Lotito:’Sette bombe mi hanno messo,ma…’

Lotito:’Sette bombe mi hanno messo,ma…’

Seconda parte dell’intervista a ‘Il Fatto Quotidiano’, di Claudio Lotito, presidente della Lazio. Si parla dei tifosi: “È vero. Nel cuore della città non sono mai entrato. L’ambiente contribuì. Dissero che ero pazzo. Mi chiamavano Lotirchio, si illudevano di intimidirmi, sette bombe mi hanno messo. Io sono per un calcio…

Seconda parte dell’intervista a ‘Il Fatto Quotidiano’, di Claudio Lotito, presidente della Lazio. Si parla dei tifosi:  “È vero. Nel cuore della città non sono mai entrato. L’ambiente contribuì. Dissero che ero pazzo. Mi chiamavano Lotirchio, si illudevano di intimidirmi, sette bombe mi hanno messo. Io sono per un calcio didascalico e moralizzatore e ho un ispiratore nobile, il Manzoni. L’utile per lo scopo, il vero per soggetto, l’interessante per mezzo. La gente alla fine capirà che il mio compito è fare il presidente tifoso e non il tifoso presidente, non produrre debiti, preservare la Lazialità. Non un aspetto estetico, ma una filosofia di vita.”

Parole alte. “Quando alle riunioni di Lega usavo il termine ‘icastico’ mi guardavano male: ‘Ma questo che sta a di’?’.

Il nuovo stadio? “Abbiamo arene da terzo mondo, ma ai mestatori piace sostenere che voglio fa’ le speculazioni. Ma chi l’ha mai detto? Chi l’ha mai pensato? La Lazio non è Claudio Lotito, è una Spa quotata, sottoposta a vincoli. Non dimentichi che a Roma, anni fa, venne autorizzato un parcheggio al Pincio. Non per fare il  baston contrario, ma dell’argomento stadio, sono esperto. “

Voleva dire il bastian? “È la concitazione. Lo stadio non può essere una cattedrale nel deserto. Bisogna costruire un’identità collettiva che restituisca reddito. Sa con chi mi confronto io? Ha idea degli sforzi che faccio? Milan, Inter e Juve, insieme, fatturano 700 milioni. Noi siamo più piccoli. È preferibile dire una brutta verità che una bella bugia. Io non vendo sogni, ma solide realtà e il calcio non va demonizzato. Produce anche utili. Ha una funzione sociale.”

Monti voleva chiuderlo. “Ha le sue ricette, io le mie. L’Italia è un serbatoio bucato. Si deve tappare la falla, non mettere benzina. Bisogna lavorare di più e riformare la previdenza. Baby pensioni, invalidità. Il cieco non può guida’ la macchina, o no? Se il medico dichiara il falso me lo devi denunciare. I giorni di malattia concessi allegramente producono danni irreparabili. Se chi amministra la cosa pubblica temesse la Corte dei conti o il danno erariale, lei vedrebbe placarsi in un secondo la corsa alla poltrona. Prenda l’articolo 18. Dobbiamo tutelare l’occupazione, non il posto di lavoro. Il merito e non la garanzia a prescindere. Perché devo impegnarmi quando chi produce prende lo stesso stipendio di chi non fa niente? Perché nessuno può essere licenziato? Sono pronto a un confronto con il sindacato. Se cacci i furbi non crei un vulnus, produci giustizia.”

E l’evasione? “La gente deve paga’ le tasse, il nemico non è Equitalia. Male non fare, paura non avere. Purtroppo l’Italia è terra eletta di prenditori e m a g n a ge r. Arraffatori e cavallette. Io non sono un puritano, ma qui si esagera.”

Mirko Borghesi (Fonte-Il Fatto Quotidiano)

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