa lo stesso con i calciatori. Guida un carrozzone sovraffollato che, se non condotto con mano ferma, potrebbe sbandare a ogni curva. Gestisce sei attaccanti e ne fa giocare uno. Ha creato meccanismi di sfruttamento delle fasce laterali e riscoperto il plusvalore del gioco palla a terra. Dove è stato insuperabile è nella dialettica. Se la scelta della parola d’ordine tenesse conto della vigilia avrebbe potuto concorrere con l’affermazione:«Dobbiamo essere padroni a casa nostra». Lui, slavo, prende lo slogan della peggiore frangia razzista di Roma, indirizzato prevalentemente contro l’immigrazione slava, e lo fa proprio. Lo restituisce depurato di senso, neutralizzato dalla innocua intenzione di soverchiare il Palermo all’Olimpico, si fa portatore sano dell’espressione di un’ideologia malata e con questo, se non la elimina, ne devia il corso. Uscire dallo stadio dopo aver calpestato la squadra di Sannino non è come allontanarsi da un campo rom in fiamme.

Ha dunque ragione Lotito a compiacersi di aver scelto Petkovic, per qualunque motivo l’abbia fatto. Alla seconda giornata i presidenti e le curve vivono amori estivi che osano sfidare il tempo e le Parche di fine vacanza. C’è ancora il rumore del mare in sottofondo. Si è ritrovato Zeman, come tante estati fa; si è scoperto Stramaccioni, che tenerezza, mentre guarniva i castelli con la sabbia bagnata; si è fedeli a Conte anche se è stato un po’ cattivo, forse, ma che importa. E c’è questo Petkovic che è proprio buono, diverso dagli altri. Finché dura. Il calendario della Lazio prevede ancora due partite sulla carta facili (Chievo e Genoa), prima della trasferta a Napoli. Ma è soprattutto alla dodicesima, dopo il derby, che si vedrà quanto contino l’erudizione e la generosità dell’allenatore negli slogan della curva e nella considerazione del presidente. Una sola avvertenza per il mister: quando Lotito s’arrabbia parla una lingua per la quale non esistono dizionari o grammatiche

fonte: La Repubblica

Simone Davide-Cittaceleste.it

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy