NORCIA – Klose punta la storia: “Vinciamo”

NORCIA – Klose punta la storia: “Vinciamo”

NORCIA – “Mito” nostro, che sei nell’area, sia santificato il tuo destro, venga il tuo sinistro, sia fatta la tua volontà: “Vogliamo vincere”, bisbiglia Klose, prima dell’ultima benedizione al ritiro. Saltella fra le pozzanghere di Norcia, danza sotto la pioggia, s’immerge dalla testa ai piedi fra i cubetti di ghiaccio:…

NORCIA – “Mito” nostro, che sei nell’area, sia santificato il tuo destro, venga il tuo sinistro, sia fatta la tua volontà: “Vogliamo vincere”, bisbiglia Klose, prima dell’ultima benedizione al ritiro. Saltella fra le pozzanghere di Norcia, danza sotto la pioggia, s’immerge dalla testa ai piedi fra i cubetti di ghiaccio: la leggenda è già in freezer, adesso bisogna ibernare la storia. Quando tornerà a casa, Klose, il postino dovrà bussargli quattro volte. Tre derby firmati, forza quattro.

TERRORE DELLA ROMA – Il cielo biancoceleste respira per Klose, terrore della Roma, gioia della Lazio. Miro rimane impassibile, regala emozioni, non le scompone. Le raccoglie e ferma il tempo. Lui cade, si rialza, niente. Non cambia espressione, fissi gli occhi, strette le labbra. Sino all’apocalisse, passo dopo passo. Non corre verso nessuno, cammina verso la gloria. E, quando è lì, un sospiro e un morso. Pesca brividi, abboccano tutti: aquile e lupi, sorrisi e lacrime, pescatori e pesci. Che abbuffate di panzer: stomachi in subbuglio, ansie da derby.

DIGIUNO DI COPPA– Via le vasche, stavolta Miro deve romperlo, il ghiaccio: non ha ancora segnato in Coppa Italia, Klose dell’altro mondo. Uno stimolo in più per uno di un altro pianeta, uno che non ha tabù. Che annienta e trasforma. E’ sbarcato a Roma, ha passeggiato sul Tevere, sbiadito il riflesso giallorosso del tramonto, restituito il suo colore all’acqua: biancoceleste è il tocco di classe capitale. E’ apparso a Formello, ha inventato un principio universale: tre stracittadine vinte e un pari, recita il comandamento, la Roma non esiste più. Il sorpasso lasciatelo pure a Dino Risi, la Lazio risponde: Miro, tiro, gol.

IL KLOSISMO – Studiate tutti il “Klosismo”, amanti del pallone. Miro è un proletario della rete, un artigiano del gol, un carpentiere di sogni. Li plasma a sua immagine e somiglianza. E sono così gentili, i suoi centri. Centinaia, originali, ingegnosi, ma sempre così maledettamente sobri. Segna di testa, di piede, ripudia la mano de Dios, Klose. Ricordate Napoli? Merita il nobel del calcio. Perché la sua esistenza è depurata dall’ipotesi di Dio. Il Signore è la sua guida, Miro s’ispira al cielo. Gli altri dopo un golletto impugnano mitragliatrici e ciucci e sfoggiano murales sulle maglie della salute, il tedesco alza un dito, dipinge l’aria e schizza la leggenda.

SANTO SUBITO – Centravanti niente chiacchiere, solo distintivo. Fa la sola cosa per cui è pagato: tiro-gol. Alla Miro, appunto. Sempre seduto a tavola fra i capocannonieri, mai col tovagliolo bianco: 16 reti solo nell’ultima stagione, nonostante due mesi in infermeria. Perché il pescatore Klose intravede il galleggiante che va giù e torna sempre a galla. Stamattina col preparatore Rongoni preparava la nuova esca per la Roma. Abboccherà ancora? I laziali intonano preghiere, invocano un ultimo miracolo. Il più importante. Perché Klose non è eterno, ma unico. E stavolta santo subito. 

Alberto Abbate

Cittaceleste.it

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