Lotito vs Cellino: caratteri di fuoco

Lotito vs Cellino: caratteri di fuoco

ROMA – Probabilmente una pagina è poca per descrivere due personaggi simili e di tale calibro. Una sfida a suon di polemiche che tengono gli amanti del calcio attaccati alle televisioni anche nei momenti successivi alle partite. Mai interviste banali o affermazioni che non creino grandi echi nei giorni successivi…

ROMA – Probabilmente una pagina è poca per descrivere due personaggi simili e di tale calibro. Una sfida a suon di polemiche che tengono gli amanti del calcio attaccati alle televisioni anche nei momenti successivi alle partite. Mai interviste banali o affermazioni che non creino grandi echi nei giorni successivi su quotidiani e programmi sportivi. Quale modo migliore di imprimerli sulla carta stampata per averli sempre a portata di…polemica? Signori, benvenuti alla bottega della parola! Da una parte il presidente della Lazio, Claudio Lotito, dall’altro quello cagliaritano, Massimo Cellino. Il primo conosciuto a Roma e fuori per il perfetto bilinguismo grazie alla conoscenza del latino come dell’italiano arcaico. Da un poliglotta ad un sardo DOC come il patron rossoblu che, invece, è il sindacalista dei presidenti: quello che più di ogni altro si batte per qualsiasi causa, soprattutto se riguarda la sua società. Al momento, un discorso riesce ad accomunare le due teste calde della Lega: lo stadio. E se Lotito si è stancato di parlare di un ipotetico sitio che possa ospitare la sua armata didascalica e moralizzata, Cellino nonsmetterebbe proprio mai. Il Sant’Elia è inagibile da troppo tempo e l’Is Arenas di Quartu Sant’Elena non è da meno. Troppe carte da compilare e permessi da chiedere: tanto vale conoscere meglio la geografia italiana attraverso gli stadi. I tifosi isolani vengono trasportati da un capo all’altro del bel paese e, il loro presidente, non riesce a passarci sopra. Fa valere le sue ragioni e quelle dei suoi giocatori in continua trasferta da un lungo periodo. E’ il vulcano che manca alla Sardegna ed erutta parole incandescenti davanti a microfoni e telecamere. Un carattere particolarmente scottante che probabilmente batte anche quello del presidente Claudio Lotito: il Don Chisciotte romano. Per lui anche un pizzico di ironia che spesso dona momenti di tregua ai giornalisti che solitamente si perdono nei suoi discorsi fin troppo impegnativi, formati da termini aulici e frecciatine che a volte si protraggono oltre i limiti dettati dai tempi televisivi. Tanta pazienza per ascoltarlo e troppo tempo per decifrare il linguaggio arcaico volto a spiegare situazioni fin troppo moderne. Le sue battaglie sono numerose e da tanti anni vengono combattute in modo solitario ma di certo non silenzioso. Tutto si può dire meno che siano persone taciturne. E se i media si dimenticano delle loro squadre, ci pensano loro ad attirare le attenzioni con l’utilizzo di brevi frasi o semplici atteggiamenti. A creare scompiglio basta una loro mimica facciale ed il giornalista è spiazzato. Con Maurizio Zamparini, patron del Palermo con il vizzietto dell’esonero, entrano a far parte della categoria di presidenti con la lingua più lunga. I più conosciuti ed i più temuti: quando aprono bocca si conosce l’inizio, ma la fine rimane un mistero oscuro. Tutti cercano di evitarli eppure li attendono davanti ai microfoni per goderseli. Ci vuole orecchio per assistere  alla loro chiassosa partita che inizia dopo i consueti novanta minuti: Si salvi chi può!  
 
Francesca Cuccuini

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