On.Cochi: ‘Stadi? Vi dico tutto..’

On.Cochi: ‘Stadi? Vi dico tutto..’

ROMA – Da Dino Viola a Cragnotti, passando per l’atavica battaglia del presidente Lotito, fino all’attenzione generale di tutto il mondo calcistico e politico: Gli stadi di proprietà. Il calcio italiano, da sempre all’avanguardia, è rimasto indietro rispetto ai paesi concorrenti (Inghilterra, Spagna, Germania, ma anche Portogallo), che ormai da…

ROMA – Da Dino Viola a Cragnotti, passando per l’atavica battaglia del presidente Lotito, fino all’attenzione generale di tutto il mondo calcistico e politico: Gli stadi di proprietà. Il calcio italiano, da sempre all’avanguardia, è rimasto indietro rispetto ai paesi concorrenti (Inghilterra, Spagna, Germania, ma anche Portogallo), che ormai da anni possono vantare splendide strutture polifunzionali a misura di tifoso, ma soprattutto dove le famiglie possono vivere h24 la propria passione. C’è chi come la Juventus si è fatta pioniera tra i top club nostrani, avviando e concludendo il suo progetto in perfetta autonomia economica, trovando l’accordo diretto con il comune di riferimento, come fatto dallo stesso Cagliari di Cellino. C’è chi invece è in attesa di una legge nazionale, la famosa “Legge sugli stadi” parcheggiata con le quattro frecce in Senato, di cui ad esempio la società Lazio vorrebbe approfittare per avviare il processo di costruzione del nuovo impianto. Per trattare l’argomento in maniera approfondita, abbiamo intervistato in esclusiva il Delegato allo Sport per Roma Capitale, l’Onorevole Alessandro Cochi. Come, quando e perchè. Tutto nelle parole di chi ha sempre mostrato da sempre la massima attenzione alla vicenda, partecipando in prima persona alle evoluzioni della stessa:


Gli stadi di proprietà: sono necessari per la crescita del movimento calcistico italiano?

“Assolutamente sì. Anzi, mi spingerei a dire che sono fondamentali. Soprattutto considerando che sarebbero pressoché a costo zero per i cittadini. Il privato si occupa non solo della realizzazione dello stadio, ma anche delle opere di urbanizzazione a scomputo, che sono di pubblica utilità. Patrimonializzare uno stadio di proprietà, inoltre, è utile e necessario per le società quotate in borsa, come la Roma e la Lazio, che hanno oneri e doveri. L’esempio da seguire è quello della Juventus: lo stadio di proprietà non è solo affascinante dal punto di vista architettonico, ma anche dal punto di vista passionale, oltre che economico. Patrimonializzare uno stadio significa avere ogni anno cospicue risorse da investire nella campagna di rafforzamento della squadra, interesse primario per il tifoso. Quest’ultimo nello stadio di proprietà della propria squadra non solo si sente a casa sua, ma diventa parte integrante, se non centrale, della vita del club”.

Il presidente della Lega Calcio Maurizio Beretta ha chiesto “procedure certe in tempi rapidi”, ma quali sono i tempi effettivi affinché la “legge sugli stadi” possa essere approvata?

“Dopo la prima approvazione alla Camera, il testo per la costruzione di nuovi impianti multifunzionali è fermo in Senato, ma non ha ancora ottenuto il via libera. Dopo anni di analisi e valutazioni, anche da parte di tutte le forze politiche, ci auguriamo che la legge venga sbloccata il più presto possibile, al fine di renderla definitiva e soprattutto operativa. Purtroppo, avendo avuto modo di confrontarmi con il deputato Claudio Barbaro, ho l’impressione che si sia perso un po’ di tempo in tal senso”.

Tale legge dovrebbe regolarizzare e contribuire alla costruzione di stadi di proprietà unica del club. Si può fare chiarezza su quali saranno le disposizioni e in che modo supporterebbe le singole società?

“Parlarne senza che la legge sia a tutti gli effetti operativa diventa molto difficile. L’intento iniziale era di rendere equilibrata la cubatura sportiva e quella non sportiva, evitando ogni genere di speculazione. E soprattutto di rendere autonomi i comuni, che avrebbero dovuto regolare i vincoli e i permessi in materia. Ma, ripeto, senza l’ok definitivo alla legge è praticamente impossibile parlare dei suoi pregi e dei suoi difetti”.

Il rallentamento nella fase di approvazione è esclusivamente da attribuire alle differenti priorità del governo in questo particolare momento di contrazione economica e finanziaria? Oppure ci sono altre controversie da risolvere? Se sì, quali sono e come si potrà ovviare alla loro risoluzione?

“Il problema principale che è stato riscontrato al Senato è l’assenza di una convergenza sulla questione tra i vari gruppi. Situazione differente c’era, invece, alla Camera, dove la maggiore coesione di vedute ha, infatti, portato ad una prima stesura della legge. Non ci sono altre controversie: la Juventus, in fondo, ha costruito il suo impianto senza il bisogno di alcuna misura legislativa straordinaria, rispettando le leggi ordinarie. L’unico pensiero è stato quello di smantellare il vecchio stadio Delle Alpi e costruirci sopra il moderno Juventus Stadium, anche se la destinazione d’uso dell’area essendo già ad hoc ha reso più facile la realizzazione dell’opera”.

Puntando i riflettori sull’attualità del calcio capitolino, qual è la situazione relativa alla Roma e alla Lazio? Sono state avanzate proposte e progetti in via ufficiale?

“La società giallorossa sembra ormai pronta a presentare la short list delle aree tra le quali sarà scelta quella che potrebbe ospitare il nuovo stadio. Per il club biancoceleste, al contrario, ci sono al vaglio grandi idee, anche troppe, una tra tutte, quella di realizzare non un impianto, ma una vera e propria cittadella sulla Tiberina. Al momento, però, nessuno ha presentato, ufficialmente, alcun progetto. L’Amministrazione capitolina si augura che questo avvenga quanto prima per poter avviare l’iter tecnico e amministrativo, prima della conferenza dei servizi, che vedrà coinvolti tutti gli enti (Roma Capitale, Provincia, Regione Lazio, Sovrintendenze, Autorità di bacino, ecc…) interessati a studiare il progetto provvisorio, in attesa che diventi definitivo ed esecutivo con i diversi requisiti legati all’urbanistica, all’ambiente e alla mobilità”.

Per la Lazio si parla di ferrea volontà di Lotito di costruire un nuovo impianto. Parole o fatti concreti?

“Come ho già detto, sono molte le idee avanzate dal club biancoceleste e dal suo presidente, ma ad oggi non sono stati presentati progetti ufficiali. Questo rende tutto meno chiaro, nonostante la volontà di ognuno”.

Come conciliare l’esigenza di una struttura polifunzionale con il rischio di una speculazione edilizia?

“Molto semplice: attraverso una dovuta equazione tra cubatura sportiva e non sportiva. Costruendo ad esempio degli stadi sul modello inglese e tedesco, con annessi sede sociale, negozi, parte museale, uffici e foresterie creando così un circuito che sia oggettivamente condivisibile e che possa essere realmente apprezzato da cittadini e tifosi”.

Il Piano regolatore permetterebbe la realizzazione di due nuovi impianti polifunzionali all’interno della Città?

“È chiaro che l’Amministrazione, fedele alle norme del piano regolatore, ha dettato legge in merito ai criteri che regolano la mobilità e il rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici, ma non è suo compito intervenire in qualità di “immobiliarista”. Anche perché, lo ricordiamo, parliamo pur sempre di due società, la Roma e la Lazio, quotate in borsa e qualsiasi tipo di ingerenza potrebbe risultare indebita. Come il Sindaco e l’Assessore all’Urbanistica Corsini potrebbero meglio spiegare, il tutto necessiterebbe di alcune varianti al Piano regolatore vigente condivise da maggioranza e opposizione attraverso lo strumento urbanistico dell’Accordo di Programma, che vengano preventivamente valutato e poi votato nelle sedi competenti”.

Quale eventuale futuro per lo Stadio Olimpico? C’è la possibilità che venga adibito a sito ufficiale della Nazionale Italiana, come successo per Wembley in Inghilterra?

“Lo Stadio Olimpico rappresenta già oggi una cornice di eccellenza per eventi e manifestazioni di respiro internazionale. Basta pensare al Golden Gala, al Sei Nazioni, alla Finale Tim Cup o ad appuntamenti con il mondo della musica rock. Già questo fa ben sperare nelle grandi potenzialità di un impianto che, sottoposto a restyling, potrebbe sicuramente trasformarsi in un palcoscenico di tutto rispetto per accogliere anche la Nazionale Italiana. Non solo. Potrebbe ancora aprire le sue porte al grande pubblico, all’ammirazione dei visitatori romani e non, vista la sua appartenenza ad un’area di pregio come il Parco del Foro Italico. Ma risulta doveroso porre la domanda al Coni, in quanto lo Stadio Olimpico a mio giudizio ha ancora un radioso futuro”.

Una riflessione sul momento Lazio, sul nuovo allenatore e sui possibili obiettivi stagionali.

“Petkovic è un mister concreto, capace di farsi rispettare dallo spogliatoio, con un modo di fare che, se inizialmente ha destato qualche titubanza, ha poi conquistato pienamente il cuore dei tifosi biancocelesti. Credo che ci siano le premesse, per la città e i suoi tifosi, per una stagione ricca di soddisfazioni”.


Francesco Pagliaro

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