Lotito: “Ho offerto il rinnovo ad Hernanes”

Lotito: “Ho offerto il rinnovo ad Hernanes”

La Coppa Italia nel derby con la Roma e un mercato pieno di acquisti. C’è grande entusiasmo intorno alla Lazio. Si può dire che sia l’estate più bella per il presidente Lotito?«Se dovessi fare un consuntivo di questi giorni e degli impegni affrontati tra luglio e agosto, visto il caldo…

La Coppa Italia nel derby con la Roma e un mercato pieno di acquisti. C’è grande entusiasmo intorno alla Lazio. Si può dire che sia l’estate più bella per il presidente Lotito?
«Se dovessi fare un consuntivo di questi giorni e degli impegni affrontati tra luglio e agosto, visto il caldo di Roma, direi di no… Diciamo che stiamo cercando di allestire una squadra ancora più competitiva salvaguardando gli equilibri economico-finanziari di una società che, vorrei ricordare, parte svantaggiata rispetto alle concorrenti. Ogni anno dobbiamo onorare una rata di tasse non pagate dalla precedente gestione con il Fisco per 6 milioni di euro. Significa accollare sui conti della Lazio la cifra equivalente del bilancio di un club di serie B».

La Supercoppa potrebbe diventare il quarto trofeo della sua gestione. Quanto ci tiene alla partita con la Juve?
«Non sono abituato a fare pronostici. Sarà una partita difficilissima. Affrontiamo la squadra più forte del campionato e che è diventata ancora più forte dopo lo scudetto. Ma, come Lazio, siamo convinti di non voler diventare gli agnelli sacrificali. Mi auguro sia una partita vinta sul campo. Se la squadra si presenterà determinata, unita, concentrata come è accaduto nella finale di Coppa Italia con la Roma oppure nel 2009 a Pechino con l’Inter di Mourinho, allora l’impresa diventerà possibile. Mi auguro prevalga, sotto forma di risultato, il merito».

Dispiaciuto di non essere tornato a Pechino o contento di giocarla all’Olimpico?
«Poter giocare la finale di Supercoppa a Pechino avrebbe dato un respiro internazionale all’evento e una possibilità di sviluppo importante per una società come la Lazio. In un momento di contrazione economica come quello che vive il nostro Paese avrei preferito Pechino per sviluppare sinergie, per la valorizzazione del marchio e per altri aspetti importanti nella vita della società. La Lega ha stabilito che d’ora in avanti l’Olimpico, inteso come stadio nazionale del Coni, possa diventare la sede fissa della Supercoppa come già succede per la Coppa Italia. Questo è un orientamento. Resta da risolvere il problema con la Cina e gli adempimenti legati all’ultimo anno di contratto».

Agnelli ha fatto ricorso contestando la ripartizione dell’incasso stabilita dal Consiglio di Lega. Che ne pensa?
«Rispetto a un mese fa spero che le tensioni si siano attenuate. Siamo già a 44 mila biglietti venduti, manca più di una settimana alla partita, speriamo che lo stadio Olimpico si riempia e non è poco considerando il 18 agosto a Roma. Se pensiamo che la Juventus fattura 250 milioni di euro l’anno dovrei dire che stiamo discutendo di quisquilie… E poi scusate, se si è discusso non è mica una responsabilità della Lazio…».
Questa partita dirà se la Lazio può diventare l’anti-Juve in campionato?
«No, è troppo presto e non è possibile fare questo tipo di valutazione. Tante altre squadre si sono rinforzate in modo importante. S’annuncia un campionato molto difficile, altamente competitivo. Penso all’Inter, alla Juventus, alla Fiorentina, al Napoli, alla Roma, al Milan. Non le ho messe in fila, le ho elencate in ordine sparso. Ma tutte hanno qualità e aspettative elevate. Io mi auguro che la Lazio riesca a esprimere tutte le proprie potenzialità e dia soddisfazione ai propri tifosi».

Spera di giocarla con Mauri la finale di Supercoppa?
«Non sono abituato a misurarmi con le speranze o con i pronostici, ma con i fatti. Allo stato attuale c’è una sentenza di primo grado di un organo come la Disciplinare che ha inflitto uno stop di sei mesi. Mi auguro che attraverso l’iter giudiziario sportivo Mauri riesca a dimostrare come sono andate realmente le cose. La verità non può essere quella che una persona riferisce di aver ascoltato da un’altra persona senza trovare riscontri nella realtà dei comportamenti. Non mi basta sapere che Zamperini e Mauri si sono fatti 80 telefonate per condannare una persona se non so cosa si sono detti».

La Lazio ha speso 26 milioni e non ha ceduto nessuno dei suoi big. Cosa significa?
«Significa che abbiamo la volontà di accrescere le potenzialità e la qualità della squadra. Vogliamo renderla più competitiva. Dipenderà molto dalla resa dei giocatori. Ad oggi, tutti quelli che avevamo in organico, sono stati valutati in modo positivo. Hanno avuto un buon rendimento, facendo parte integrante di un gruppo che ha voglia di continuare a crescere. Non è intenzione della società fare cassa attraverso i suoi gioielli. I gioielli devono restare con noi. Lo dicevo nel 2004 quando ho preso la Lazio. Un grattacielo non si costruisce sulla sabbia, ma sulle basi di cemento armato. Oggi fatturiamo un terzo rispetto alla Juventus e ci portiamo dietro un bilancio ulteriore di un club di serie B, ma attraverso la programmazione, l’organizzazione, lo spirito di sacrificio e una compattezza interna si possono raggiungere risultati ambiziosi. E questo si può fare, un passo alla volta, senza alienare i nostri giocatori. Tutte le azioni di mercato sono sempre state funzionali alla crescita della squadra. E’ successo di aver venduto alcuni giocatori, gli ultimi sono stati Kolarov e Lichtsteiner, ma soltanto perché lo avevano chiesto loro. E quelle risorse vennero reimpiegate per accrescere ed alzare la qualità e il livello della squadra».

La Champions è l’obiettivo della Lazio nel prossimo campionato?
«L’obiettivo è quello di dare il massimo. Sarei felice se la Lazio si esprimesse al 100 per cento, confido nelle potenzialità della squadra, sappiamo di aver allestito un gruppo importante ma anche che può capitare di non raccogliere ciò che si semina. Nella passata stagione siamo stati altalenanti per diversi motivi, quelli che chiamo i fattori imponderabili. Siamo partiti a razzo e poi siamo calati in campionato, penalizzati dagli infortuni. In Europa League non meritavamo di uscire ai quarti, sapete tutti come è andata. Poi è arrivata la Coppa Italia. Speriamo quest’anno di essere continui e di durare dall’inizio alla fine».

Il mercato della Lazio è chiuso oppure no?
«Lo ripeto spesso. Noi siamo sul mercato 365 giorni l’anno h24. Il negozio è aperto, non ho un orario in cui devo per forza alzare o abbassare la saracinesca. Faccio un esempio. Felipe Anderson lo volevamo e lo abbiamo trattato a gennaio, poi è arrivato a luglio. Il mercato è in funzione di ciò che succede, per migliorare la squadra non ci siamo mai tirati indietro. Ma un eventuale ingresso non è legato alle necessità. La grande soddisfazione di questa estate è che abbiamo portato a casa tutti gli obiettivi, e parlo dei giocatori, che volevamo. Li abbiamo presi tutti, non ne è saltato uno».

A proposito di acquisti realizzati, quando arriverà Perea?
«Perea sarà un giocatore della Lazio, è già stato acquistato, bisogna liberargli il posto. Stiamo lavorando per questo, lo tessereremo sicuramente. Ci sono stati degli intoppi e degli imprevisti. Succede quando uno ti dice una cosa e poi non la fa. Io se prendo un impegno lo onoro. Purtroppo non è così per tutti, ma risolveremo tutto».

Hernanes è disponibile a rinnovare il contratto con la Lazio?
«Come abbiamo già fatto per tanti altri giocatori, dopo la fine del mercato ci metteremo intorno a un tavolo e vedremo il da farsi. Esiste uno spirito di collaborazione, c’è un buon rapporto con il giocatore e con chi lo rappresenta, lo abbiamo constatato anche in tempi recentissimi. C’è da parte nostra la volontà di proseguire e mi sembra ci sia anche dall’altra parte. Sono convinto che non si creeranno contrapposizioni».

Hernanes resterà di sicuro oppure un’offerta di 30 milioni da qui al 2 settembre potrebbe farle cambiare idea?
«Ad oggi nessuno ha bussato alla porta, non mi fascio la testa prima di essermela rotta. Sono abituato a pormi un problema quando esiste, non prima. Non faccio voli pindarici oppure onirici. Non mi costruisco un film. Posso soltanto rispondere che la società non ha l’obiettivo di disfarsi di Hernanes, tutt’altro. Non c’è questa possibilità, non l’ho messo in vendita e mi sembrava di essere già stato chiaro».

Arriverà un attaccante nel caso in cui partisse Kozak?
«L’alienazione di Kozak passa dalla volontà del calciatore. E’ giovane, vede che alla Lazio non ha tanto spazio, ha ambizioni di giocare titolare, con maggiore continuità, come ha fatto in Europa League, dove è stato il capocannoniere del torneo. Passa attraverso la volontà di Kozak l’ipotesi di cessione. Ma ho sempre detto che qualsiasi azione di mercato dev’essere in funzione di una crescita della squadra, non può essere una diminutio. Quindi, se accadrà, nuove risorse verranno utilizzate per migliorare».

E’ vero che Preziosi le ha proposto Gilardino?
«Non lo so, è un amico, con Enrico (il presidente del Genoa, ndr) di battute se ne fanno tante. E poi se dovessimo dare retta a tutti i giocatori che sono richiesti o che sono offerti… Posso dire che abbiamo le idee chiare, sappiamo cosa fare e quello che serve, ci muoveremo di conseguenza».
Cosa chiede a Petkovic per la prossima stagione?
«Io chiedo all’allenatore di far esprimere la squadra al 100 per cento. Una qualità di gestione all’insegna della qualità della squadra. Deve portarla alle condizioni e alla concentrazione giuste per potersi esprimere al massimo. Sappiamo quali sono gli obiettivi e le difficoltà. L’importante è esprimersi».

Qual è il patto di cui parlava qualche giorno fa Tare tra Petkovic e la società?
«Abbiamo un buon rapporto con l’allenatore. E’ un rapporto di rispetto, di considerazione, di stima reciproca e su questa base bisogna creare insieme un percorso per la crescita e il rafforzamento della Lazio, senza alcun retropensiero».

La sintonia vale più di un legame scritto su carta, ma il contratto di Petkovic con la Lazio scade nel 2014.
«Sto cercando di sminare questa mentalità. Il rapporto tra un allenatore e la società è come un matrimonio tra moglie e marito, si persegue un fine comune, vale a dire la crescita della squadra, ottenere migliori risultati con il minor sforzo possibile. Se tutte le componenti remano nella stessa direzione, è più facile. Determinano un rapporto costruttivo senza scadere negli individualismi, si lavora nell’interesse primario della società. Con Petkovic c’è assonanza totale. vede la squadra come un collettivo, non ci devono essere ruoli di primedonne, il valore assoluto è quello del gruppo. Parlo di sinergia, di rapporto simbiotico: se viene meno c’è una preminenza del valore individuale».

Ci sono tanti giovani di belle speranze nella Lazio, state lavorando per il futuro.
«Vedete. Sono in controtendenza rispetto a quello che dicevano i mezzi di informazioni. Lotito non si occupa dei giovani, mi rimproveravano. Le risposte sono documentate con i fatti. Abbiamo vinto lo scudetto Primavera, c’è una sinergia con la Salernitana. E’ un processo di crescita fatto in casa. Penso ai ragazzi allevati a Formello. Prima Kozak, ora Rozzi, Crecco e gli altri. C’è un filo comune conduttore».

Tare ha parlato dei modelli di Borussia Dortmund e Schalke 04. Si arriva a risultati prestigiosi attraverso la pianificazione.
«Sì, ma non dobbiamo copiare dal Borussia Dortmind. Io questo tipo di politica l’ho cominciata a fare nel 2004, parlavo di una casa costruita sul cemento armato e non sulla sabbia. La società ha seguito un percorso, ora abbiamo un giornale, una radio, una televisione tra le migliori del settore per rendere più appetibile il prodotto Lazio, ma anche per avere maggiore appeal nei confronti dei giovani calciatori. Guardate Keita e poi Tounkara, ora Seck. Questo è il terzo ragazzo che viene a Formello dal Barcellona, non una squadra qualsiasi, significa che abbiamo appeal. E che c’è una capacità organizzativa importante. Io so perché. La filiera, la catena di comando, è molto corta, limitata, ristretta, così porta ad un’efficienza e a una programmazione che aiuta nel raggiungimento dei risultati».

Il progetto per l’Academy è pronto: quando il via ai lavori?
«Mi dicono, ma che ci vuole a fare i campi? Perché Lotito non parte? Il progetto è pronto, appeno ho il pezzo di carta in mano, parto per agire in tempi rapidissimi. Aspetto l’ok dal Comune di Formello. Ma intanto già molte cose abbiamo fatto all’interno del centro sportivo, gli studi televisivi e la radio per avere maggiore appeal, per riscoprire l’orgoglio dell’appartenenza. Ora, dopo aver rinnovato gli spogliatoi, stiamo ristrutturando il comparto tecnico. L’Academy è il futuro, tutto questo rappresenta anche un esborso di risorse, ma è fondamentale per la crescita del settore giovanile e della società. Sono al lavoro, in autunno speriamo di avere le autorizzazioni. Non stiamo parlando di vent’anni».

Klose smetterà dopo il Mondiale o continuerà a giocare con la Lazio?
«Ci auguriamo, se mantiene questa forma, che possa continuare a giocare con la Lazio, ma dipenderà solo ed esclusivamente da lui».

FIUGGI – Braccato, inseguito per sette ore di fila, martellato di telefonate, disponibile. Tra un blitz a sorpresa alla Camera dei Deputati, altri impegni in giro per Roma e una riunione a Villa San Sebastiano, alle dieci di giovedì sera Lotito si è concesso e ha cominciato a parlare della nuova Lazio. Ci ha raccontato tutto o quasi. Era disteso, difficilmente stanco, nonostante il caldo opprimente e le vacanze mai iniziate. Non ha eluso le domande, tante spiegazioni, piene di significati e senza interminabili giri di parole. Sintetico, efficace. Non è cambiato il presidente. E’ lo stesso che nel 2004 si era imbarcato in una sfida ai limiti dell’impossibile. La diversità s’è tradotta nelle risposte. Per la prima volta, a parte i 6 milioni di tasse da restituire ogni dodici mesi al Fisco, non lo abbiamo sentito snocciolare le cifre del risanamento e della montagna debitoria scalata in nove anni. Sbalorditi, ci siamo chiesti perché, trovando qualche plausibile motivazione. Lotito ha “scollinato”, non ha più bisogno di rifugiarsi nel passato perché il futuro della Lazio è già cominciato e ora si diverte a sfidare le corazzate in mare aperto. Non c’è il rischio di affondare, ha tappato ogni falla, cavalca l’onda sapendo che prenderà ancora maggiore velocità. Il successo in Coppa Italia gli ha trasmesso altra sicurezza, ma si avverte rispetto della concorrenza nelle sue parole, ha una voglia smisurata e una feroce determinazione di non fermarsi, di proseguire nel successo. Questa è la garanzia. Ora è diventato uno studioso di calcio a cui abbina la severità dei conti e del pareggio di bilancio. Non è un caso se ha investito 26 milioni sul mercato. Solo acquisti, niente cessioni. Questa estate nessuno in Italia lo ha fatto e per la Lazio è una novità. Un segnale di svolta e il traguardo all’orizzonte. Un passo alla volta, come aveva spiegato, Lotito si sta avvicinando. Seguitelo, cari tifosi. E abbiate fiducia.

Corriere dello Sport

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