Per Mauri la partita più dura

Per Mauri la partita più dura

Stefano Mauri riparte da via Po. Sette mesi dopo la prima convocazione, all’ora di pranzo il centrocampista della Lazio torna negli uffici della Procura federale per il secondo tempo della partita più importante della stagione, l’inchiesta sul calcioscommesse. L’obiettivo è chiaro: dimostrare le propria estraneità alle presunte combine delle partite…

Stefano Mauri riparte da via Po. Sette mesi dopo la prima convocazione, all’ora di pranzo il centrocampista della Lazio torna negli uffici della Procura federale per il secondo tempo della partita più importante della stagione, l’inchiesta sul calcioscommesse. L’obiettivo è chiaro: dimostrare le propria estraneità alle presunte combine delle partite Lazio-Genoa e Lecce-Lazio, disputate nel maggio 2011 e da tempo sotto i riflettori degli investigatori federali e della Procura di Cremona. Le indiscrezioni, l’interrogatorio davanti al procuratore Stefano Palazzi, poi l’arresto e addirittura il carcere, infine la rogatoria svizzera: per Mauri il peggio sembra ormai alle spalle. Di sicuro gli investigatori federali sono ancora convinti dell’irregolarità delle gare in questione, ma la posizione del vicecapitano biancoceleste è cambiata con il passare dei mesi. Per questo Mauri è stato nuovamente convocato in Procura insieme all’ex genoano Milanetto – anch’egli tirato in ballo da Gervasoni e già ascoltato da Palazzi lo scorso aprile – al compagno di squadra Sculli e al massaggiatore della Lazio Papola. Palazzi vuole vederci chiaro prima di scrivere i deferimenti. Il procuratore vuole capire bene il presunto ruolo giocato dai diversi protagonisti della storia e per questo chiederà nuove spiegazioni a Mauri sulla scheda telefonica intestata a Samanta Romano e utilizzata dal vicepitano biancoceleste in quel maggio 2011, «ma solo per effettuare scommesse su Nba e tennis», come hanno sempre sostenuto gli avvocati Buceti e Melandri. Di sicuro Palazzi vorrà conoscere anche i rapporti tra Mauri e il massaggiatore Papola, convocato per spiegare l’incontro avvenuto lo scorso marzo con Sculli e alcuni rappresentanti della criminalità organizzata e ripreso dalla polizia. La Procura non vuole ricadere negli errori della scorsa estate e per questo sta indagando a fondo: per il processo bisognerà attendere il 2013.

Il Tempo

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