Le mille facce di Vlado e il ‘Petko-realismo’

Le mille facce di Vlado e il ‘Petko-realismo’

Petkovic camaleontico, Petkovic il trasformista, Petkovic liscio, gasato e Ferrarelle. Il tecnico di Sarajevo sta dando lezioni di sano (e vincente) realismo a quanti, senza conoscerlo davvero, lo avevano etichettato come un fondamentalista privo di elasticità. E invece Petko è tutto tranne che un integralista. Anzi, la sua vera dote…

Petkovic camaleontico, Petkovic il trasformista, Petkovic liscio, gasato e Ferrarelle. Il tecnico di Sarajevo sta dando lezioni di sano (e vincente) realismo a quanti, senza conoscerlo davvero, lo avevano etichettato come un fondamentalista privo di elasticità. E invece Petko è tutto tranne che un integralista. Anzi, la sua vera dote è l’opposto: la capacità di modulare la squadra a seconda delle esigenze.

Poliedrico – «Quale calcio mi piace? L’ideale sarebbe unire il gioco-spettacolo di Wenger al pragmatismo di Capello», così il croato si presentò lo scorso giugno a Formello. Sembrava uno di quei proclami buoni solo a non scoprire le carte. E invece no, per Petkovic quelle parole erano qualcosa di tremendamente serio. Ama il calcio propositivo ed offensivo. Vuole che la sua squadra abbia sempre un atteggiamento proattivo, «ma anche in fase difensiva, non solo quando attacca». Vorrebbe una squadra capace di fare pressing a tutto campo dall’inizio alla fine. Ma sa che non è possibile e allora non disdegna variazioni, anche consistenti, sul tema. Nascono così prestazioni come quella di sabato a Torino contro la Juve. Una prova che non lo ha soddisfatto pienamente, ma non lo ha neppure fatto inorridire. Aveva preventivato (ed avrebbe preferito) una Lazio capace anche di offendere oltre che di difendere. Alla fine era deluso per questo, per essere riuscito a realizzare il suo piano solo a metà, non per aver derogato ai suoi principi.

Il piano B – Una elasticità, quella di Petkovic, che riguarda non solo il modo in cui interpretare le gare, ma anche il modulo. Finora il 4-5-1 è risultato quasi sempre utile e spesso anche vincente. Ma il tecnico non ha mai nascosto di avere in mente pure un piano B, che poi essenzialmente è quello di un passaggio alla difesa a tre, con un centrocampo a cinque e due punte. Il varo di questo piano B potrebbe essere più vicino di quanto si creda. Per due motivi. Perché da qui alle prossime settimane le partite cominceranno (finalmente) a diradarsi e ci sarà dunque la possibilità di sperimentare di più in allenamento; e poi perché l’infortunio di Dias (il brasiliano dovrebbe averne almeno per un mese) potrebbe spingere il tecnico a rompere gli indugi e puntare su una linea a tre Biava-Ciani-Radu. In questo caso Konko e Lulic agirebbe sulle fasce con compiti più offensivi di quelli attuali, in mezzo ci sarebbero sempre Gonzalez, Ledesma e Hernanes, mentre davanti Klose sarebbe meno solo. Anche se la seconda punta potrebbe in realtà essere Mauri (che già ora è l’elemento che appoggia maggiormente il tedesco), se non il rigenerato Ederson. L’eventuale passaggio al 3-5-2, insomma, sarebbe una naturale evoluzione dell’attuale 4-5-1. Sempre nel solco del Petko-realismo, dunque.

La Gazzetta dello Sport

Cittaceleste

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