Portanova: ‘Voglio giustizia! Mauri?..’

Portanova: ‘Voglio giustizia! Mauri?..’

AGGIORNAMENTO 1/10: Stamane è andata in scena l’udienza relativa al caso Portanova, presso la sede del Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport, terzo e ultimo grado del giudizio sportivo. Già da ieri abbiamo seguito la vicenda, dando voce al diretto protagonista, prendendo una posizione in merito. Oggi ha deciso…

AGGIORNAMENTO 1/10:

Stamane è andata in scena l’udienza relativa al caso Portanova, presso la sede del Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport, terzo e ultimo grado del giudizio sportivo. Già da ieri abbiamo seguito la vicenda, dando voce al diretto protagonista, prendendo una posizione in merito. Oggi ha deciso di non commentare l’andamento del dibattito processuale: “Preferisco non parlare, per scaramanzia”. L’ha invece fatto il suo avvocato difensore, Gabriele Bordoni, che è sembrato moderatamente soddisfatto degli argomenti trattati: ‘’Finalmente abbiamo parlato dell’unico tema che poteva essere plausibile del contraddittorio: l’omessa denuncia. Ci sono voluti tre gradi di giudizio per parlarne. Le osservazioni l’accusa di sviluppare nel contradditorio però,  si scontrano con un dato oggettivo: cioè hce nella perplessità non si deve fare nessuna omessa denuncia e quindi l’omissione non si può configurare’’. La richiesta fatta è stata  quella di un proscioglimento, ma pur di tornare a giocare, la sensazione è che si potrebbe accettare il compromesso della riduzione di due/terzi della pena. Tanto nessuno ridarà mai i due mesi già ampiamente e discutibilmente scontati, quello che conta è tornare al calcio giocato e farlo al più presto. L’obiettivo è quello di tornare in campo per la sfida con la Fiorentina, al più tardi per la gara successiva in trasferta contro il Cagliari. Entro mercoledì il collegio si pronuncerà sull’istanza cautelare, mentre il termine ultimo per il pronunciamento del lodo è il 13 ottobre. Una storia che, per ora, non ha ancora vissuto l’atteso e definitivo epilogo.

 


ROMA – Qui nella città eterna, epicentro di ogni controversia sportiva per la presenza sul territorio di tutti gli organi competenti, la gente laziale conosce bene le tristi vicende legate al calcioscommesse, che al tempo costarono una retrocessione in Serie B. Fra questa gente ce n’è uno, la cui storia professionale l’ha portato lontano dalla sua città e dai colori che porta nel cuore, quelli biancocelesti: Daniele Portanova. Un cuore però, lacerato dal nuovo scandalo scommesse dei giorni nostri, che sanguina di un dolore che mai avrebbe pensato di dover provare. Portanova, per una battuta rivolta lui in una serata di festa dagli emissari di Masiello(un goffo approccio per sondare il terreno con il difensore rossoblu), capostipite della combine di Bologna-Bari, è stato accusato e condannato per omessa denuncia, beccando 6 mesi di squalifica a fronte di una richiesta di tre anni. Non è stato ritenuto credibile, il capitano del Bologna “non poteva non sapere”. Forse la procura avrà pensato che il calciatore facesse l’investigatore di mestiere, che anzi avrebbe dovuto fare il lavoro al posto loro. Daltronde, questa è l’Italia dei giustizialisti da talk-show, pronti a far saltare qualche testa da dare in pasto ad un popolo, un movimento, che improvvisamente si scopre indignato. Eppure la dignità veramente, quanto ingiustamente persa, sembra proprio quella del difensore romano, che lunedì affronterà l’ultimo grado della giustizia sportiva, l’attesa sentenza del Tnas. Per raccontarci la sua storia e il suo stato d’animo, abbiamo contattato in esclusiva il centrale classe ’79, che ha risposto con la passione e la schiettezza che lo ha sempre contraddistinto, a tutte le nostre nostre domande:

 

Che cosa significa per un calciatore, un uomo, dover pagare per qualcosa di cui non ci si sente colpevoli?

“Significa stare male. Stare male non tanto per quello che si paga in termini di squalifica, ma per essere stato accostato ad una cosa che ho sempre odiato: il calcioscommesse. La cosa che mi ha ferito più di tutte è questa, un dolore che è definitivamente esploso da quando è iniziato il campionato. Ti fai tante domande, cerchi di darti tante risposte e dici: “Non è giusto”. Non è giusto che io non possa andare in campo ad aiutare i miei compagni, ma spero che questo calvario sia arrivato alla fine e che domani si metta la parola fine all’incubo che, da un anno, stiamo vivendo io e la mia famiglia”.

L’omessa denuncia, in Italia, sembra contare più dei colpevoli del reato commesso.

E’ una legge che c’è e va comunque rispettata, ma opera su un filo di lana molto sottile. Per denunciare serve una prova certa, altrimenti rischi la controdenuncia. E’ una legge che va rivista, la regola dice che tu dovresti avere la certezza al 100%, ma nel mio caso io neanche potevo avere un sospetto controprovato dai fatti o cose, viste o sentite”.

Cosa ti aspetti dalla sentenza di domani, cosa succederà se non ti verrà resa giustizia?

Ho sempre rispettato il lavoro delle procure, trattando con educazione, rispetto e sincerità i miei accusatori, mi aspetto lo stesso anche domani da parte loro. Spero sia fatta giustizia, che lo sia fatta nel modo migliore. Ho letto le carte e penso che, chi dovrà giudicare, sa quale la verità e che sto pagando qualcosa che non merito di pagare. Se l’esito dovesse essere negativo, ci rimarrei ulteriormente male, perchè si tratterebbe di un’ingiustizia; comunque continuerei a rivendicare la mia innocenza in altre sedi.

 Anche ti restituissero la vita di calciatore, cosa ti sentiresti di avere perso?

Non è facile per me, perchè è una situazione che ti rimarrà sempre dentro, poichè in quindici anni di calcio ho sempre onorato le maglie che ho vestito, ho sempre rispettato tutti e dato il 100% ovunque. Ho dato il massimo per le città, le proprietà, i tifosi delle squadre per le quali ho giocato. Dopo 33 anni di onorata carriera, sentirmi accostato a questa schifezza mi ha fatto male ripeto, spero vada nel dimenticatoio e si torni a parlare di Portanova calciatore. Di me si può dire che sia più o meno bravo sul campo di gioco, ma umanamente sono felice abbia sempre avuto una grossa considerazione da parte di tutti. E’ questo che mi ha dato la forza di lottare”.

 Quanto è stato importante l’affetto dei tuoi cari, della tua famiglia, in un momento buio come questo?

In campo do l’impressione del bruto, ma nella vita ho sempre cercato di fare del bene. Non ho mai pensato a fare del male, ma questa brutta vicenda che sto vivendo mi ha fatto capire com’è la vita reale. Paradossalmente, nell’ultimo anno ho imparato tanto. Ho capito chi sono i veri amici, perchè nelle difficoltà ti rendi conto di quanti pochi possano essere. Mi è rimasta la mia famiglia ed è con loro che vorrei festeggiare alla fine di questa storia. Per il resto, non sono tantissime le persone che hanno sposato la mia causa fin dall’inizio, ma io non dimenticherà chi ha cercato di farmi del bene”.

 A Roma c’è un tuo collega in attesa di giudizio, Stefano Mauri. Che idea ti sei fatto?

Non sta a me giudicare, però per quanto riguarda la tempistica dei deferimenti e delle squalifiche, sono state fatte cose perlomeno strane. E’ giusto che chi ha sbagliato paghi, però come ho detto prima, bisogna andare fino in fondo alle faccende e non agire con superficialità. Spero che non si verifichi più un caso come il mio, dove ci sono giocatori che siano condannati por cose che non hanno fatto. Da cittadino italiano pretendo che, quando si viene accusati, ti venga data la possibilità di difenderti..”.

E invece?

Invece mi sono accorto che, con la giustizia sportiva, non si ha la possibilità di difendersi con le proprie armi. Questo non è giusto, perchè tante volte, o per antipatia, per invidia, o per tante piccole cose, vengono tirate in ballo persone, rovinandogli la vita, solo esclusivamente per coprirne altre. Si parla tanto di Portanova e Conte, ma la verità è si sarebbero dovuti punire color che facevano parte del sistema, non massacrare degli innocenti senza colpa.

 Saranno molti i laziali che domani faranno il tifo per te al processo d’appello, invece tu fai ancora il tifo per la Lazio, vero?

Ancora?? Quella è una fede, non la potrà mai cancellare nessuno! E’ eterna. Mi fa molto piacere sapere che i tifosi della Lazio mi seguano e mi stiano vicino, li ringrazio con tutto il cuore perchè mi riempie d’orgoglio. Spero per loro, per noi, che la Lazio vada il più su possibile ne che l’ottimo inizio possa coincidere con una fine ancora migliore”.

 Con la speranza di incontrarla sul campo al più presto…

La mia speranza è di tornare al calcio giocato già contro la Fiorentina, che venga messo il punto su questa triste storia, anche perchè questi due mesi sono stati per me lunghi come due anni, ogni giorno che passa è una sofferenza. Spero che Roma, la mia città, mi porti fortuna e domani mi restituiscano la mia vita e la mia dignità”.


 



 Francesco Pagliaro

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy