Manca un vice Klose. E Onazi deve giocare

Manca un vice Klose. E Onazi deve giocare

Era meglio disputarla sulla luna questa Supercoppa Tim, che mortifica i laziali dentro casa loro al di la di ogni più rovinosa previsione, tanto nel punteggio quanto nei contenuti almeno fino al poker juventino sventagliato da Tevez. Lezione forse preziosa, ma si dice sempre così quando i sogni vanno in…

Era meglio disputarla sulla luna questa Supercoppa Tim, che mortifica i laziali dentro casa loro al di la di ogni più rovinosa previsione, tanto nel punteggio quanto nei contenuti almeno fino al poker juventino sventagliato da Tevez. Lezione forse preziosa, ma si dice sempre così quando i sogni vanno in frantumi e non esistono presupposti per rapportarsi alle soddisfazioni di 84 giorni fa.
Qui non c’è competizione, né valgono le parate di Buffon sulle sintesi di Candreva e Klose quando il contenzioso mai nato non ha davvero più senso sotto qualsiasi punto di vista. Qui viene apprezzata in lungo e in largo la ripristinata gestione del potere bianconero, mentre Antonio Conte censura le minime cadute di tensione pure quando lo stordimento dei lotitiani meriterebbe una tregua. Qui domina da protagonista l’ex Lichtsteiner (un gol e due assist vincenti pro Chiellini e a beneficio dell’asso sudamericano, che non segnava da 4 mesi), davvero devastante in quei 500 secondi di follia petkoviana, caratterizzati dalle frenesie dei vacui assaltatori che vorrebbero pareggiare subito quel gol trovato da Pogba, sostituto dell’infortunato Marchisio.
Sospettata di sazietà la Juve avverte il bisogno di esibire la propria identità, di pretendere il solito riscontro sociale, sportivo e istituzionale della sua superiorità. E ritrova d’incanto automatismi; i tempi d’inserimento dei mediani, la profondità-Vidal mentre la contrapposizione orientata dai tre registi procede compassata, inesistente nei recuperi, avara d’accelerazioni.

Lazio stordita verso il tracollo nemmeno fosse costretta a dimostrare in un amen che serve un partner importante per valorizzare Klose e che non furono casuali i 26 punti in più accumulati nel campionato scorso dalla Signora degli scudetti. Arrivata all’intervallo senza particolari demeriti dentro un avvenimento che pare ritenere superflui i due migliori portieri del momento, la Lazio nel prosieguo crolla facile, quasi fosse un castello di sabbia. Intanto dagli spalti precipitano giù perfino i rabbrividenti “buh” razzisti nei confronti dei colored all’opera. Ci viene un forte mal di testa, causato dal boomerang di valutazioni estive troppo facili. Ci viene in mente l’analoga quaterna di Catania, novembre scorso, laddove apparve chiara l’assenza di un Onazi di circostanza per fare filtro davanti alla difesa. Proprio come ieri sera, nell’afa opprimente di una rappresentazione a senso unico davanti a 60mila spettatori.
Beh, noi crediamo che molti laziali, ricevuti quattro schiaffi, avrebbero preferito qualche rotonda sul mare, un po’ di brezza senza cattivi pensieri. Ma Vlado ancora una volta punito nella propria avarizia tattica, ci dice che dobbiamo voltare pagina e che tutto dall’Udinese in poi cambierà. A caldo, chi può dargli retta?

Corriere dello Sport

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