Marin esplode: ”Non sono un mercenario!”

Marin esplode: ”Non sono un mercenario!”

ROMA – Una storia che ha destato scalpore, quella di Marko Marin, giovane talento classe ’94 che solo qualche mese fa militava tra le fila biancocelesti. Poi è arrivato il Manchester City, che ha sfruttato la situazione contrattuale del ragazzo, non ancora blindato dalla Lazio come professionista, e se l’è…

ROMA – Una storia che ha destato scalpore, quella di Marko Marin, giovane talento classe ’94 che solo qualche mese fa militava tra le fila biancocelesti. Poi è arrivato il Manchester City, che ha sfruttato la situazione contrattuale del ragazzo, non ancora blindato dalla Lazio come professionista, e se l’è portato via in Inghilterra. Un vero peccato, perchè il giovane terzino romeno, un mancino tutta potenza e personalità, può essere senza dubbio annoverato tra le giovani promesse. A quelche mese di distanza, Marin torna a parlare dell’accaduto, in un’intervista rilasciata a tuttomercatoweb.com, senza peli sulla lingua.

Ci racconti i motivi della tua scelta?

“Ci sono state una serie di cose che non mi hanno fatto piacere. Mi hanno dato del mercenario, ma la mia scelta di andare via dalla Lazio non è certo nata per una questione di soldi. Se Bollini dice che l’ho deluso, lui mi ha deluso ancora di più. Alcuni mi dicono di non pensarci più, ma tre giorni prima di partire mi parlava di progetto Onazi, che è un bravo ragazzo e anche un buon giocatore, ma quanto sta giocando? Alla Lazio avrei perso tempo perché non avevo certo voglia di aspettare magari i ventuno anni per esordire. A quell’età da altre parti i calciatori sono già quasi affermati. Comunque a Bollini devo anche essere grato perché mi ha dato fiducia e fatto giocare. Se ci fosse stata voglia di farmi rimanere però penso che la Lazio sarebbe venuta da me a giugno per propormi il contratto…i 1700 euro non mi avrebbero cambiato la vita, semplicemente avrei visto interesse nei miei confronti”.

Presente e futuro: la Premier League, pronto?

“Da piccolo mi è sempre piaciuta la Premier. Se mi avesse chiamato qualsiasi società inglese avrei accettato, qui c’è un altro tipo di professionalità. A pranzo stiamo insieme ai giocatori della prima squadra, c’è un contatto quotidiano con loro e mi sono ambientato subito. Quando stai con i grandi giocatori impari qualcosa per forza. Per chi non poteva giocare per la mancanza del transfer la società organizzava delle amichevoli apposta. Un modo per stare in movimento. Ora finalmente è arrivato il transfer, mi sono ambientato. Qui voglio crescere, migliorare, so che posso farlo. E ovviamente voglio ritagliarmi, in futuro, uno spazio in prima squadra”.

Con chi hai legato della prima squadra in particolare?

“Direi Maicon, sta a tavola con me, scambiamo due battute… È molto simpatico. Quando mi alleno con la prima squadra mi dice che visto che gioco sulla sua fascia mi stende (sorride, ndr). È un bravo ragazzo”.

E Balotelli?

“Anche lui è un bravo ragazzo. Mi ha sorpreso il giorno in cui è venuto con una Bentley color militare ed è entrato a tremila all’ora dentro al centro, uno spettacolo (sorride, ndr)”.

A vederlo però sembra abbia voglia di cambiare aria…

“No, lo vedo impegnarsi ogni giorno in allenamento, corre, lotta, va sempre a caccia del pallone”.

Tanta Italia al City… Se arrivasse anche De Rossi?

“È un giocatore importante, sarebbe utile perché é un grande centrocampista, ma questo non lo dico solo io”.