Petkovic: «Visto? La colpa non era la mia»

Petkovic: «Visto? La colpa non era la mia»

NIZZA – Sono le 19. Sulla Promenade des Anglais, trasformata in questi giorni in una specie di mini “sambodromo”, per via del carnevale di Nizza, si forma a un tratto un incredibile corteo. Niente mascherate però: tutti in fila, con le loro facce famose e più o meno cariche di…

NIZZA – Sono le 19. Sulla Promenade des Anglais, trasformata in questi giorni in una specie di mini “sambodromo”, per via del carnevale di Nizza, si forma a un tratto un incredibile corteo. Niente mascherate però: tutti in fila, con le loro facce famose e più o meno cariche di gloria, ci sono i ct Uefa che oggi assisteranno al sorteggio per le qualificazioni a Euro 2016. Deschamps o Ghedin ( «Non datemi l’Italia, stavolta» ), naturalmente Prandelli ( «Mi piace questa formula a 24 squadre in finale» ), Del Bosque, Capello, Terim in ordine sparso. Dovrebbero essere nominalmente 54, quante le squadre partecipanti. Più uno però: Vladimir Petkovic! L’ex allenatore della Lazio, futuro ct della Svizzera, ora affidata a Hitzfeld fino al Mondiale, cammina con passo svelto verso la cena di gala dell’Uefa. Sembra anche più alto del solito. Di certo è in gran forma. La Lazio da qui sembra in un altro emisfero, per Vlado. Che però rallenta, davanti alle domande sul suo recente passato: «Come sto? Benissimo, è tutto passato… guardo al futuro. Sono qui ovviamente per la Svizzera, anche se il mio lavoro inizierà a luglio. Quello che sta accadendo alla Lazio? Non vorrei parlare, non l’ho fatto con la stampa italiana, né con gli svizzeri, so come comportarmi però…».

 


TUTTI I SUOI PERO’ – I però diventano tanti, una serie di considerazioni, passo dopo passo, confessando anche una passione ancora viva: «Per l’Italia, per Roma. Io stavo benissimo, a Roma; mangiavo bene, vivevo bene… Eppoi perché parlare al passato. Sono già tornato quattro o cinque volte, ho amici, ho ancora casa all’Olgiata». Nessun problema per quello che sta accadendo? Vlado non si confonde: «Se seguo quello che succede? Io seguo tutto…. E non mi sorprendo…Voglio dire: non ero io il problema, penso. Dopo un paio di mesi quelli tornano a galla, se rimangono irrisolti». A questo punto non serve più chiedere: «Ancora non capisco il mio esonero. Eravamo in corsa su tre fronti, ci mancavano, è vero, 6 o 7 punti ma niente di irreparabile. Poi quegli infortuni… Adesso leggo di chi mi accusa di non averlo fatto giocare: per forza, se sei rotto… E comunque puoi cambiare il manico ma se la scopa resta la stessa…».


L’INNOMINATO – Non nomina mai Lotito di sua iniziativa, Petkovic, ma il discorso è chiaro: «Cosa mi dispiace di più di questo addio? Non lo so, ora sono tutte cose in mano agli avvocati. Certo non è stato bello. E dire che era pronto anche a rinunciare a molti soldi, glielo assicuro. Lotito? Non voglio parlarne. Ognuno ha il suo modo di fare, e di comportarsi. Lo sanno tutti, non soltanto io». E allunga il passo, Vlado, tra i ct d’Europa. (Corriere dello Sport)

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