Partita d’addio per i Filippini. Ci sarà anche Reja

Partita d’addio per i Filippini. Ci sarà anche Reja

Sarà una festa per Urago Mella, ma non solo. Sarà la festa di Brescia e del Brescia in cui sono cresciuti. Emanuele e Antonio Filippini, questa sera, radunano all’oratorio Paolo VI di Urago Mella compagni di squadra e soprattutto amici di una carriera per l’addio al calcio giocato. Un addio…

Sarà una festa per Urago Mella, ma non solo. Sarà la festa di Brescia e del Brescia in cui sono cresciuti. Emanuele e Antonio Filippini, questa sera, radunano all’oratorio Paolo VI di Urago Mella compagni di squadra e soprattutto amici di una carriera per l’addio al calcio giocato. Un addio con il sorriso sulle labbra prima e dopo la partita, ma con la grinta di sempre in campo perchè, nonostante i 39 anni, sia Emanuele che Antonio non smetteranno di correre. Come Javier Zanetti, il capitano dell’Inter, stessa età dei gemelli e ancora tanta voglia di macinare chilometri.
Ci sarà tanto Brescia del passato (Neri, Campolonghi, De Paola, Corini, l’allenatore Reja, Possanzini appena ritirato per problemi cardiaci, gli svincolati Dallamano e Cordova) e presente (Arcari, Zambelli). E non mancherà Gino Corioni, il presidente che ha accompagnato la carriera dei gemelli, «giocatori che il Brescia è stato fortunato ad avere – dice – ma che sono stati altrettanto fortunati a trovare una società come la nostra. I Filippini hanno vissuto un calcio dove giravano ancora certi contratti, oggi non più possibili. La loro cessione al Palermo è stata un bene per loro e anche per il Brescia. Ma una volta, quando ero più attivo, ero amico di tutti i presidenti e i presidenti mi ascoltavano. Al di là di tutto quei guadagni, i Filippini, se li sono meritati per il carattere, la dedizione alla causa, la professionalità, l’onestà». E Antonio, l’onestà, la dimostrò il 20 giugno 2009: nella finale play-off contro il Brescia trascinò il Livorno alla promozione in A con una gara-monstre.
NEL ’92 CORIONI, appena diventato presidente del Brescia, li presta all’Ospitaletto, allora in serie C2. E con i Filippini nel motore, nel ’93-94, la squadra guidata da Paolo Ferrario arriva seconda nel girone A e conquista la promozione in C1, la seconda della storia orange.
I Filippini tornano a Brescia nell’estate ’95, l’allenatore è Mircea Lucescu in tandem con Adelio Moro. Il primo a debuttare è Antonio, in Brescia-Fidelis Andria 2-2, subentrando a Lerda al 10′ del secondo tempo; Emanuele deve attendere l’8 ottobre, in un altro pareggio casalingo, 1-1 con il Venezia e ancora da subentrato, al posto del difensore Adani al 18′ del secondo tempo. Basta poco a Lucescu, maestro di calcio come pochi, per capire che quei due sono indispensabili.
A Lucescu subentra Reja, la musica non cambia. Antonio Filippini totalizza 29 presenze e 3 reti, Emanuele si ferma a 22, ma uno dei 2 gol, all’ultima giornata a Cesena, il 9 giugno 1996, vale la salvezza. E segna di testa, il colmo!
ECCO il debutto in A a San Siro contro l’Inter il 31 agosto ’97, la prodezza illusoria di Hubner e la doppietta incredibile di Recoba, due siluri che inchiodano Cervone. Ma è fatta. Passano gli allenatori e i Filippini non li toglie più nessuno. Sui gemelli fioccano anche le leggende. Una vuole che giocassero bene solo insieme, ma la storia ha dimostrato che non è vero. Che a volte quei satanassi evitarono le espulsioni perchè confondevano gli arbitri («Sì, a volte abbiamo avuto la tentazione, ma non lo abbiamo fatto», l’ammissione di Corioni). E poi Palermo, Lazio, Treviso, Livorno e il crepuscolo a Brescia per Antonio, 624 partite e 37 gol (281 e 15 con il Brescia); Emanuele aggiunge al curriculum Parma e Bologna, in tutto 494 presenze e 23 reti (200 e 5 con il Brescia.) Fonte: BresciaOggi.it

Mirko Borghesi

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy