Lotito: «Dico sì ad Agnelli e no ai tifosi»

Lotito: «Dico sì ad Agnelli e no ai tifosi»

ROMA – Di seguito, riportiamo l’intervista integrale realizzata da TUTTOSPORT al presidente della Lazio Lotito. Presidente Lotito, qualche tifoso laziale invoca una sconfitta al grido di “scansamose”, Klose ammette che basterebbe un pareggio, Reja parla di marziani bianconeri. Anche lei si rapporta a Lazio-Juventus in modo così dimesso? Qual è…

ROMA – Di seguito, riportiamo l’intervista integrale realizzata da TUTTOSPORT al presidente della Lazio Lotito.

Presidente Lotito, qualche tifoso laziale invoca una sconfitta al grido di “scansamose”, Klose ammette che basterebbe un pareggio, Reja parla di marziani bianconeri. Anche lei si rapporta a Lazio-Juventus in modo così dimesso? Qual è l’input presidenziale?
«L’input presidenziale è di far vedere sul campo tutte le potenzialità della squadra. Noi abbiamo una situazione delicata dal punto di vista delle assenze, ma mi auguro che il gruppo dia il massimo, si dimostri determinato. Già in passato la squadra ha dimostrato di saper far bene anche a fronte di avvicendamenti, dunque auspico che sia così anche questa volta».

Ma questo “scansamose” di alcuni tifosi, più propensi ad una sconfitta piuttosto che ad una vittoria che favorirebbe la rincorsa al primo posto della Roma, quanto l’ha stupita? Tifosi che peraltro continuano con le contestazioni…
«Quello che fanno nei miei confronti non passerà impunito. Certi episodi verranno combattuti in tutte le sedi e in ottemperanza a tutte le norme. La gente deve capire che il calcio è divertimento, non odio né astio né violenza. Allo stadio si deve andare per vivere una bella giornata, come accade negli stadi inglesi, e alla fine vincitori e vinti devono uscire in un clima positivo, a prescindere dal risultato».

E’ una battaglia che pensa di poter vincere?
«Sono determinato, sì. Molte cose sono già cambiate da quando sono qua. Confido che la mentalità di cui parlavo venga acquisita da persone che finora hanno considerato lo stadio una terra di conquista».

La Juventus, con lo Stadium, sta cercando di precorrere i tempi in questo senso, concorda?
«Calmi, stiamo calmi… Anche la Juventus ha una tifoseria che crea dei problemi. Io fin da subito ho parlato di un calcio che avrebbe dovuto essere didascalico e moralizzatore. Una volta valeva tutto, ora su certe cose c’è tolleranza zero. Ma ancora non basta: bisogna capire che nel calcio ci sono avversari, non nemici».

Il presidente Agnelli per lei è solo un avversario o è anche un alleato? Siete passati da attriti e litigi ad alcuni fronti comuni in Lega…
«Ci sono state delle contrapposizioni su tematiche che vertevano sull’interpretazione di un prcorso politico, istituzionale e calcistico diverso. Ma il buonsenso può aiutare a trovare convergenza su alcuni temi. Ad Andrea ho fatto capire che non ci devono essere vincitori e vinti nel sistema, bensì che se vince il sistema vinciamo tutti. Non conta il peso economico, ma il modo in cui si affrontano i problemi. Se c’è condivisione, tutto diventa superabile al di là di interessi particolari. Coesistendo più anime nella Lega, occorre trovare una via mediana che contempli le esigenze di tutti. Dunque è successo che io abbia sollecitato un sistema di equilibrio e ho avuto risposta dal presidente Agnelli. In media stat virtus, no? La mia proposta è stata condivisa da tutti: 19 favorevoli e un astenuto. La Roma, che magari un giorno ci spiegherà il perché».

Lei e Agnelli potete diventare il volano di un nuovo sistema?
«Abbiamo un buon dialogo, nessuno dice che non ci sono le condizioni per cambiare il sistema. Anzi, si tratta di una necessità, altrimenti finiamo per diventare l’ultimo dei Mohicani. Penso ad esempio al numero di squadre dei campionati: devono essere ridotte, altrimenti manteniamo un sistema che crea debiti per tutti».

Caso Vucinic-Guarin: che ne pensa?
«Non ne penso. Non conosco i termini della questione in maniera diretta, per cui non esprimo giudizi. Io sono abituato ad assumermi la responsabilità di ciò che dico, dunque se non conosco non parlo».

Beh, ma vista l’esperienza che ha… Le era mai capitato di vedere giocatori svuotare l’armadietto per poi tornare alla base?
«Lasciamo stare l’esperienza. A un mio collega che mi diceva che non avevo esperienza, il primo giorno che entrai in Lega, ho spiegato che è una questione di rapporto tra tempo e persona. Lui m’ha detto: in che senso? Gli ho risposto: nel senso che tu per capire una cosa ci metti 10 anni, io un minuto».

Con la Juventus parlerete di mercato a margine della partita?
«Ci vedremo, seguiremo l’incontro, poi chissà… La volontà della Lazio è di accrescere il proprio potenziale».

La Juve ha già vinto lo scudetto o la Roma può fare l’impresa?
«Non mi lancio in pronostici, auguro solo a ciascuna contendente di ottenere il massimo obiettivo legato al merito».

Alla sua Lazio cosa augura? Tra i suoi vari aforismi latini ce n’è qualcuno che ritiene calzante per questa Lazio-Juve?
«Alla mia Lazio, dopo due pesanti sconfitte in contesti diversi – la Supercoppa e il campionato ad inizio stagione – posso solo augurare che vada incontro ad un esito diverso. Il motto, l’aforisma che trovo più calzante, è un semplice vinca il migliore. Un augurio da sportivi autentici».

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