Lotito ci ha fatto di nuovo Yilmaz… Dall’Ambasciata

Lotito ci ha fatto di nuovo Yilmaz… Dall’Ambasciata

di ALBERTO ABBATE ROMA – Ci ha fatto di nuovo Yilmaz, mischiato e rimischiato le tre carte. Sulla testa un altro asso di bastoni, in mano un bel salame dell’Ambasciata d’Abruzzo, nuova sede del mercato di Lotito. Banchettava lì ieri, il presidente biancoceleste, divorava una “puntarella” dietro l’altra, una volta…

di ALBERTO ABBATE

ROMA – Ci ha fatto di nuovo Yilmaz, mischiato e rimischiato le tre carte. Sulla testa un altro asso di bastoni, in mano un bel salame dell’Ambasciata d’Abruzzo, nuova sede del mercato di Lotito. Banchettava lì ieri, il presidente biancoceleste, divorava una “puntarella” dietro l’altra, una volta (s)fumato Burak, come un turco: accordo trovato col Galatasaray per 14 milioni, quel “bandito” di Ali Egesel voleva 1,6 milioni di mancia. Strozzino: “Io sono Lotito, a me lo offrono, il pranzo, figuriamoci se pago i ‘camerieri’”. Servito e riverito. Alle 20.30 gli portavano a tavola Maxi Lopez: “E che ci faccio io? E’ bona la moglie…”, rideva e scherzava a poche ore dal fotofinish. Ghigno nevrotico e spocchioso di chi deve fare il figo a tutti i costi. Anche quando gli fischiano le orecchie fra gli strilli biancocelesti di Roma: “Ho speso 28 milioni (ah sì?, ndr) e domani lo dirò a tutti. La Lazio non ha bisogno di altri giocatori”, urlava al gong. Era appena iniziata l’opera di auto-persuasione. Perché nella notte insonne si addensava una nuvola nera, maledette preghiere inascoltate: “Dai Walter, non rompe’ co’ Quagliarella, a noi ce serve”, ripeteva dalle 21.30 alle 22.30, fra una telefonata e l’altra a Sabatini, calpestando coi polpastrelli stressati l’altro cellulare. La versione lotitiana del giorno dopo sarà invertita, ovviamente le suppliche erano giallorosse. Poco importa, il risultato non cambia: Quagliarella non danzerà a Formello senza l’altro Gila delle punte.  

CAPOLAVORI KOZAK E SCULLI – Un oceano biancoceleste di filo spinato. Imbarazzante spiegarlo ai laziali, ce n’è sempre una. Invocavano tutti i santi perché stavolta l’epilogo fosse diverso: “Compraci un campione”, avevano persino imbrattato Formello. Toh, c’è Perea, il nuovo Ibra lasciato in naftalina da febbraio, scongelato mentre Yilmaz si scioglieva a Istanbul. Ma Burak non è mai esistito. E nemmeno l’estenuante trattativa col Galatasaray, né il meeting a Villa S. Sebastiano o il pranzo con Tulun da Vladimiro, o l’intermediario Antonini spedito in Turchia. Dettagli così poco eleganti. Chiedete a Lotito e non vi mentirà. Chiedete a Tare e sfoggerà la sua coerenza: “L’attaccante che serve alla Lazio si chiama Brayan Perea”, lo ha sempre sostenuto e tesserato. Sostituirà Kozak, Libor di trasferirsi in Premier. Un piano geniale, diabolico col reintegro di Sculli per 1,2 milioni (ingaggio aumentato al rientro da Pescara) di buoni motivi a casa nostra. Benvenuti a tutti voi che entrate, resti fuori chi pensa che le priorità erano un centravanti e un difensore centrale (non passi indifferente quest’altro mancato acquisto) da sistemare in Foresteria già a giugno. Non a due ore dalla chiusura dei negozi, come chi dimentica il regalo di Natale.

QUESTIONE PORTIERI – Anche questa è Lazio: improvvisazione e approssimazione, è questo il problema. “Povero Tare – si origlia nella rabbia della città biancoceleste – che non riesce mai a comprare perché deve fare i conti col presidente Lotirchio…”. Ma allora perché il diesse non si dimette? Spalancherebbero le porte ovunque al suo talento. Ha pure strappato il concittadino Berisha al Chievo, con la certezza di non vederselo squalificare in stile Figo per una doppia firma. Altrimenti non avrebbe ceduto Bizzarri al Genoa, col dubbio di rimanere solo con SuperMarchetti ma soprattutto, metti un’influenza, con i pulcini Strakosha e Guerrieri. Non tossite, subito. Perché in fondo c’è qualcosa con cui addolcirsi il palato: Biglia alternativa a Ledesma, Anderson a Hernanes, un’età media straringiovanita. Eppure non è facile ingoiare la polaroid dal duomo di Milano, troppo acido il sapore della delusione. Tranquilli, sbollita la rabbia, finirà nel dimenticatoio la disperazione, ripartirà fra 120 giorni – il mercato d’inverno – la fiera dei sogni. Si risveglieranno le fate e moriranno le ultime illusioni incidentate. Non si può brindare, allora bevete lo stesso. Sorseggiate subito un bicchiere d’acqua prima di ritrovarvi assetati – occhio agli svincolati, c’è Petric – in un altro deserto del Saha.

Cittaceleste.it 

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