RITIRO – Mauri, cuore e anima. Il tifo fa scudo – VIDEO

RITIRO – Mauri, cuore e anima. Il tifo fa scudo – VIDEO

AURONZO DI CADORE (di Mirko Borghesi) – E’ una giornata importante, ma non decisiva, ancora, per il suo futuro, quella che sta vivendo Stefano Mauri. Il corpo qui, l’anima qui, il pensiero un po’ qui, un po’ lì, al processo. E’ sereno il numero 6 della Lazio, grazie anche all’affetto…

AURONZO DI CADORE (di Mirko Borghesi) – E’ una giornata importante, ma non decisiva, ancora, per il suo futuro, quella che sta vivendo Stefano Mauri. Il corpo qui, l’anima qui, il pensiero un po’ qui, un po’ lì, al processo. E’ sereno il numero 6 della Lazio, grazie anche all’affetto della gente che continua a coccolarlo sino all’ultimo respiro di un ritiro che volge al termine. La sessione di autografi di oggi lo ha visto protagonista, non a caso, fra i vari calciatori che si sono avvicinati alle barriere. Bambini in visibilio, ma non solo. Un coro unico, che si è levato fra la gente: “Un capitano, c’è solo un capitano, un capitano“. Lui sorride, inizia il tran tran di foto e firme.

Ci sono quelle sui biglietti, quelle sulle maglie, quelle sulle foto del Derby in cui è ritratto all’atto della verticalizzazione per Candreva, primo sussulto di un triangolo che ha prodotto un gol storico. C’è anche lui nel video di quell’azione memorabile. E’ nel cuore dei tifosi che non possono, non vogliono credere che sia colpevole. Mauri è amato, forse mai come prima d’ora. C’è uno scudo fatto di carne e ossa, di cuore e anime, a difenderlo. Ed allora tutto diventa più bello. Un anziano che lo chiama: “Hai la faccia da bravo ragazzo“.


Un papà con la figlia: “Ti fai una foto con lei? E’ carina e bella, dai arrossisci bella de papà“. E poi quella frase intrisa nelle vene: “Je l’hai arzata in faccia Stefano“. Prende un piccolo aquilotto di appena 8 mesi in braccio, i parenti gli fanno: “Stefano dai che prima o poi anche lui entra nella Lazio, diventa come te“. Mauri risponde quasi ridendo: “Speriamo dai, ha tempo!“. I respiri sono profondi e calmi. Un’armatura a forma di aquila si è eretta dinanzi al capitano, l’unico capitano ad aver alzato una Coppa Italia sul volto dei romanisti.

Manca poco al 18 Agosto. La Juventus vuole “vendicarsi”, sportivamente parlando, di quella semifinale di Coppa Italia, di quel gol subito allo scadere ad opera di Sergio Floccari. Una rete, per chi non lo ricordasse, figlia di un tiro di Mauri deviato in angolo… e di un cross dalla bandierina dello stesso. Il trequartista protagonista alla fine lo è stato aldilà delle vicissitudini personali di una stagione travagliata, e, dopo un’altra limitata da un grave infortunio, quella di due anni fa, vuole evitare il cosiddetto “non c’è due senza tre“. Cuore e anima, Stefano, il tifo è lo scudo, quella maglia una lancia.

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