FOCUS – Onazi e l’arbitro Collum: Cose turche

FOCUS – Onazi e l’arbitro Collum: Cose turche

ISTANBUL – In uno stadio caldissimo gremito in ogni ordine di posto, la Lazio affronta il Fenerbahce nella sfida valevole per l’andata dei quarti di finale di Europa League. Petkovic ha scelto il migliore undici possibile, modellando lo schieramento secondo gli interpreti a disposizione, un 4-4-1-1 con Ederson a supporto…

ISTANBUL – In uno stadio caldissimo gremito in ogni ordine di posto, la Lazio affronta il Fenerbahce nella sfida valevole per l’andata dei quarti di finale di Europa League. Petkovic ha scelto il migliore undici possibile, modellando lo schieramento secondo gli interpreti a disposizione, un 4-4-1-1 con Ederson a supporto di Libor Kozak. In panchina, a sorpresa, c’è Cristian Ledesma. Il tecnico ha puntato sulla coppia mediana composta da Hernanes e Onazi, con Candreva e Lulic sulle fasce di competenza. In difesa spazio al rientrante Ciani al fianco di Lorik Cana, con la conferma di Gonzalez terzino destro e Radu sull’out opposto.

Tartaro giallonero – Si gioca in un clima infernale, dove è impossibile sentire la voce dei cinquecento tifosi laziali giunti dalla capitale. La Lazio parte con discreto piglio e personalità, ma le vibrazioni dei fischi assordati del Sukru Saracoglu, ogni qual volta i biancocelesti sono in possesso della sfera, fanno quasi tremare le gambe. Nelle fasi iniziali il più inspirato sembra Antonio Candreva, che al 10′ mette un bel pallone sulla testa di Ederson, che colpisce in bello stile ma spedisce tra le braccia di Volkan. All’azione del romano risponde il suo gemello Senad Lulic, che taglia il campo e a sua volta innesca il brasiliano, che atterrato in area invoca il rigore, incredibilmente negato dallo scozzese Collum. Quanto basterebbe per scioglere ogni timore di tipo ambientale, ma dall’altra parte l’avversario giallonero fa leva sulla aggressività alimentata dal fattore casalingo. Un’arma in grando di mettere in difficoltà la squadra capitolina, che rischia lo svantaggio su un errato disimpegno di Lulic, favorendo la conclusione di Sow, che colpisce il palo grazie alla miracolosa deviazione di Marchetti. La partita si fa vibrante, seppur non ricchissima di contenuti spettacolari, ma di rara intensità. E’ la Lazio che cerca di mantenere il pallino del gioco, con una manovra tesa a valorizzare gli esterni con le sponde di Kozak, mentre il Fenerbahce si affida alle ripartenze dei velocissimi Sow e Webo. Ai punti meriterebbero qualcosa in più i ragazzi di Vladimir Petkovic, ma tant’è che la prima frazione di gara si conclude a reti bianche.

Profondo rosso – La ripresa inizia nel peggiore dei modi. Onazi pronti-via, già ammonito, entra in ritardo su Meireles: secondo giallo e Lazio in dieci uomini. I turchi prendono immediatamente coraggio e colpiscono il secondo legno, a Marchetti battuto, proprio con il centrocampista portoghese. Sospiro di sollievo, ma partita che cambia radicalmente volto e imbocca l’inevitabile strada della sofferenza. Prova ad attenuarla Hernanes, in ombra nel primo tempo, con qualche serpentina delle sue. Ma non sembra sufficiente per frenare l’incedere della squadra di casa, che mette all’angolo la decina laziale, ora costretta al solo contropiede. Servono muscoli al centrocampo capitolino, così Petkovic inserisce Ledesma al posto di un Ederson uscito dal campo claudicante. L’argentino riporta un pò di equilibrio in seno alla fase difensiva, così la Lazio ritrova fiducia e misure, ragalandosi qualche ripartenza pericolosa utile ad allentare la pressione. E’ il momento giusto per giocarsi l’ultima carta in grado di cambaire le sorti dell’incontro: Miroslav Klose. L’asso tedesco rileva Kozak e si piazza al centro dell’attacco, ma non sarà lui a cambiare le sorti del match. L’ha fatto invece l’arbitro al 77′, regalando un penalty al Fenerbahce per un mani in area, palesemente involontario, di Stefan Radu. Webo realizza e la Lazio va sotto. Ci sarebbe tempo per sperare con l”ingresso di Mauri per Hernanes (e le parate di Marchetti), ma il brianzolo riesce a rimediare solo un’altra, discutibile, ammonizione per presunto gioco pericoloso. Uno scherzo del destino, visto l’esito della successiva punizione: Marchetti respinge corto la bordata di Caner Erkin, irrompe Kuyt che gela i biancocelesti con il raddoppio. Non c’è più tempo per segnare un gol che risulterebbe vitale, finisce così: Con l’amarezza in bocca e il rimpianto nella mente. Ma soprattutto un dubbio: sette ammonizioni, un’espulsione, un rigore solare negato ed uno quantomeno discutibile a sfavore. Arbitraggio mirato?  Peccato, ora il passaggio del turno sembra un miraggio.

F.P.

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